Amore nuovo per una nuova umanità

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Amore nuovo per una nuova umanità.

In questa domenica siamo invitati ad accogliere il duplice comandamento dell’amore che Dio richiede da noi, valorizzando il tempo come possibilità concreta offertaci per metterlo in pratica: amare Lui nei nostri fratelli e sorelle nella vita di ogni giorno. Perciò il nostro operare nella storia sia sempre colmo della presenza di Dio, fonte di ogni bene, impegnandoci ad amare Lui e ogni nostro prossimo. Il futuro dell’umanità passa attraverso questa via: se ci sarà amore ci sarà vita, ci sarà futuro. – L’amore vincerà tutto, anche la morte. La nostra società consumistica si impegna continuamente ad esorcizzarla per tenerla lontana da noi, ma il credente sa che occorre affrontarla con amore perché essa ci aprirà l’eternità beata. “Laudato sii per sorella nostra morte corporale!”.

♦ Dal Vangelo di questa domenica (cf Mt 22,34-40)
Gesù rispose a un dottore della Legge: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Per Gesù l’amore per Dio e quello per il prossimo sono connessi strettamente: la dimensione verticale e quella orizzontale si incrociano e si alimentano a vicenda. Il secondo comandamento è importante come il primo. Osservarli con diligenza, costruiscono “l’essere cristiano” completo e genuino.
Il cristiano non deve dimenticarlo: l’autentico amore per Dio è indissociabile dall’amore per il prossimo, soprattutto per i più deboli. L’amore per gli altri è la misura dell’amore e del culto resi a Dio. Gli stranieri, gli orfani, le vedove, gli indigenti sono cittadini privilegiati agli occhi del Signore. Se vengono dimenticati, Dio stesso sarà loro difensore.

♦ Bisogna amare anche la morte, non non basta esorcizzarla.
I riti e i segni di Halloween di questi giorni svelano i pensieri di molti cuori. La mortre fa paura e si deve allontanare non solo la sua presenza, ma anche il suo nome. Ma intanto c’è ed è compagna della nostra vita.
Comunque la morte è divenuta l’innominabile. Sembre che tutto avviene come se non fossimo più mortali. Oggi non si vuole neppure nominarla. L’anziano e il moribondo sono presi in carico dall’ospedale e dalla medicina delle case per anziani, sottratti ai loro congiunti prima ancora di essere morti.
♦ Si ha sempre più netta l’impressione che al massimo la morte interessa solo ai familiari. Non si esita a far morire gli anziani negli ospedali, nelle case per anziani, un funerale in forma strettamente privata, magari in una cappella dell’ospedale e via al cimitero.
Il “morire” è spogliato di ogni significato umano e ridotto a puro e semplice evento biologico a cui le persone partecipano solo in maniera passiva.
Ma i cristiani possono dire ben altro; essi credono nella risurrezione e la morte è considerata come la porta per l’eternità. La morte diventa il dies natalis, il giorno di nascita nella eternità. E’ nel giorno della loro morte che i cristiani celebrano i loro Santi.
E allora? Bisogna professare con convinzione la propria fede; “Io credo, risorgerò… questo mio corpo vedrà il Salvatore!”
Perciò è bene pregare anche nella casa del defunto, chiedere per lui misericordia e perdono e dare l’arrivederci in paradiso: “In paradiso ti conducano gli angeli….”

“Laudato sii, mi Signore, per sorella nostra morte corporale!” (San Francesco d’Assisi).

I veri cristiani in questi giorni sono impegnati a contrastare il triste appuntamento con Halloween. Né cultura, né religione per questo fenomeno, ma solo nichilismo e vuoto. – Celebriamo la memoria e la gloria di tutti i Santi della Umanità.
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