Arrestati per bancarotta ed estorsione

Ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di P. P. A., farmacista

Zambrone: due coniugi arrestati da Carabinieri e Guardia di Finanza. Numerosi i beni sottoposti a sequestro, per un valore stimato in circa €. 400.000,00

Compagnia Carabinieri Tropea
Il comando della Compagnia Carabinieri di Tropea

In data odierna i Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia ed i Finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di P. P. A., 50enne di Zambrone, farmacista ed assessore del comune di Zambrone, e della sua consorte convivente A. C., 43enne anch’ella farmacista, sottoposti rispettivamente alla custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari.
In particolare i Carabinieri della Compagnia di Tropea hanno tratto in arresto i coniugi sottoponendoli alle misure cautelari ed il personale della Guardia di Finanza ha sottoposto a sequestro preventivo – ex art. 321 c.p.p. – numerosi beni immobili di cui era proprietario il P. P.A., risultati sottratti al patrimonio della farmacia P. P. A in fallimento, a seguito di alienazione fittizia in altra società, con conseguente pregiudizio per i creditori.
L’ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Vibo Valentia, recependo pienamente le risultanze dell’attività investigativa diretta dal procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, coordinata dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni e realizzata dai finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Vibo Valentia e dai Carabinieri della Compagnia di Tropea, ha ritenuto sussistenti, nei confronti dei coniugi di Zambrone, gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di bancarotta fraudolenta ed al reato di estorsione commessi nell’ambito della procedura fallimentare della farmacia P., sita nel comune di Zambrone, e durante il periodo immediatamente successivo alla aggiudicazione dell’attività da parte di altro farmacista a seguito di asta fallimentare.
In particolare, i militari delle Fiamme Gialle, a seguito di indagini di Polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia in relazione al fallimento della farmacia di P. P. A., hanno accertato che lo stesso P. ed il coniuge, A. C., si sono resi responsabili, in concorso tra loro, del reato di cui all’art. 216 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (bancarotta fraudolenta), nonché di altri reati fallimentari, per aver distratto risorse finanziarie ed una consistente parte del patrimonio immobiliare di cui era proprietario il fallito mediante conferimento nella Aramoni G.e.i.e. con sede legale in Zambrone (V.V.) – P.I.v.a.: 03021430792, società costituita a tal fine e rappresentata legalmente dalla stessa moglie, con conseguente depauperamento patrimoniale dei beni del fallito.
Inoltre, le indagini hanno permesso di accertare che il P., unitamente ad altri soggetti, si è reso responsabile della commissione del reato di cui all’art. 483 del c.p. (falsita ideologica commessa dal privato in atto pubblico), per aver falsamente attestato dinanzi ad un pubblico ufficiale il trasferimento di un ramo d’azienda dell’impresa fallita.
Alla luce delle condotte penali poste in essere dal P., i finanzieri hanno proposto all’ autorità giudiziaria l’applicazione sia di misure cautelari personali che reali, per gli immobili distratti dal fallito nell’ambito della procedura fallimentare, consistenti in terreni e fabbricati per un valore di circa €. 400.000,00.
L’attività delittuosa degli indagati non si è limitata a tali fatti, ma è pervicacemente proseguita in una serie di condotte illecite tutte protese al mantenimento dell’attività commerciale e ad ostacolare l’esercizio della medesima attività da parte del nuovo aggiudicatario.
L’attività investigativa sviluppata dai carabinieri della Compagnia di Tropea ha permesso di riscontrare una serie di atteggiamenti posti in essere dal P. durante la procedura fallimentare e volti a dissuadere il professionista vittima del reato dal partecipare alla gara di aggiudicazione della farmacia sita nel comune di Zambrone.
Successivamente, a seguito della aggiudicazione al termine della procedura fallimentare, i militari hanno riscontrato da parte del P. condotte finalizzate a mettere in difficoltà il farmacista nell’impiantare la propria attività, legittimamente acquisita ma che comunque andava a spodestare la posizione del P. in particolare l’attività investigativa ha permesso di riscontrare interventi del P. nei confronti di proprietari di immobili al fine di impedire che questi ultimi cedessero in locazione al vincitore dell’asta locali nei quali avviare l’attività di farmacia.
L’attività di indagine sviluppata dai Carabinieri anche attraverso intercettazioni ha svelato come l’azione dei coniugi P. sia stata in seguito mirata ad ostacolare il professionista mettendolo sotto pressione attraverso un condizionamento del contesto ambientale di esercizio, sostanzialmente osteggiante il suo decollo e favorente l’esercizio in forma sommersa ed illegale della farmacia da parte del P., al fine di porlo in una condizione insostenibile di inoperatività e costringerlo a desistere dal proseguire nella sua attività. I coniugi P. nel mese di maggio all’interno dell’esercizio commerciale continuavano infatti a detenere, nonostante fosse già stata posta in vendita all’asta la farmacia, confezioni di medicinali vendibili esclusivamente dietro presentazione di ricetta medica e prescrizioni mediche. Lo stesso P. veniva sorpreso dai Carabinieri della Compagnia di Tropea mentre si recava presso una farmacia di Tropea al fine di depositare ricette mediche dallo stesso raccolte nel comune di Zambrone al fine di ritirare i relativi medicinali da ridistribuire in quel territorio.
Il G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia ha ricondotto tale vicenda e la condotta dei coniugi P. – A. alla estorsione consumata in concorso, ritenendo che l’ingiusto profitto sia conseguito attraverso l’acquisizione degli introiti derivanti dall’esercizio abusivo dell’attività imprenditoriale con sottrazione degli stessi da parte del naturale destinatario, il titolare della farmacia. Le varie condotte complessivamente considerate, nei confronti dei numerosi soggetti interessati ad instaurare trattative per la locazione dei locali da destinare a farmacia, nei confronti dei clienti del luogo con sottesa pretesa di non rivolgersi ad altri farmacisti, nei confronti del legittimo proprietario economicamente “piegato” dalla concorrenza sleale esercitata dal P., integrano, secondo quanto riportato dal provvedimento, gli estremi della minaccia e della violenza morale destinati a conseguire un ingiusto profitto con pari danno della vittima, ed hanno conferito agli iniziali inviti a dissuadere, alle velate prospettazioni di problemi che sarebbero sorti nel rilevare la farmacia, univoco significato intimidatorio.

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