Amiche nell’ora del dolore

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

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Amiche nell’ora del dolore

La perdita del coniuge rende nudi ed indifesi dinanzi ad una realtà nuova da affrontare. Una donna scrive all’amica, che ha perso il marito, parole pieno di affetto e di rispetto. E la risposta della vedova è piena di fede e di speranza… – Pensando a tutti i coniugi che hanno perso la persona cara, ricordiamo le parole della Sacra Scrittura: «Nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio» (1 Cor 11,11-12).

Scrive l’amica: “Carissima Beatrice, ho saputo ora che Marco ti ha preceduta in paradiso. Non so quante lacrime starai versando, ma, proprio perché le vedo impreziosite da un dolore profondo, non voglio scriverti belle parole. Non ne troverei qualcuna all’altezza. Ma un abbraccio ci tengo a mandartelo.
Tutti noi arriviamo, prima o poi, alla scommessa finale. Quella per cui ci giochiamo la fondamentale domanda: è vero che siamo nati e non moriremo mai più? Farsi questa domanda mentre qualcuno ci abbraccia, credo che ci aiuti a togliere la risposta dagli scaffali della filosofia e della teologia per riporla lì dove deve stare: sulla nostra scrivania. Sui passi della nostra concreta vita. Sui fatti che ci piombano addosso provocando la nostra anima a reagire.
Carissima Beatrice, che Dio benedica la tua anima fino a farti intuire con forza che siete vestiti di vita: tu e Marco. Che il Signore dell’universo apra gli occhi del tuo cuore, facendoti vedere la vicinanza invisibile di colui che la vita ti ha donato come marito.
E che tu sia piena di felicità quando, un giorno, lo riabbraccerai ed insieme direte a Dio: “Grazie delle altre vite che sono nate dal nostro amore e di tutto quel che noi due abbiamo costruito insieme”…”

  Risponde la vedova con parole  piene di fede e di speranza: “Cristina, sto attraversando un periodo di sofferenza. Credevo di essere preparata alla separazione da Marco perché lui ha cercato, durante la sua malattia, di prepararmi in tutti i modi. Mi diceva “Beatrice è il momento giusto, non voglio morire vecchio e decrepito, non voglio sentire il mio fisico perdere le forze, devo solo essere grato per la vita che ho avuto, sono stato un uomo fortunato. Pensa solo ai figli ed ai nipoti che sono nati tutti sani. Sono in pace e sereno”.
Questo discorso me l’ha ripetuto e ripetuto quando ci prendevamo per mano e andavamo a fare la nostra passeggiata, quando lo curavo con tutto il mio amore e quando, con un calcolo molto preciso da medico qual era, mi ha detto “adesso basta, sono arrivato”.
E’ stato allora che mi ha chiesto “Ma tu pensi che ci rivedremo?” – “Credo di si” – “Allora ti aspetto”.
Ed io ho creduto che tutta questa serenità, che mi ha sempre donato per cinquanta anni, mi avrebbe accompagnato. Invece sto facendo i conti con un dolore cupo, con un pianto che anche mentre ti scrivo mi offusca la vista.
Mi dico che ci sono mamme che soffrono dolori più duri, mi dico che ho condiviso la vita con un uomo buono, e mi dico che dovrei dire solo grazie. Ragiono, ragiono … ma Cristina, sto proprio male… e scusami ma questa sera avevo proprio bisogno di te…”
Non c’è niente da fare: quando Dio stesso scrive il nome di una persona sul tuo cuore, ti dona la capacità di guardarlo con i suoi stessi occhi. Allora te ne innamori e lui diventa “unico”.
  Pian piano Dio strapperà il mio futuro dalle grinfie della disperazione e lo colorerà con la fede negli abbracci eterni che mi aspettano…
(fonte: zenit.org)

«Nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio» (1 Cor 11,11-12).
Ai coniugi che hanno perduto la persona cara «Nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio» (1 Cor 11,11-12).
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