“Affaire porto Tropea”

Giovanni Macrì puntualizza la sua posizione

La replica del Consigliere Provinciale Pdl

Avv. Giovanni Macrì Consigliere Provinciale Pdl Componente della Direzione Regionale del Pdl - foto Libertino
Avv. Giovanni Macrì Consigliere Provinciale Pdl Componente della Direzione Regionale del Pdl - foto Libertino

Affaire porto: Repice, già segretario generale del Comune di Torino per meriti, non ne azzecca una e questa vicenda, ne sono certo, non sarà l’eccezione che conferma la regola! Che te lo dico a fare!
Come da copione e come è suo costume il sindaco Repice, già segretario del Comune di Torino per meriti, tenta di mistificare la realtà e/o non ha compreso – la qual cosa non mi stupirebbe affatto – il mio punto di vista in merito all’affaire porto Tropea.
In tutti i miei interventi, oltre ad esaltare la struttura portuale assurta all’eccellenza grazie all’attività del Presidente La Torre e del suo staff, ho difeso il diritto (Diritto!) della società mista Porto di Tropea S.p.A. a non vedersi sostanzialmente defraudata, per un “capriccio” dell’amministrazione in carica, da una posizione, di indubbio valore economico, acquisita per aver vinto una pubblica gara e non già per effetto di una discutibile assegnazione diretta, modalità seguita dal nostro nella complessa vicenda della gestione delle aree di parcheggio a pagamento.
Mi sono, dunque, speso in difesa del Diritto e non già in favore della società se non per confermare quello che lo stesso Repice ha detto in più occasioni: la struttura è stata eccellentemente gestita e ha conseguito brillanti risultati anche in termini di utili che, documenti alla mano, sono assai differenti da quelli scorrettamente indicati dal primo cittadino.
La differenza, ritengo, sia evidente e tutt’altro che di poco conto ed il motivo della mia presa di posizione è del tutto consequenziale ed esattamente contrario a quello che Repice vorrebbe lasciare intendere: preoccupazione, fondata e condivisa da tantissimi, per gli enormi danni che potrebbero derivare al Comune qualora dovesse essere riconosciuta l’illegittimità e la vessatorietà dell’azione amministrativa (che, peraltro, il sindaco, del tutto incautamente, sta portando ad esecuzione prima di un pronunciamento nel merito, tra l’altro, elargendo incarichi di varia natura, a destra e a manca; non dimentichiamo che i provvedimenti ad oggi intervenuti sono assolutamente provvisori e non pongono la parola fine alla vicenda) assieme alla certezza che l’ottima qualità del porto, fin’ora assicurata, sia garanzia di benessere di benessere per i Tropeani in termini di indotto turistico.
Tralascio ogni considerazione sulla capacità economica del Comune di far fronte agli indennizzi che, a prescindere dall’esito del giudizio amministrativo, la società Porto di Tropea S.p.A. certamente richiederà all’ente, ed ogni perplessità sulla capacità tecnica ed organizzativa dell’ente di gestire direttamente la complessa struttura. Decine sarebbero gli interrogativi da porre ma, per il momento, anche per non approfittare dell’attenzione dei lettori, preferisco glissare su questo specifico argomento. Il tempo, come è noto, è galantuomo e le risposte non tarderanno ad arrivare.
Una riserva giuridica, la mia, corroborata, peraltro, dagli accadimenti degli ultimi mesi che, senza soluzione di continuità, hanno dato risalto ai limiti dell’amministrazione a giuda Repice. Ricordo, a titolo meramente semplificativo, la bocciatura a più riprese da parte dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici, la disapprovazione da parte dell’Ispettorato per la Funzione Pubblica, con conseguente attivazione della Corte dei Conti, la censura da parte dell’Agenzia del Demanio, le gare di appalto innovative svanite nel nulla. Alla sfortunata, chiamiamola così, attività amministrativa si aggiunge, poi, la scalogna che negli ultimi tempi sembra essersi accanita contro il nostro: la sconfitta del proprio candidato alla primarie centro-sinistra a Torino ed il coinvolgimento nell’affittopoli di Torino. Proprio lì si è scoperto che il “povero” Repice conduce in locazione, per una canone popolare, un modesto, si fa per dire, super attico di 247 metri “consono al ruolo istituzionale ricoperto” nella zona più esclusiva della città cui accede in auto grazie ad un pass abusivo.
La somma di tutti questi elementi e le ridicole insinuazioni avanzate mi convincono della bontà della linea intrapresa in merito all’affaire porto, una vicenda, a mio avviso, molto torbida che, verosimilmente, coinvolge interessi che vanno ben aldilà di quelli dei Tropeani.
Concludo augurando al nostro di risolvere al più presto i propri problemi abitativi a Torino ove, verosimilmente, dopo il 7 aprile farà definitivo ritorno.

Consigliere Provinciale Pdl
Componente della Direzione Regionale del Pdl

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