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L’onda anomala che ha travolto la capitaleL’onda anomala che ha travolto la capitale

Roma 14 novembre 2008: La protesta non si placa

I cori degli universitari alla manifestazione: ”Non pagheremo la vostra crisi”

 

di Dalila Nesci

foto Dario Stelitano

“Noi siamo l’onda che vi travolgerà”: un’ onda anomala di studenti e assolutamente pacifica è stata quella che ha travolto Roma il 14 Novembre, lo attesta la scrivente presente alla manifestazione. Circa 200 mila studenti hanno raggiunto la capitale da ogni parte d’Italia. Alcuni pullman sono partiti anche dalla Calabria (Cosenza,Catanzaro e Reggio C.): diversi i punti di partenza, unica la meta e forti gli intenti: raggiungere Roma per portare avanti la protesta studentesca. Chi credeva che l’onda di protesta si sarebbe placata è stato sicuramente smentito dall’adesione massiccia degli studenti che si sono incontrati per protestare contro i provvedimenti adottati dal governo in materia di università e ricerca e contro la legge finanziaria n. 133.

Da Piazzale Aldo Moro è partito il corteo degli universitari, mentre da piazza Esedra quello organizzato dai sindacati CGL e UIL per poi confluire entrambi in Piazza Navona dove si doveva concludere la manifestazione. Una parte di manifestanti però si stacca per raggiungere Montecitorio ed un’altra raggiungendo Palazzo Madama improvvisa un sit-in. Nonostante la deviazione di percorso non prevista tutto si è svolto senza scontri né tensioni.

Striscioni, cori, e cartelloni colorati hanno caratterizzato il corteo pacifico di giovani ed a non passare di certo inosservati sono stati i giganti di cartapesta (che simboleggiavano finanziaria e istruzione) costruiti dall’Accademia delle belle arti di Reggio Calabria con la collaborazione  del collettivo UNIRC, unico movimento di protesta attivo nell’ ambito universitario reggino.

L’onda anomala che ha travolto la capitaleIl messaggio che giovani di tutt’Italia diffondono con chiarezza è questo:<<noi non pagheremo la vostra crisi>>. È in questa frase che si racchiude il dissenso e l’angoscia delle ragazze e dei  ragazzi del nostro Paese: un chiaro e netto rifiuto a pagare i costi della crisi globale causa di una recessione che impedisce ogni tipo di progettazione del  futuro.

La mobilitazione generale che da settimane sta coinvolgendo  i giovani  di tutta Italia sembra quindi non volersi arrestare, il risveglio di coscienze che molti auspicavano è arrivato ma perché qualcuno si ostina a non volerci credere? Il governo tenta di sminuire la portata degli eventi e spesso con “avvisi” e dichiarazioni si è dimostrato sordo alla protesta e al disagio che il Paese sta manifestando. I mass media di parte, poi- che dovrebbero favorire la diffusione delle notizie- non danno il giusto risalto a quella parte di Paese che tenta di difendere in tutti i modi il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Un diritto che oggi viene ad essere minato da quei provvedimenti che di fatto non  risolveranno  gli atavici problemi dell’ università da troppo tempo  ostaggio delle baronie, per nulla colpite dalla pseudo-riforma Gelmini.

Nessuno dice di voler difendere lo status quo (intenzione che spesso il ministro dell’istruzione attribuisce agli studenti), nessuno si oppone alla riforma delle università: i giovani vogliono il cambiamento, e la riforma la chiedono a gran voce!Ma non si può pretendere di riformare l’ università  concedendo nient’altro che “un’ ultima spiaggia” () ovvero la possibilità di trasformazione in fondazioni di diritto privato (art.16 L.133/2008), o ancora mettendo mano alla calcolatrice ed attuare tagli indiscriminati che colpiranno anche il settore della ricerca e quindi il futuro del nostro Paese.  Su uno striscione si legge: “Silvio se hai i capelli è anche grazie alla ricerca!”, un modo sarcastico di qualche studente per ricordare che la ricerca investe sul quotidiano e sulla ”crescita” di tutto il Paese e sarebbe il settore  in cui  si dovrebbe principalmente investire. Gli altri Paesi europei investono l’ 1,4% del PIL, mentre l’Italia attualmente investe solo lo 0,9% , in particolare la Calabria  0,4% e quando si attueranno i tagli previsti dalla finanziaria (a partire da gennaio 2009) questa  percentuale diminuirà inesorabilmente.

Risulta inspiegabile la logica di un governo che intende affossare l’istruzione e la ricerca, e che invece di battersi affinché si diffonda la cultura e quindi la possibilità per tutti di accedere agli studi, di converso vuole piegare il sapere a scelte che palesemente sono dettate da interessi particolari. L’onda non si arresterà, parola degli studenti, non bisogna abbassare la guardia ma tenere l’attenzione sempre viva sulla questione.

I giovani lo hanno capito “il futuro siamo noi”. Il cambiamento è necessario, ed è necessario adesso.

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