Adolfo Repice chiarisce sulla questione “porto”

Si dovrà tenere conto che il porto è un bene costruito interamente con denaro pubblico.

“Contrariamente a quanti molti potrebbero pensare, sono soddisfatto dell’esito del procedimento giudiziario”.

Il capogruppo di "Passione Tropea", Adolfo Repice - foto Libertino
Il capogruppo di “Passione Tropea”, Adolfo Repice – foto Libertino

Dopo i commenti dell’avv. Colaci, che ha difeso in giudizio la società Porto di Tropea S.p.A., nonché del sindaco e del vicesindaco di Tropea, intendo chiarire che anch’io, contrariamente a quanti molti potrebbero pensare, sono soddisfatto dell’esito del procedimento giudiziario. Nonostante quello che si può dedurre dalla lettura del solo dispositivo, la sentenza del Consiglio di Stato è sostanzialmente favorevole per il comune di Tropea. E infatti, seppure il Consiglio di Stato ha censurato per un mero vizio procedurale (difetto di istruttoria) la delibera consiliare con la quale il comune aveva revocato l’affidamento della gestione del porto di Tropea alla società Porto di Tropea S.p.a., così accogliendo in parte qua l’appello proposto da detta società, d’altro canto nella parte motiva della sentenza ha chiarito espressamente che la concessione demaniale di durata cinquantennale che la società pretendeva essersi già perfezionata non sussiste. Né paiono sussistere, sempre a quanto emerge dalla sentenza, i presupposti per la proroga fino al 2015 della concessione, chiesta in via subordinata dalla società. Stante questo dato essenziale che è stato cristallizzato in un provvedimento giudiziario definitivo, il comune di Tropea ha ora la strada aperta per trovare la soluzione più giusta per il rilascio della concessione: dalla internalizzazione, nei limiti consentiti dalla normativa in vigore, al bando di gara europeo. In ogni caso, la soluzione prescelta dovrà tenere conto del fatto che il porto è un bene costruito interamente con denaro pubblico e di primaria importanza per il territorio sono molteplici aspetti. Ciò significa, in altre parole, che prima di procedere al rilascio della concessione, l’ente dovrà vagliare con il massimo scrupolo la soluzione economica più conveniente a tutela del pubblico interesse, senza al contempo prescindere dal prioritario rispetto della normativa nazionale e sovranazionale; la soluzione prescelta, quindi, dovrà innanzitutto costituire assoluta garanzia di legalità e trasparenza. Occorre ricordare a tal riguardo che il Consiglio di Stato, fermandosi alla censura del solo vizio procedurale, non ha valutato il merito della vicenda, ovvero le motivazioni della revoca della gestione o del mancato rinnovo della concessione demaniale scaduta, si badi, nel dicembre 2010. Ci sono dunque molte valutazioni da fare, ed è davvero prematuro ritenere che il comune rilascerà la concessione di durata cinquantennale alla società Porto, magari a fronte della rinuncia a risibili richieste di risarcimento che non hanno fondamento alcuno. Sul punto, nel ribadire che il comune di Tropea dal 2001 al 2010 ha incassato dal porto profitti estremamente irrisori, confermo le ineccepibili ragioni di una scelta che ha portato la mia amministrazione a non accogliere la richiesta della concessione cinquantennale avanzata dalla società Porto alle infelici condizioni del 2001, con un misero 20% di partecipazione alla società e con un profitto per il comune di poco più di 10.000 euro all’anno, ossia un importo inferiore rispetto al profitto che deriva dalla locazione di un magazzino sito a Tropea. Basti pensare che stando a quanto ha dichiarato in una recente intervista il sindaco di Cetraro, quel comune incassa dal porto (che è più piccolo di quello di Tropea) 700.000 euro all’anno, così riuscendo a garantire il funzionamento di molti servizi utili alla cittadinanza. Né si può dimenticare che un esperto terzo rispetto alle parti ha relazionato circa varie e importanti carenze nella gestione dello scalo portuale da parte della società Porto di Tropea S.p.a. Per questi motivi, nonostante il sindaco e il vicesindaco mi invitino alle dimissioni e a lasciare Tropea, chiarisco che mai come ora sono stato convinto di dover rimanere al mio posto per svolgere il ruolo di controllo che in qualità di consigliere comunale mi compete e che mi è stato affidato dalla cittadinanza. Insieme agli altri consiglieri del gruppo Passione Tropea continuerò a vigilare affinché non venga vanificata una scelta giusta nel merito e coraggiosa sotto ogni punto di vista compiuta dal sottoscritto e da tutti i consiglieri della precedente amministrazione nell’esclusivo interesse pubblico. Infine, preciso al sindaco e al vicesindaco che mi risulta davvero difficile accettare lezioni di dignità e di buona amministrazione da parte di chi rilascia alla stampa dichiarazioni entusiastiche per la vittoria della società Porto ai danni del comune.

Dichiarazione del dr. Adolfo Repice
(capogruppo di Passione Tropea)

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