Amare rende simile a Gesù

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Amare rende simile a Gesù.

Durante l’ultima cena con i suoi discepoli, prima della sua passione, Gesù ha lasciato un solo comandamento: «Amatevi gli uni gli altri». L’amore fraterno fa «nuove tutte le cose» e rivela il vero volto di Dio. L’amore rivela la forza della resurrezione. Perciò bisogna dirselo: con le parole, con i gesti, con la gioia. A cominciare da chi ti sta più vicino, anche dai propri familiari.

♦ Dal Vangelo di questa domenica (cf. Gv 13,31-35)
♥ Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. – Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

♦ ♦ ♦

Papà, ti voglio bene – Una bella storia di amore del 2014: vale la pena leggerla e condividerla.

In uno studio biblico che tengo per gli adulti, recentemente ho fatto una cosa “imperdonabile”. Ho dato a tutti un compito a casa: “Entro la prossima settimana, vai da qualcuno a cui vuoi bene e diglielo. Deve essere qualcuno a cui non hai mai detto quelle parole, o per lo meno non da molto tempo”.

All’inizio dello studio successivo, ho chiesto se qualcuno voleva raccontare che cos’era successo quando aveva detto a una persona che le voleva bene. Mi aspettavo che fosse una delle donne a offrirsi volontaria, come succedeva di solito, ma quella sera ha alzato la mano uno degli uomini. Sembrava molto commosso e un po’ scosso.
Alzatosi dalla sedia con tutto il suo metro e novanta, ha cominciato a dire:

  • “Dennis, ero proprio arrabbiato con te la settimana scorsa, quando ci hai assegnato questa cosa. Pensavo di non vere nessuno a cui dire quelle parole e poi, chi eri tu per dirmi di fare qualcosa di così personale?
    Ma mentre tornavo a casa in macchina, la coscienza ha cominciato a parlarmi. Mi diceva che sapevo esattamente a chi dovevo dire “ti voglio bene”. Vedete, cinque anni fa, io e mio padre abbiamo avuto un grosso diverbio e da allora non l’abbiamo mai risolto. Evitavamo di vederci, a meno che fosse assolutamente necessario a Natale o per altre riunioni familiari. Anche allora, ci parlavamo a stento. Così martedì scorso quando sono arrivato a casa mi ero già convinto che dovevo dire a mio padre che gli volevo bene.
  • “È strano, ma anche solo prendere quella decisione mi ha tolto un peso dal cuore.
  • “Appena arrivato sono corso in casa a dire a mia moglie cosa avrei fatto. Era già a letto, ma l’ho svegliata lo stesso. Quando gliel’ho detto, non si è semplicemente alzata; si è catapultata fuori dal letto e mi ha abbracciato. Per la prima volta da quando siamo sposati mi ha visto piangere. Siamo stati alzati metà della notte a bere caffè e chiacchierare. È stato bellissimo!
  • “La mattina dopo mi sono alzato prestissimo. Ero così eccitato che non riuscivo a dormire. Sono arrivato in ufficio presto e ho fatto più lavoro in due ore di quanto avessi fatto tutto il giorno prima.
  • “Alle 9 ho chiamato mio padre per vedere se potevo andare a trovarlo dopo il lavoro. Quando ha risposto al telefono, mi sono limitato a dire. ‘Papà, posso passare da te questa sera, dopo il lavoro? Ho qualcosa da dirti’. Mio padre ha reagito in modo scontroso: ‘Cosa c’è adesso?’ Gli ho assicurato che non ci sarebbe voluto molto, così alla fine ha acconsentito.
  • “Alle 5.30 ero a casa dei miei. Ho suonato il campanello, pregando che fosse mio padre a rispondere. Avevo paura che se fosse stata mia madre mi sarebbe mancato il coraggio e l’avrei detto a lei. Per fortuna è venuto ad aprire mio padre.
  • “Non ho sprecato tempo, ho fatto un passo e ho detto: ‘Papà, sono venuto semplicemente per dirti che ti voglio bene’.
  • “Mio padre si è trasformato. Davanti ai miei occhi, il suo viso si è addolcito, le rughe in qualche modo sono scomparse e lui ha cominciato a piangere. Ha allargato le braccia, mi ha stretto a sé e ha detto: ‘Ti voglio bene anch’io, ma non sono mai stato capace di dirtelo’.
  • “È stato un momento così bello che non volevo più muovermi. È arrivata mia madre, con le lacrime agli occhi. Le ho fatto un cenno di saluto e le ho soffiato un bacio. Papà ed io siamo rimasti abbracciati ancora un po’, poi sono andato via. Non mi sentivo così bene da tanto tempo.
  • “Ma il punto non è nemmeno quello. Due giorni dopo la mia visita, mio padre, che aveva problemi di cuore ma non me l’aveva mai detto, ha avuto un attacco ed è finito all’ospedale, in coma. Non so se ce la farà.

“Così il messaggio che voglio dare a tutti è questo: non aspettate di fare le cose che sapete che è necessario fare. Se avessi aspettato a dirlo a mio padre, forse non ne avrei più avuto la possibilità! Trovate il tempo di fare quello che è necessario e fatelo!”
— Dennis E. Mannering 2014 

(fonte: Titolo originale: Three Stories on Love. Tradotto da A. Maffioli e S. Marata. – Pubblicato sull’Ancora in Inglese il 14 febbraio 2014).

Gesù ha lasciato un comandamento nuvo: «Amatevi gli uni gli altri». L’amore fraterno fa «nuove tutte le cose» e rivela il vero volto di Dio. L'amore rivela la forza della resurrezione. Perciò bisogna dirselo: con le parole, con i gesti, con la gioia. A cominciare da chi ti sta più vicino, anche dai propri familiari.
Gesù ha lasciato un comandamento nuovo: «Amatevi gli uni gli altri». L’amore fraterno fa «nuove tutte le cose» e rivela il vero volto di Dio. L’amore rivela la forza della resurrezione. Perciò bisogna dirselo: con le parole, con i gesti, con la gioia. A cominciare da chi ti sta più vicino, anche dai propri familiari.
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