La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale

a cura di P. Salvatore Brugnano

Ottobre 2010, prima settimana: 3-9 ottobre 2010

1. Vangelo della domenica – «Accresci in noi la fede! ».
2. Aspetti della vita – 800 anni del Francescanesimo.
3. Un insegnamento di S. Alfonso – La giornata del vescovo Alfonso
4. La settimana con la liturgia = 4-9 ottobre
5. Saggezza calabrese = San Giuseppe crede e accoglie Maria

1. Vangelo della domenica – Lc 17,5-10
«Accresci in noi la fede! ».

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

A proposito di fede! – È un male molto diffuso tra i credenti quello di considerare la fede come un atteggiamento puramente intellettuale, come la semplice accettazione di alcune verità. Cioè una fede che si traduce in una presa di posizione teorica, senza una vera incidenza sulla vita. Questo squilibrio ha come conseguenza lo scandalo della croce: l’esitazione davanti alle difficoltà che incontriamo ogni giorno e che sono sovente insormontabili se noi non siamo abbastanza radicati in Dio. Allora ci rivoltiamo disperati contro Dio.
Le due brevi parabole del testo evangelico ricordano due proprietà della fede: l’intensità e la gratuità. Per mettere in rilievo il valore di una fede minima, ma solida, Cristo insiste sugli effetti che può produrre: cambiare di posto anche all’albero più profondamente radicato. Per insistere sulla fede come dono di Dio, porta l’esempio del servitore che pone il servizio del suo amore prima di provvedere ai suoi propri bisogni. (LaChiesa.it)

La fede può compiere miracoli: basterebbe averne tanta quanto le dimensioni di un granello di senape per ottenere effetti strabilianti. La fede è la forza dell’uomo che ripone ogni sua attesa e speranza in Dio. Ma la fede senza l’umiltà è come incompleta. Nessuno può attribuirsi il merito di aver compiuto del bene senza riconoscere che tutto quanto è grazia di Dio. Senza di lui nessuna opera buona potrebbe scaturire dal cuore dell’uomo. Per questo, chiunque compie la volontà divina è come un servo inutile che ha fatto solo il suo dovere. All’uomo spetta solo di aver fiducia (Nicola Gori).

2. Aspetti della vita
800 anni del Francescanesimo

Dopo 800 anni il poverello d’Assisi affascina ancora oggi. San Francesco d’Assisi (1182-1226) è un testimone di Cristo che ha vissuto con radicalità il messaggio evangelico dell’amore, senza mai sganciarlo da una dimensione ecclesiale di obbedienza. Ne parliamo al presente perché come ha evidenziato Benedetto XVI all’udienza del 28 gennaio 2010 egli «continua ad affascinare moltissime persone di ogni età e di ogni religione». Stupenda l’immagine del Santo Padre che lo ha definito: «un grande santo e un uomo gioioso», colui che «percorse con efficacia la via del dialogo» ed «è un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani».
Alla genuina spiritualità del Santo possiamo attingere un po’ tutti, attraverso la ricchezza di contenuti delle Fonti Francescane. Nell’Ottavo Centenario dell’approvazione pontificia della Protoregola francescana, dal 15 al 18 aprile 2009 ad Assisi migliaia di frati hanno partecipato al Capitolo Internazionale delle Stuoie. Una tre giorni di rilettura dei valori fondamentali della Regola, confermata da Papa Innocenzo III che costituì il primo germoglio della vasta famiglia francescana. Chiamato a riparare la Chiesa di Cristo egli non giudica, guarda dentro di sé raggiungendo un apice interiore di libertà. Povertà, carità, fraternità, letizia: i tratti esteriori di una santità che incrocia i sentieri dell’uomo di ogni tempo e nel linguaggio purificante della conversione, ridona anche a noi uno spirito di gratitudine (Lucia Giallorenzo).

3. Un insegnamento di S. Alfonso
Dolcezza e mansuetudine di Alfonso
A fronte dello squallido spettacolo offerto da tanti politici nel corso delle ultime accese discussioni, riportiamo la testimonianza di S. Alfonso, il quale diede prove luminose di dolcezza e di mansuetudine nelle opposizioni che riceveva a causa della sua Teologia morale. Dice un biografo. “Non vi è chi non sappia, quante confutazioni ripiene di villanie, di rimproveri, e di altre ingiurie siansi fatte al suo sistema morale. Ma egli non oppose a tutte queste contraddizioni, se non la mansuetudine di Gesù Cristo. Basta leggere le sue dissertazioni in risposta a queste confutazioni, le sue lettere a vari teologi, cui dirigevasi per consiglio, ai diversi amici, che gli scrivevano compassionandolo della lotta che soffriva dai suoi avversari, per conoscere fino a qual grado ei possedesse questa nobile virtù. Non vi traspira mai un sol vocabolo di lamento, non oppone ingiuria alle ingiurie, non adopera alcuna frase di risentimento; ma pregando i suoi avversari ad illuminarlo con ragioni sode, pronto si appalesa di rinunziare al suo sentimento, di cangiar le sue opinioni, qualora lo convincano di avere errato o trasgredito le leggi della morale evangelica. Difatti non ebbe egli ritegno di ritrattare moltissime delle sue sentenze nel corso del tempo, essendosi convinto, che le contrarie erano più conformi alla legge divina, più tendenti al vantaggio delle anime, benché sostenute le prime da molti gravissimi autori”.
Ci fu un Religioso Pugliese che, rifiutando la posizione di Alfonso secondo cui la bestemmia dei morti non fosse peccato grave, non rispose con argomenti alle sue dottrine, ma lo caricò di ingiurie: “Chi sei tu che uscendo dal bosco, vuoi dar legge ad altri, e farla da maestro?” e lo trattò da eretico. Alfonso rispose al suo solito con tutta la dolcezza della carità cristiana. “E questa sua mansuetudine gli conciliò maggiormente l’universale applauso ed attaccamento, mentre in lui si ammirò l’uomo di Dio, il quale allontanando da sé ogni spirito di parte, e spropriandosi di ogni suo sentimento non ha altra mira, se non che di procurare il bene spirituale de’ suoi prossimi”
(cf Berruti, Lo Spirito di S. Alfonso, pag. 239).

4. La settimana con la liturgia = 27 settembre 2010 – 2 ottobre – Liturgia delle Ore: III settimana

4 ottobre (lunedì) Sei tu, Signore, l’unico mio bene. – Le stigmate ricevute da Francesco ne fanno un’immagine ancora più perfetta del Cristo. Vantarsi della Croce non è sudditanza, è riconoscere la modalità della vera vittoria: il dono di sé fino allo stremo.
Letture di oggi = Gal 6,14-18; Sal 15,1-2a.5.7-8; Mt 11,25-30.
Santi di oggi = San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.

5 ottobre (martedì) Guidami, Signore, per una via di eternità. – Paolo ha sperimentato la “parte migliore”: stare con Gesù e ascoltare la sua Parola, non per sé ma per l’annuncio.
Letture di oggi = Gal 1,13-24; Sal 138,1-3.13-15; Lc 10,38-42.
Santi di oggi = San Placido; Santa Faustina Kowalska; B. Bartolo Longo; B. Alberto Marvelli.

6 ottobre (mercoledì)Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo. – Gesù ci insegna a pregare, a creare con Dio una relazione nuova: quella di un figlio verso il padre.
Letture di oggi = Gal 2,1-2.7-14; Sal 116,1-2; Lc 11,1-4.
Santi di oggi = San Bruno; Santa Fede.

7 ottobre (giovedì ) – Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo. – Nel Rosario chiediamo di assumere gli stessi atteggiamenti che furono di Maria, nella sicura speranza che saremo ascoltati.
Letture di oggi = Gal 3,1-5; Cant. Lc 1,69-75; Lc 11,5-13.
Santi di oggi = Santa Giustina; Sant’Augusto.

8 ottobre (venerdì)Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza. – L’esempio di Abramo è un invito a fortificarci nella fede per sperare contro ogni speranza.
Letture di oggi = Gal 3,7-14; Sal 110,1-6; Lc 11,15-26.
Santi di oggi = Santa Pelagia; San Felice; San Giovanni Calabria.

9 ottobre (sabato)Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. – La vera beatitudine è di coloro che ascoltano la Parola e la fanno propria nella vita di ogni giorno.
Letture di oggi = Gal 3,22-29; Sal 104,2-7; Lc 11,27-28.
Santi di oggi = Santi Dionigi e compagni; San Giovanni Leonardi; Sant’Abramo.

5. Saggezza calabrese

San Giuseppe crede e accoglie Maria

L’Angiulu di lu celu nci calò,
Nci dissi: Tu, Giuseppi, tornatindi,
Non jiri cuntra di lu tò Patruni,
Chiju chi criò celu, mundu e mari:
Votati, ch’è hjurutu lu vastuni.
– Scusami, Spusa mia, s’haju mancatu,
Ca di sti cosi nenti ndi sapia;
Ma mo’ chi sacciu lu comu e lu quan-tu
Moviri non mi vogghiu di lu to’ hjancu. (Tropea)
(cf Giuseppe Chiapparo, Etnografia di Tropea, Scritti demologici e storici, M.G.E. 2009, pag. 171).

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