Dopo una storia politica di coerenza l’On. Napoli è stata privata della sua scorta

La Napoli è ad oggi un simbolo, uno dei pochi esempi che ancora può salvare l’immagine di una classe politica

l’On. Angela Napoli - foto Libertino
l’On. Angela Napoli – foto Libertino
Durante il mese appena trascorso, un fulmine a ciel sereno ha brutalmente attirato l’attenzione dell’ intera società civile: l’On. Angela Napoli è stata privata della sua scorta blindata. Dopo una storia politica di coerenza invidiabile e fedeltà ai propri valori, prima nel Movimento Sociale Italiano, poi in Alleanza Nazionale, per confluire poi nel Popolo della Libertà(in quota AN) ed infine in Futuro e Libertà per l’Italia, da cui è fuoriuscita circa un anno fa, l’On. Napoli ha sempre fatto della battaglia per la legalità e la giustizia contro le mafie la ragion d’essere del proprio agire politico. Già da oltre un decennio vive sotto scorta, non per essere parlamentare, bensì per essere un soggetto ad alto rischio, nel 2011 venne, infatti, scoperto un piano della ‘ndrangheta per assassinarla ed in ultimo nei primi mesi del 2013 un noto boss del clan Mancuso ha esternato di volerla “togliere di mezzo”. In questa situazione di precarietà e di rischio, l’On. Napoli ha ricevuto durante la serata del 10 maggio scorso la telefonata del prefetto di Reggio Calabria, dott. Vittorio Piscitelli, che comunicava la revoca della scorta blindata a causa di una circolare del già Ministro degli Interni Cancellieri. Lo Stato, dunque, dopo aver beneficiato per ben due lustri dell’attività antimafia della Napoli, si limitava a garantire alla stessa, come scorta, un solo poliziotto, senza né più macchina blindata, né più autista. Dopo aver ricercato vanamente un conducente per l’automobile privata, l’Onorevole ormai abbandonata dalle Istituzioni aveva deciso di rifiutare il poliziotto di scorta che le era stato concesso, anche per evitare di mettere a rischio la vita di un servo dello Stato su una macchina non blindata. Durante i giorni immediatamente successivi all’accaduto, l’opinione pubblica di tutta la penisola è stata travolta dal sostrato di associazioni e di gruppi, politici e non, che non hanno accettato questo provvedimento aberrante. È iniziata una campagna mediatica per chiedere alle Istituzioni di revocare immediatamente il provvedimento, così a partire dal coordinamento dell’associazione fondata dalla stessa Napoli, Risveglio Ideale, la reazione della società civile non si è fatta attendere: gli studenti di Azione Universitaria Trento, il tutorato della Consulta Provinciale degli Studenti di Verona, le associazioni Federazione Regionale Antimafia, Movimento Agente Rosse Calabria, Antimafia Duemila, Associazione Revolution, Ass. “ A. Caponnetto”, IN.CA.STRI, Libera Nomi e Numeri contro le mafie e la personalità di Don Luigi Ciotti insieme a tanti altri hanno scelto di sconfessare l’azione di una pubblica amministrazione che di certo non poteva rappresentare l’Italia per bene. Anche dal mondo politico, qualche rondine invernale ha spiccato il volo: l’On. Nesci, ad esempio, non solo si è indignata per tale presa di posizione dell’amministrazione, ma ha presentato un’interrogazione parlamentare al Presidente Letta insieme ad altri 33 deputati del M5s, posizione condivisa da PD e Sel i cui Onorevoli Lo Moro, Minniti, Oliverio, Picierno, Fiano, Mattiello, Scalfarotto, Ginefra, Rosato, Paris, Costantino e Fava, hanno presentato un’iniziativa parlamentare. Stranamente silenziosi sono stati gli esponenti del centrodestra calabrese, che, ad eccezione dei membri della Giunta Comunale di Tropea, guidata dal Sindaco Prof. Vallone, non hanno battuto ciglio per tutelare una Donna che non solo è il simbolo della Calabria per bene e dell’antimafia, ma che ha condiviso con loro le battaglie politiche di 30 anni. «Trovo strano che il provvedimento di revoca della scorta sia stato proposto dal comitato per l’ordine e la sicurezza di Reggio Calabria, provincia nella quale risiedo e provincia di una Regione dove ho condotto le maggiori battaglie contro la ‘ndrangheta, il malaffare, la corruzione e la zona grigia. – ha affermato con amarezza l’On. Napoli- Ho considerato la decisione come l’unico modo rimasto per tapparmi la bocca!». Questo è il prezzo da pagare, viene da pensare spontaneamente, per una vita trascorsa combattendo giornalmente le mafie: essere abbandonata dai colleghi di tutta una vita politica perché non ci si è piegati al malaffare, e perché si è vissuto all’insegna dell’onestà e della giustizia che devono travalicare le barriere partitiche e politiche. La Dottoressa Angela Napoli è ad oggi un simbolo, uno dei pochi esempi che ancora può salvare l’immagine di una classe politica compromessa sotto tanti, troppi, punti di vista ma che proprio per questa ragione non poteva essere abbandonata. A superare l’indifferenza della Destra Calabrese è stato, però, il Segretario del PDL, On. Alfano, che da Ministro degli Interni, opponendosi ad una situazione di assoluta ingiustizia e scelleratezza, ha chiamato personalmente l’On. Napoli per comunicarle di avere appena inviato una direttiva alla prefettura di Reggio Calabria affinché venisse ripristinato il livello terzo di sicurezza, con la restituzione, dunque, della scorta blindata. Questa vicenda ha fortunatamente avuto un lieto fine, ma va necessariamente letta nella giusta ottica: la Napoli è un personaggio scomodo, qualcuno aspettava il suo silenzio dopo la fine del mandato elettorale, ma gli italiani gridano giustizia, e non sanno cosa fare di un silenzio ipocrita, vogliono sentire urlare la verità e denunciare l’illegalità. Il vento sta cambiando, la politica con la forte scelta di Alfano ha recepito il cambiamento e sono state gettate le basi di un risveglio: un Risveglio Ideale.

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