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	<title>Tropeaedintorni.it &#187; Mario Vallone</title>
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	<description>Web indipendente dal 1994</description>
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		<title>Rodolfo Mamone: &#8220;A Drapia un&#8217;amministrazione con la a minuscola&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 09:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ennesimo sfogo dell’ex assessore Rodolfo Mamome contro gli attuali amministratori drapiesi. A finire nel mirino del Presidente dell’associazione Drapia in Europa sono di continuo i temi della trasparenza, della legalità e della partecipazione. “E’ da tempo che denuncio –scrive Mamone in una nota- come l’attuale amministrazione (la minuscola è voluta) comunale di Drapia perpetra una sistematica opera di sabotaggio a danno dei cittadini singoli e/o associati che avanzano istanze di partecipazione democratica e di trasparenza amministrativa.”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ennesimo sfogo dell’ex assessore Rodolfo Mamome contro gli attuali amministratori drapiesi. A finire nel mirino del Presidente dell’associazione Drapia in Europa sono di continuo i temi della trasparenza, della legalità e della partecipazione. “E’ da tempo che denuncio –scrive Mamone in una nota- come l’attuale amministrazione (la minuscola è voluta) comunale di Drapia perpetra una sistematica opera di sabotaggio a danno dei cittadini singoli e/o associati che avanzano istanze di partecipazione democratica e di trasparenza amministrativa.” <span id="more-21433"></span>Riguardo ai temi sopracitati l’ex assessore scrive: “O non ne conoscono il significato autentico o sono degli spacciatori di frottole che non sanno dove stia di casa il pudore”. Mamone cita poi i casi in cui il sindaco ha rifiutato di rispondere a delle richieste di informazione da lui formulate e di averlo fatto “solo a seguito di diffida e/o ad intervento del Prefetto se non addirittura dei Ministri competenti in materia di controllo sugli enti locali.” Ne ha veramente per tutti l’ex assessore, visto che attacca pure la minoranza, cioè le persone con le quali si era candidato alle elezioni del 2009  non riuscendo ad entrare in consiglio.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img title="L’ex assessore Rodolfo Mamome" src="/FotoVarie//Mamone-Rodolfo-300x300.jpg" alt="L’ex assessore Rodolfo Mamome" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">L’ex assessore Rodolfo Mamome</p></div>
<p>Mamone si riferisce infatti ad una richiesta inviata a tutti i consiglieri  di “rendersi promotori di una mozione che impegnava il Consiglio Comunale ad approvare in tempi definiti il regolamento sulla partecipazione popolare” e dice che” nessuno dei tredici (secondo la <em>communis opinio</em> maggioranza e minoranza costituiscono, nei fatti, un gruppo unico) ha avvertito l’esigenza di investire il civico consesso della questione.” E riferendosi di nuovo  alla maggioranza aggiunge: “Da un lato l’amministrazione rimane pervicacemente ferma sulla sua volontà di non adottare, nonostante le richieste provenienti da più parti, il regolamento sulla partecipazione popolare e dall’altro si giustifica di non poter rispondere alle interrogazioni proposte adducendone la mancanza, pretendendo però nello stesso tempo di ammantarsi di democraticità e trasparenza.” Nel prosieguo Mamone è ancora più duro ed esplicito: “Dalla risposta sopra riportata si evince la vera ragione per la quale i “mandatari” che amministrano l’Ente si oppongono strenuamente a che i cittadini possano disporre di strumenti partecipazione democratica e controllo popolare: impedire ai “curiosi” di mettere becco in ambiti che il “Direttorio” (composto sia da intranei che da estranei all’amministrazione) che comanda a bacchetta i “trasparentemente democratici” considera proprio terreno di scorrerie e quindi <em>off-limits</em> per chi intendesse svolgere attività (magari quella un po’ <em>demodé</em> di tutelare l’interesse pubblico) disfunzionali rispetto al progetto di occupazione del Comune in atto da circa un ventennio”.</p>
<p>Nella parte conclusiva del suo intervento l’ex amministratore torna su una vicenda, quella relativa ai lavori di ristrutturazione dell’edificio comunale drapiese, che “rappresenta il manifesto dell’arroganza e dell’ottusità di coloro i quali oggi reggono le sorti dell’Ente.”  In pratica Mamone ha sollecitato il sindaco a spiegare le ragioni del ritardo dei lavori. Porcelli una prima volta ha risposto adducendo delle motivazioni circa i ritardi, ragioni che, a detta di Mamone, sono “un florilegio di castronerie”.</p>
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		<title>A breve il rimpasto della giunta drapiese</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Caria]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Gasponi]]></category>

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		<description><![CDATA[ A breve, probabilmente prima della fine dell’anno, il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli procederà alla rimodulazione della sua giunta. Secondo accordi preelettorali, poi di nuovo sanciti nel momento in cui la lista che appoggiava Porcelli ha vinto le elezioni (giugno 2009), alcuni amministratori drapiesi dovranno  dare le proprie dimissioni a metà dei 5 anni del mandato conferito dagli elettori al primo cittadino (quindi proprio a dicembre 2011). L’attuale vicesindaco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Modifiche pattuite due anni e mezzo fa dopo le amministrative vinte dalla lista Porcelli</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Carlino vicesindaco al posto di Vallone. R. Pugliese sostituirà R. Mazzitelli</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>A breve, probabilmente prima della fine dell’anno, il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli procederà alla rimodulazione della sua giunta. Secondo accordi preelettorali, poi di nuovo sanciti nel momento in cui la lista che appoggiava Porcelli ha vinto le elezioni (giugno 2009), alcuni amministratori drapiesi dovranno  dare le proprie dimissioni a metà dei 5 anni del mandato conferito dagli elettori al primo cittadino (quindi proprio a dicembre 2011). L’attuale vicesindaco <span id="more-21318"></span>Cosmo Vallone (Delega a Turismo, Sport e Personale) cederà il proprio ruolo a Peppe Carlino, mentre l’assessore all’Ambiente Romina Mazzitelli dovrà dimettersi per far entrare in giunta Rosa Pugliese (parente di quarto grado del sindaco che può essere nominata assessore dopo l’approvazione di una modifica statuaria che circa un anno fa aveva prodotto un intenso dibattito in consiglio tra maggioranza e opposizione).</p>
<div id="attachment_20427" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/drapia-acqua-non-potabile241011/.html/alessandroporcellisindacodidrapia-006-2" rel="attachment wp-att-20427"><img class="size-medium wp-image-20427" title="AlessandroPorcelliSINDACOdiDrapia 006" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//AlessandroPorcelliSINDACOdiDrapia-0061-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli</p></div>
<p>Ma il riassetto della maggioranza potrebbe non finire qui. In Giunta, o in Consiglio,  potrebbe infatti entrare Enza Cricelli, primo candidato non eletto alle amministrative di giugno 2009. Se questo si dovesse verificare le dovrebbe far posto, naturalmente, un consigliere o un assessore.  Da segnalare che la carica di vicesindaco, come da prassi consolidata nel Comune di Drapia, nel rimpasto di cui si sta dicendo passa da un brattiroese, Cosmo Vallone, ad un altro brattiroese Peppe Carlino (Carlino , tuttavia,non è nativo di Brattirò ma comunque è sposato e vive in questo paese). Questo si rende necessario, almeno nella concezione politica sempre adoperata nel contesto drapiese, per mantenere equilibri di potere tra le frazioni (visto che il sindaco Porcelli è di Caria, il vicesindaco deve essere di Brattirò; viceversa, quando il sindaco è di Brattirò, la carica di vicesindaco va ad uno di Caria). Da precisare anche che le altre due piccole frazioni, Drapia sede municipale ma con meno di 200 abitanti e Gasponi con circa 350 residenti, dopo il rimpasto continueranno comunque ad avere il loro rappresentante in giunta: il drapiese Matteo Mazzitelli  e il gasponese Vincenzo Loiacono.  Il rimanente tassello nell’organo di governo comunale era occupato da una donna di Caria (Romina Mazzitelli) e, come detto, dovrebbe passare ad un’altra donna sempre di Caria (Rosa Pugliese). Rimanendo in tema di cariche, visto che in futuro, dopo la modifica statuaria di circa un anno fa, il Consiglio dovrà nominare un Presidente per gestire i lavori dell’assemblea, la persona che sembra dover ricoprire questo incarico è Mimma Meligrana di Brattirò, consigliere di maggioranza.</p>
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		<title>Oggi l&#8217;inaugurazione dell&#8217;oratorio</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 10:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Panaia]]></category>
		<category><![CDATA[Spilinga]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà inaugurato oggi l’oratorio di Panaia, piccola frazione del comune di Spilinga. Per l’occasione, la parrocchia del paese intitolata a Maria Ss dei Cento Ferri (parroco don Felice Palamara), in collaborazione con la parrocchia San Giovanni Battista di Spilinga (parroco don Giacomo Petrolo), ha organizzato un’intera giornata di festa che coinvolgerà in particolare tantissimi giovani e bambini provenienti da tutti i centri del circondario. Nel corso della mattinata è prevista la benedizione degli operatori pastorali, cerimonia che avrà inizio alle 10. Nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo, intratterranno i bambini, con giochi, musica e balli, gli animatori di una società privata di Caria di Drapia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Importante luogo di aggregazione per i giovani, intitolato “Sui passi di Don Mottola”</h3>
<h4>A Panaia anche una piccola videoteca-biblioteca</h4>
<p>Sarà inaugurato oggi l’oratorio di Panaia, piccola frazione del comune di Spilinga. Per l’occasione, la parrocchia del paese intitolata a Maria Ss dei Cento Ferri (parroco don Felice Palamara), in collaborazione con la parrocchia San Giovanni Battista di Spilinga (parroco don Giacomo Petrolo), ha organizzato un’intera giornata di festa che coinvolgerà in particolare tantissimi giovani e bambini provenienti da tutti i centri del circondario. Nel corso della mattinata è prevista la benedizione degli operatori pastorali, cerimonia che avrà inizio alle 10. Nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo, intratterranno i bambini, con giochi, musica e balli, gli animatori di una società privata di Caria di Drapia.<span id="more-21084"></span> Alle 16:30 avrà inizio la vera e propria cerimonia di inaugurazione dell’oratorio, luogo intitolato “Sui passi di Don Mottola” in omaggio al sacerdote tropeano scomparso nel 1969.</p>
<div id="attachment_21085" class="wp-caption aligncenter" style="width: 559px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/oggi-inaugurazione-delloratorio-di-panaia201111/.html/i-giovani-con-don-felice-1" rel="attachment wp-att-21085"><img class="size-full wp-image-21085   " title="i giovani con don Felice (1)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//i-giovani-con-don-Felice-1.jpg" alt="" width="549" height="411" /></a><p class="wp-caption-text">I giovani con don Felice</p></div>
<p>Contemporaneamente sarà ufficialmente aperta al pubblico una piccola videoteca- biblioteca intitolata al Pontefice Benedetto XVI, spazio anche questo di enorme importanza per i giovani della zona e per favorire forme di aggregazione.  Già da alcuni mesi questi ragazzi si stanno periodicamente incontrando per fare amicizia, riflettere, pregare e divertirsi: una buona cosa, un buon segnale confortante per il futuro; un’iniziativa che tutti ci auguriamo possa crescere  e trovare ulteriore supporto.  Da segnalare, infine, che alla buona riuscita della festa di inaugurazione di oggi, oltre alle due parrocchie sopracitate,hanno contribuito molti volontari. Tra questi meritano una particolare citazione i giovani del gruppo Faville di Speranza, organismo molto attivo ed affiatato che segue la spiritualità di Don Francesco Mottola. Previsto inoltre, sempre alla cerimonia di domani, l’intervento del sindaco di Spilinga Franco Barbalace, il quale saluterà i presenti a nome della sua amministrazione e di tutto il paese di Spilinga.</p>
<div id="attachment_21086" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/oggi-inaugurazione-delloratorio-di-panaia201111/.html/i-giovani-con-don-felice-2" rel="attachment wp-att-21086"><img class="size-full wp-image-21086 " title="i giovani con don Felice (2)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//i-giovani-con-don-Felice-2.jpg" alt="" width="576" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">I giovani del circondario di Splilinga con don Felice</p></div>
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		<title>Un Coro al servizio della comunità</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 12:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella frazione Brattirò  da circa 3 anni  è attiva un magnifica, utile ed affiatata realtà: il coro parrocchiale. E’ stato formato nel 2008, periodo in cui guidava la parrocchia brattiroese il compianto don Giuseppe Furchì, scomparso improvvisamente il 6 marzo scorso. Don Giuseppe aveva dato il proprio contributo alla nascita ed all’affermazione del coro; e grazie all’impegno dei componenti di questo “organismo” era riuscito a formare un gruppo unito e operoso  di persone che gli davano una mano anche nella gestione e cura della parrocchia. Il sacerdote era orgoglioso di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>A Brattirò è attiva da circa 3 anni una positiva e operosa  realtà</h3>
<h4>Sono venti  i membri, tutte donne, dirette dal maestro Enzo Cotroneo di Tropea</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella frazione Brattirò  da circa 3 anni  è attiva un magnifica, utile ed affiatata realtà: il coro parrocchiale. E’ stato formato nel 2008, periodo in cui guidava la parrocchia brattiroese il compianto don Giuseppe Furchì, scomparso improvvisamente il 6 marzo scorso. Don Giuseppe aveva dato il proprio contributo alla nascita ed all’affermazione del coro; e grazie all’impegno dei componenti di questo “organismo” era riuscito a formare un gruppo unito e operoso  di persone che gli davano una mano anche nella gestione e cura della parrocchia. Il sacerdote era orgoglioso di <span id="more-21070"></span>questo gruppo, composto da persone non professioniste, ma molto motivate e volenterose. Tra i membri del coro e il precedente parroco vi è sempre stato un rapporto schietto e sincero, di amicizia e di rispetto. E lo stesso può dirsi ora che a Brattirò il parroco è don Sergio Meligrana, un giovane sacerdote che ha lavorato e lavora sempre per supportare iniziative del genere che rappresentano un momento di crescita per l’intera comunità. Oggi i membri del coro sono 20, tutte donne, e tra loro ci sono anche delle giovanissime “cantanti”. Ne fanno parte:  Giorgia Ferraro, Alice Speranza, Mariolina Rombolà, Caterina Costa, Valentina Costa, Giusy Meligrana, Anna Domenicale, Michela Ragno, Mimma Pugliese, Pina Crudo, Maria Vallone, Laura Pugliese, Mimma Nicolini, Mimma Speranza, Marianna Ferraro, Eleonora Farfaglia, Annunziata Rombolà, Rosella Pugliese e Romana Lorenzo.</p>
<div id="attachment_21071" class="wp-caption aligncenter" style="width: 526px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/brattiro-un-coro-al-servizio-della-comunita191111/.html/coro-brattiro-ottobre-2011-3" rel="attachment wp-att-21071"><img class="size-large wp-image-21071   " title="coro Brattirò ottobre 2011 (3)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//coro-Brattirò-ottobre-2011-3-1024x768.jpg" alt="" width="516" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">Il coro parrocchiale di Brattirò. Al centro il maestro Enzo Cotroneo, in alto a destra don Sergio Meligrana</p></div>
<p>Il maestro che “allena” le coriste durante le prove della settimana, e le dirige nel corso delle funzioni domenicali e delle altre commemorazioni e ricorrenze, si chiama Enzo Cotroneo ed è di Tropea. Cotroneo è diventato ormai un cittadino onorario di Brattirò,  apprezzato sia per le sue qualità professionali che umane. Il repertorio del “gruppo” cresce di mese in mese, con sempre nuovi pezzi tipici delle celebrazioni eucaristiche, interpretati con crescente bravura e costante impegno. Queste persone pian piano hanno quindi dato vita ad una realtà importante. Un coro parrocchiale è un qualcosa di certamente positivo in un piccolo paese di poco meno di mille abitanti che specie nella stagione invernale è quasi deserto. Il coro rappresenta una sorta di associazione, un momento di aggregazione e di condivisione vissuto costantemente con partecipazione e spontaneità. Un modo per coltivare e rafforzare forme di amicizia e di collaborazione. Un “pretesto” per confrontarsi e per parlarsi, magari ogni tanto “litigare”, ma comunque vedersi, affrontare questioni e alla fine superarle aiutandosi reciprocamente. Grazie all’impegno di partecipare alla vita del coro, infatti, queste persone, come già detto, si incontrano anche durante la settimana. Ma non solo quando devono provare per migliorare le loro performance. Talvolta vanno tutte assieme al ristorante a mangiare la pizza e capita, inoltre, che  partecipino unite a numerose iniziative di vario tipo organizzate nel circondario.</p>
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		<title>La Medicina Estetica fa proseliti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 16:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Tambuscio, brillante medico specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, vive e lavora in provincia di Padova, ma opera (è proprio il caso di utilizzare questo termine) anche in altre importanti città italiane tra cui la nostra Vibo Valentia, luogo in cui risiedono numerosi suoi affetti. Si è laureato in Medicina nel 2002 a Roma col massimo dei voti. Da allora si è specializzato  attraverso numerosi studi  (anche un dottorato di ricerca) ed esperienze formative all’estero. Nonostante sia giovane ha già nel proprio “palmares” diverse pubblicazioni scientifiche ed è stato più volte protagonista di importanti convegni medici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Intervista al dott. Antonio Tambuscio, brillante medico originario di Vibo Valentia</h3>
<h4>Tra i trattamenti più richiesti nel vibonese il botox e il rimodellamento del seno</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Tambuscio, brillante medico specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, vive e lavora in provincia di Padova, ma opera (è proprio il caso di utilizzare questo termine) anche in altre importanti città italiane tra cui la nostra Vibo Valentia, luogo in cui risiedono numerosi suoi affetti. Si è laureato in Medicina nel 2002 a Roma col massimo dei voti. Da allora si è specializzato  attraverso numerosi studi  (anche un dottorato di ricerca) ed esperienze formative all’estero. Nonostante sia giovane ha già nel proprio “palmares” diverse pubblicazioni scientifiche ed è stato più volte protagonista di importanti convegni medici. <span id="more-21020"></span></p>
<div id="attachment_21021" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/21020161111/.html/il-dott-antonio-tambuscio-orginario-di-vibo-v" rel="attachment wp-att-21021"><img class="size-medium wp-image-21021" title="il dott. Antonio Tambuscio...orginario di Vibo V." src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//il-dott.-Antonio-Tambuscio...orginario-di-Vibo-V.-300x147.jpg" alt="" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Il dott. Antonio Tambuscio</p></div>
<p>Sempre attaccato al vibonese, che visita periodicamente (soprattutto durante la stagione estiva), esegue quotidianamente sofisticati interventi di chirurgia plastica con professionalità, passione e dedizione. L’attività clinica del dott. Tambuscio consta finora di oltre tremila interventi eseguiti sia in campo estetico che ricostruttivo ed è caratterizzata da un  rigore scientifico fondato sull’aggiornamento costante. Particolare attenzione viene posta dal medico ai risultati concretamente ottenibili caso per caso diffidando di apparecchiature e procedure definite “miracolose”. Abbiamo rivolto al dott. Tambuscio alcune domande sull’attualità e le frontiere di questo campo in continua crescita che suscita l’interesse di sempre più persone anche nella nostra provincia.</p>
<p><strong>Dott. Tambuscio, che incremento ha subito il settore della “Cosmetic Surgery” in Italia negli ultimi anni? “</strong></p>
<p><strong></strong>La Chirurgia Estetica, al di la delle implicazioni mediche, è diventata negli ultimi anni soprattutto un fatto di costume. Investire nel proprio aspetto oltre che ovvie implicazioni “relazionali” ha inaspettatamente un impatto positivo anche in ambito sociale e lavorativo. Ciò unitamente alla costante proposta mediatica di nuovi modelli di bellezza ha portato ad un notevole aumento della domanda di procedure estetiche sia mediche che chirurgiche. L’effetto negativo di questa aumentata richiesta di prestazioni è stato quello che non sempre l’offerta è a livelli adeguati in termini di preparazione degli addetti al settore, risultati offerti e condizioni di sicurezza.”<strong> </strong></p>
<p><strong>Che tipo di garanzie dovrebbe, anzi deve, offrire uno Specialista in Chirurgia Plastica? </strong></p>
<p><strong>“</strong>Purtroppo in Italia esiste una carenza normativa in termini di requisiti minimi per poter eseguire interventi di Chirurgia Estetica. Di fatto qualsiasi laureato in Medicina anche senza alcuna certificata esperienza chirurgica può cimentarsi in interventi di Cosmetic surgery. Esiste tuttavia la Scuola di Specializzazione Universitaria in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva (della durata di 5 anni) preposta a formare medici con elevata competenza ed esperienza. E’ importante quindi documentarsi bene sui titoli in possesso del professionista a cui ci si rivolge ed evitare di affidarsi a chirurghi improvvisati.”<strong> </strong></p>
<p><strong>Che genere di interventi sono maggiormente richiesti e quali privilegia?</strong></p>
<p>“La mastoplastica additiva ha ormai sorpassato la liposcultura in cima alle richieste. E’ un intervento di veloce esecuzione dal decorso post operatorio abbastanza breve e i cui risultati possono essere apprezzati già dopo 10-15 giorni. In generale tutta la chirurgia del seno, che comprende le riduzioni, le mastopessi (lifting del seno) e la correzione delle asimmetrie, è molto varia e offre sfide sempre nuove. Prediligo anche le tecniche di rimodellamento corporeo tra cui liposcultura, addominoplastica e lifting di cosce e braccia ma anche il ringiovanimento del volto ottenibile con la blefaroplastica e il lifting facciale.</p>
<p>”<strong>Quali sono gli interventi maggiormente richiesti qui nella nostra provincia?</strong></p>
<p>“Da quando sono consulente per la Chirurgia Plastica ed Estetica presso la Clinica Villa dei Gerani di Vibo (ormai più di 3 anni) ho notato da subito una forte richiesta di trattamenti di Medicina Estetica, procedure non invasive e quindi non chirurgiche, volte a dare una “rinfrescata” al volto e correggere piccoli inestetismi che possono manifestarsi già verso i 35 anni. Tra questi trattamenti i più frequenti sono sicuramente la tossina botulinica per correggere le rughe d’espressione della fronte e degli occhi e le iniezioni riempitive a base di acido ialuronico (filler) per il ritocco delle rughe di guance e bocca e per il rimodellamento volumetrico delle labbra. Sul versante della chirurgia estetica certamente gli interventi al seno sia di aumento che di riduzione la fanno da padrone. Nell’ultimo anno c’è stato anche un notevole aumento di richiesta di informazioni e trattamenti per la lassità del tono adiposo e cutaneo addominale, inestetismo spesso ben correggibile con un intervento di addominoplastica, ovvero la rimozione della pelle e del grasso in eccesso a livello della pancia con un&#8217;unica incisione che ben si nasconde sotto un comune slip.”</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La Terra di Filomena&#8221; secondo la prof. Elisabetta Rombolà</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RELAZIONE SU: “LA TERRA DI FILOMENA” – ROMANZO DEL PROF. DE LUCA PASQUALE – BRATTIRÒ EX SCUOLA MEDIA – 6.11.2011 – ORE 18.00



Il romanzo, che mi accingo a presentare, già è stato illustrato in altre sedi a Tropea: nel mese di luglio, presso la Biblioteca Comunale; presso il teatro del porto, in occasione del “Premio nazionale di narrativa”; a settembre a Parghelia. Esso s’intitola “La terra di Filomena”, di cui è autore il prof. De Luca Pasquale, molto conosciuto nella nostra zona e altrove, in quanto promotore del Premio Internazionale di Poesia “Tropea: Onde Mediterranee”,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RELAZIONE SU: “LA TERRA DI FILOMENA” – ROMANZO DEL PROF. DE LUCA PASQUALE – BRATTIRÒ EX SCUOLA MEDIA – 6.11.2011 – ORE 18.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il romanzo, che mi accingo a presentare, già è stato illustrato in altre sedi a Tropea: nel mese di luglio, presso la Biblioteca Comunale; presso il teatro del porto, in occasione del “Premio nazionale di narrativa”; a settembre a Parghelia. Esso s’intitola “La terra di Filomena”, di cui è autore il prof. De Luca Pasquale, molto conosciuto nella nostra zona e altrove, in quanto promotore del Premio Internazionale di Poesia “Tropea: Onde Mediterranee”, <span id="more-21007"></span>giunto ormai alla nona edizione, e lui stesso “poeta dell’anima e della natura” o “poeta contadino” (come è stato definito); ne è editore il dott. Meligrana Giuseppe, anche lui noto come giovane e audace imprenditore nel nostro ambiente e oltre. Prima d’iniziare la presentazione del suddetto libro, è doveroso soffermarmi brevemente sullo scrittore e sulla sua attività letteraria.</p>
<div id="attachment_21011" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/la-terra-di-filomena-secondo-la-prof-elisabetta-rombola15111/.html/dscn1932" rel="attachment wp-att-21011"><img class="size-medium wp-image-21011" title="DSCN1932" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//DSCN1932-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La prof. Bettina Rombolà</p></div>
<p>L’amico Pasquale De Luca nasce e vive a Tropea, si diploma presso il Liceo Classico e poi si laurea in Lettere Moderne all’Università Statale di Messina. Insegna materie letterarie in diverse scuole medie, ultima quella di Rombiolo, fino al pensionamento, avvenuto nel 2007. Collabora con riviste e giornali, anche a livello nazionale, dove pubblica alcuni racconti. Sue poesie si trovano in alcune antologie e in sue raccolte personali, pubblicate: “Tristi le ore – poesie” &#8211; Carello Editore, Catanzaro 1994; “Fantasie poetiche – un pensiero d’amore X amore &#8211; poesie” &#8211; Meligrana, Tropea 2007; “Io non capisco” &#8211; Meligrana, Tropea 2007. Attualmente dirige la collana π (p greca) della Meligrana Editore di Tropea. Viene sempre apprezzato dalla critica di livello e dai lettori. La morte del padre in un tragico incidente ferroviario è un evento traumatico, che segna profondamente la vita del nostro autore. Questa perdita è evocata nel libro, anche se trasfigurata, sia nell’episodio del grave incidente ferroviario capitato al padre di Filomena, che riesce a salvarsi, in quella circostanza, ma che perde la vita, in seguito, a causa dei bombardamenti americani su “Terra di Sopra”, la notte del 5 agosto 1943 (secondo il testo di Pasquale; la sera di quel giorno, secondo il racconto del testimone superstite, Onofrio Rizzo) e sia nelle pagine relative alla morte di Ciccillo, l’amato marito della donna, sempre per un drammatico incidente ferroviario. “Il treno è passato sempre nella vita di Filomena” – scrive il nostro scrittore. “La terra di Filomena” è il primo romanzo di Pasquale De Luca.</p>
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<p>Punto 1°. Per quanto riguarda l’aspetto letterario, l’opera si può inserire nella scia del Neorealismo, o meglio, del post- Neorealismo, per così dire, e Pasquale può essere considerato una specie di suo successore.</p>
<p>Punto 2°. Nello stesso tempo, essa appartiene al sottogenere del “romanzo storico”, perché ha un’ambientazione storica, anche se la storia, a volte, volutamente, viene deformata dalla inesauribile fantasia del narratore, così come viene trasformata la vita politica, tanto da sembrare, entrambe, non del tutto vere, ma verisimili. Per esempio, le elezioni nazionali per il referendum sulla scelta della forma dello Stato, coincidono con quelle amministrative locali, a Tropea, per l’elezione del sindaco, mentre nella realtà sono avvenute in un periodo diverso, posteriore.</p>
<p>Punto 3°. Dal punto di vista storico-socio-politico ed economico, osservo come nel libro la “microstoria”, cioè la “storia locale” di Tropea e del suo hinterland, viene collocata sapientemente nel più ampio contesto della “macrostoria”, cioè della “grande storia”, nazionale e internazionale, con un’ambientazione ben definita: nel periodo del secondo conflitto mondiale, delle dittature (fascismo e nazismo) e del problematico secondo dopoguerra, nell’età della ricostruzione. Nel romanzo si racconta come questi bui e difficili anni sono vissuti in una piccola città di provincia del Sud, come Tropea, e nel suo comprensorio. Sono anni di trasformazioni epocali: politiche, economiche e sociali. La storia narrata è una storia di duro lavoro, di sacrificio, di lotta per l’esistenza, di dolore, ma anche di grande coraggio, di speranza, d’amicizia e d’amore. È una storia umana, personale, ma pure “corale”, che vede la partecipazione alla vita cittadina di una vasta gamma di personaggi, sull’esempio dei grandi romanzi veristi di G. Verga: “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”. La dimensione corale è data anche dal coinvolgimento nella vita agreste degli animali e delle piante, che vivono a contatto con la terra. Il libro è avvincente e coinvolgente, tanto da spingere il lettore a leggerlo nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Punto 4°. Per quel che concerne il sistema dei personaggi, in esso sono presenti figure femminili e maschili. Come dice il titolo dell’opera, protagoniste femminili assolute sono: la “Terra di Sopra” e Filomena. La ragazza ama il suo campo come una creatura e lo cura con un lavoro pesante, senza tregua, zappando, tracciando solchi, piantando, annaffiando, togliendo erbacce e raccogliendo i frutti, che la terra offre generosa, dopo essere stata oltraggiata dalla violenza bellica. In questa continua fatica viene aiutata dal suo innamorato Ciccillo, da “‘a muta ‘a Lena” e da altri vicini. “Il mito” della terra e del tenace lavoro danno un alone di epopea eroica alla storia e mi fanno ricordare un’altra terra famosa nella letteratura e nel cinema americani contemporanei, “Tara” di Rossella “O Hara” nel famoso libro “Via col vento” di Margareth Mitchelle, e nell’ancor più celebre film, da esso tratto. Filomena stessa richiama alla mia mente Rossella. Infatti, le due donne, anche se profondamente diverse, in realtà sono eguali nell’attaccamento fortissimo alla propria terra e per essa sono pronte a qualsiasi cosa: combattere, lavorare da mattina a sera, soffrire, patire la fame, e… persino, uccidere. Filomena, in un impeto d’ira, mette alle strette lo zio Gioacchino, tagliando di netto con la scure la pergola “di ‘i minni ‘i vacca” (dalla caratteristica e saporita uva bianca), piantata da suo padre e rubata dallo zio, e come “’na vipera” si scaglia contro il portone della casa, dove lo zio è rinchiuso con la moglie per paura della nipote, intenzionata ad ucciderli. Quindi, la ragazza, insieme a Ciccillo, affronta don Rubino, il prete usuraio, “figlio del demonio”, che “succhia il sangue” alla gente, come riporta lo scrittore, spinta dal desiderio di uccidere pure lui, in un tragicomico scontro. Ma, i cattivi propositi di Filomena, in entrambi i casi, vengono fermati dal portentoso intervento della Madonna di Romania. Così, vedo come la dolce e sensibile ragazza, secondo le circostanze, sa mostrarsi anche aggressiva e determinata, tanto da essere temuta e rispettata nella zona, specie dopo l’episodio di don Rubino. Filomena è una bella, minuta, semplice ragazza di campagna, una contadina povera, che “s’ammazza di fatica” tutto il giorno, provata nel corpo e nell’anima dai bombardamenti sulla sua terra, sulla sua casa, che feriscono le sue gambe e la sua anima. Ma ella trae forza e linfa vitale dalla terra, perché si sente in simbiosi con essa; “Filomena è la terra” – scrive, ancora, Pasquale – ed è la terra stessa che le infonde coraggio, che la sprona a lottare per la rinascita del suo campo, dopo l’esperienza tragica della guerra. Battagliera nata, anche se alla fine riesce a far rivivere la sua campagna, sarà sconfitta dal destino, a causa della morte improvvisa e prematura del suo amato marito Ciccillo, per un fatale incidente ferroviario, come già riportato. Ora, mi voglio soffermare su come l’autore vede “Terra di Sopra” nel suo primo romanzo. Il mio amico rappresenta questo campo nel pulsare della sua vita campestre, nel ciclico avvicendarsi delle stagioni: nell’esplosione della bellezza della multicolore primavera mediterranea, nella ricchezza della frutta estiva, nei raccolti autunnali, abbondanti di ortaggi e verdure, e, infine, nel riposo invernale, dopo i raccolti di Natale, di: “broccoli, cavolfiori, cavuli ‘i truzzu, e cavuli ‘i verza”. Di questa terra Pasquale riporta: voci, colori, rumori. Sullo sfondo la visione dell’azzurro mare di Tropea completa lo stupendo affresco. Egli si sofferma a cogliere altri scorci della “Costa degli Dei”, come Parghelia e “’a Punti ‘i Zambroni”. Parte integrante della campagna sono gli animali, molto amati da Filomena: l’agnellino “Carrabba”, il maialino nero “Gru-Gru”, la mucca “Brunina”; quindi, i vitelli, i galli, le galline, gli uccelli, ecc. ecc. ecc. Infine, “Terra di Sopra” partecipa delle sensazioni e dei sentimenti di chi vive in essa, in una specie di “panteismo” classico (dal greco, significa che la natura è animata, ha un’anima nascosta). Pasquale, fine e sensibile conoscitore dell’animo umano, ne modula tutte le sfumature. Tra le altre figure femminili, prima tra tutte, emerge la Madonna di Romania, protettrice di Tropea, col suo apparire in un alone di luce, come un “deus ex machina” (“il marchingegno” usato dal poeta greco Euripide nelle sue tragedie, che scende dall’alto) o facendosi sentire con la sola voce, per risolvere nel migliore dei modi alcuni casi complessi, che sembrano non avere sbocchi. La Madonna è presente, già, all’inizio del racconto, quando vengono sganciate su “Terra di Sopra” , nelle zone “Gurnea” e “Michelizia”, le tredici bombe americane, che colpiscono l’albero dell’arancio, su cui si trovano il padre di Filomena e il nipote Micareu, il cugino di Filomena, che perdono la vita la tragica sera del 5 agosto del 1943, come già ricordato. È allora che il buio della notte viene illuminato da una donna piena di luce, appunto la Madonna, che prende per mano Filomena, ferita dalle schegge delle bombe alle gambe, per portarla in salvo e che, dopo un po’ di cammino insieme, scompare. Il manto della Vergine protegge sempre Tropea nelle varie calamità, verificatesi nei secoli in Calabria: nelle epidemie di peste, nei terremoti e nelle guerre, Tropea non ha avuto morti in città. È la voce della Madonna di Romania a far desistere Filomena dal colpire con l’accetta lo zio Gioacchino con la moglie e a tentare di uccidere don Rubino. Ancora, è la luce particolare dell’icona della Madonna e il merito del vescovo di Tropea, Sisto Emiliano Capua di Nola, se Filomena riesce a perdonare il pilota americano dell’Oregon, che ha lanciato sulla sua terra le bombe, assassine di suo padre, di suo cugino e che hanno ferito le sue gambe. Infine, è sempre la Madonna, che salva la terra, la casa e Filomena, uscita viva dal fuoco per miracolo, quando scoppia il pauroso incendio, dietro la “casea” della contadina Rosaria, verso la fine del romanzo. Un’altra figura femminile di primo piano è quella della sindachessa di Tropea, Lydia Maria Stefania del Sannio duchessa di Montecelato d’Irpinia, che, all’inizio, un po’ sfocata e vaga nella rappresentazione, “una donna con lo scialle rosso sulla testa e la sciarpa bianca al collo” – scrive il nostro amico – via via, va acquistando maggiore rilievo, tanto da sembrare scolpita a “tutto tondo”. Figlia primogenita del duca Corrado, donna intelligente, originale e anticonformista, colta e plurilaureata, è aperta al nuovo, di idee repubblicane e di fede mazziniana. Frequenta le migliori Accademie culturali d’Italia, politicamente si mostra favorevole al popolo, alla democrazia, alla libertà. Riesce a vincere l’avversario politico, nella figura del conte Riccardo del Ponte, conservatore, favorevole alla nobiltà, alla monarchia e alla guerra, nelle elezioni amministrative per la scelta del sindaco a Tropea, di cui ho già detto. Queste elezioni sono state le prime a suffragio universale, con la partecipazione delle donne al voto. Dopo la vittoria, dovuta al programma d’innovazione e al suo memorabile discorso nel dibattito politico finale, la duchessa diventa sindaco di Tropea, primo sindaco donna e uno dei più giovani d’Italia, sempre secondo lo scrittore. La sindachessa rimane in carica fino al 1960, operando molto nel sociale e cercando di garantire a tutti: lavoro, abitazione e istruzione. Potenzia la scuola elementare, apre asili e istituisce la Scuola Media – Ginnasio, come all’epoca viene chiamata. Riesce a guadagnarsi l’affetto del popolo, che, alla morte, la piange sinceramente, accorrendo numeroso al suo funerale. Con la sindachessa di Tropea il nostro Pasquale ci regala una figura veramente esistita, attendibile storicamente, anche se trasfigurata dalla sua fantasia. Un altro personaggio femminile, realmente esistito, è “’a muta ‘a Lena”, l’amica di Filomena, che viene ben caratterizzata. Donna giovane, giunonica, alta, che non ha l’uso della parola, senza il marito e con un figlio, è una lavandaia, che aiuta sempre Filomena nei lavori campestri, come già affermato. Le due amiche si recano spesso nei paesi vicini a Tropea, a piedi, per viottoli, a fare “’u cangiu”, ossia il “baratto” delle saporite verdure della marina con i prodotti dell’entroterra, come: olio, fagioli, ceci, salumi, formaggi, ecc. ecc. Insieme ai “Carminoti”, Filomena e “’a muta ‘a Lena” vanno a piedi, attraverso scorciatoie, per la festa di “Santu Cocimu”, in settembre, a Brattirò, per onorare e ringraziare il Santo per aver guarito Filomena dalle ferite alle gambe. Nel romanzo ci sono altre figure femminili ben definite, ma che citerò brevemente per non allungare eccessivamente il discorso e per non annoiarvi. Tra queste: “Micuccia”, la fornaia, che si fa scrivere una lettera, in dialetto, dall’amica Filomena per “Cicciu”, il fidanzato segreto, militare a Modena; la signora Cutumbula, moglie del farmacista, ossessionata dalla magrezza, che presta il suo abito da sposa a Filomena per le nozze con Ciccillo; la signorina Adelina, “’a mammina”, cioè l’ostetrica, alta, bionda, bella e proveniente dal Nord, che aiuta Filomena a partorire la sua prima bambina, Maria Lucia. Accanto a questo universo femminile, formato, a mio avviso, da figure molto incisive e di grande spessore, che rimarranno impresse nella nostra memoria, c’è una coralità di personaggi maschili, che emergono via via dalla narrazione e che, ugualmente, difficilmente si potranno dimenticare. Il più importante, senza dubbio, è Ciccillo, il coprotagonista, l’innamorato timido e riservato, poi marito devoto e premuroso di Filomena. Ciccillo è un bravo ragazzo, semplice, sincero, gran lavoratore, che dà sempre una mano alla sua ragazza nei lavori agricoli, come altrove detto. L’amore tra i due nasce piano piano, consolidandosi sempre più. Il nostro autore ce lo descrive in modo magistrale, dimostrandosi, ancora una volta, conoscitore dei sentimenti umani. Egli, dell’amore tra i due, svela tutte le sfumature, seguendone l’evoluzione dalla nascita, in sordina, fino alla fine prematura e improvvisa di lui, a causa di un grave incidente ferroviario, come già riferito. Questo sentimento si manifesta, prima, con pudore, reticenza, amicizia, stima e ammirazione l’uno per l’altra, aiuto incondizionato di lui nel campo di lei e dopo, con serate passate insieme, accanto al fuoco nella casa di Filomena a parlare, fino… alla scoperta dell’amore fisico per entrambi. Poi, questo amore, santificato dal matrimonio, diventando fusione completa di anima e corpo, viene sempre più cementato dalla condivisione di una scelta di vita, basata sulla concezione del lavoro come dovere primario, specie nel periodo di una guerra disastrosa e di un ancora più difficile dopoguerra, negli anni della ricostruzione, come altrove riportato. Anche dopo il matrimonio continuano le particolari attenzioni del marito verso la moglie. Ciccillo offre a Filomena sempre un dono: un bocciolo di rosa, un frutto o una bambola. La descrizione iniziale di questo legame, fatto d’intense emozioni e di profonde sensazioni, ricorda l’atmosfera malinconica di un altro, delicato e pudico sentimento finito male, quello di compare Alfio e Mena, nel già citato romanzo di Verga: “I Malavoglia”. Personaggio fondamentale è anche il padre di Filomena, “’u zzu Pascali”, “’u Tata”, il quale, anche se deceduto, è sempre vivo nel ricordo della figlia, a lui più somigliante e, per questo, “sua pupilla”, che egli vuole “istruita ed educata” (infatti, vince il premio dell’impero per la lingua e il diploma del fascio per il miglior tema sulla storia romana), di cui le altre due sorelle sono invidiose, che il genitore porta sempre con sé al mercato la domenica e la sera ascolta le canzoni, cantate da lei, seduta sulle sue gambe. Una macchietta umoristica appare la figura di don Rubino, che si arricchisce con denaro sporco, sottratto alla gente bisognosa, la quale ricorre a lui per prestiti, che poi non riesce a pagare a causa degli alti tassi d’interessi, pretesi dal religioso. Don Rubino coltiva aspirazioni puramente materiali, accumulare tanti beni per i suoi familiari: fratelli, sorelle, nipoti. La fantasia di Pasquale De Luca con don Rubino ha creato una figura veramente “azzeccata”. Tra gli altri personaggi maschili, non riesco a dimenticare il colonnello dei carabinieri in pensione, Leone Tagliaferro, uomo intransigente e rispettoso delle regole, che combatte la criminalità e non ha paura di nessuno. Con una vita infelice, in quanto vedovo di una giovane moglie e con quattro figli, cattura il brigante Peppe Mindolo, che, in realtà, è un povero e sventurato ragazzo, orfano e senza lavoro fisso, bistrattato dalla vita. Entrambi sono uomini “d’anuri”, che muoiono suicidi Ancora, non posso tralasciare di menzionare un’altra grande figura, il sacerdote don Carmine Ortese (veramente il suo cognome è Cortese, ma il nostro narratore preferisce scriverlo senza la “C” per puro vezzo letterario). Questo degno sacerdote non è nuovo nel panorama narrativo letterario locale, basti pensare allo scrupoloso lavoro su di lui di un altro mio caro amico, il prof. Pugliese Antonio, preside in pensione, che ha già pubblicato, e presentato, il libro: “Diari di guerra” dell’amato uomo di chiesa. Don Carmine è il prete soldato, che combatte al fronte e che viene internato in un campo di concentramento tedesco. Egli, più di ogni altro, ha patito il dramma della guerra, di cui nella sua opera denuncia la crudeltà e la sofferenza, sopportate dai combattenti. Nelle sue omelie predica sempre: la concordia, la tolleranza, il perdono e l’amore, per cui è amato dai fedeli, che lo ascoltano con attenzione e con grande affetto. Tra gli altri, diversi e pur sempre interessanti personaggi maschili, nell’ambito della narrazione, mi soffermerò fugacemente su qualcuno, sempre per il tempo a disposizione e per non stancare la vostra attenzione. Citerò: don Bernardo Donelli, il ricco mercante emiliano, stabilitosi con la famiglia a Tropea e che lavora con le “bagnarote” nelle campagne della cittadina, tra le quali quella di Filomena; “mastru Pascali Cannali”, il miglior muratore della zona, bravissimo ad aggiustare i buchi nelle tegole delle case, che ha un particolare segreto per assicurarsi sempre il lavoro; Angelo Lanza, “’u ciucciaru”, che ha perso una gamba, combattendo in Grecia, e che racconta a tutti la sua triste storia, anche a Filomena, la quale rievoca pure la sua; don Fefè, “’u giornalista” amico e portavoce della sindachessa; Matteo “’u vandiaturi d’u pisci” e di “‘i ‘gnuri”, che parteggia per l’avversario politico della donna; “’u zzu Virgoli”, “’u smatraturi” dei maiali, che opera il maialino nero di Filomena nelle parti intime e, infine, il furbo Peppi La Vina, il ladro dell’acqua nella terra della donna, che anima una “gustosa”, simpatica scena. In ultima analisi, sono onnipresenti alle cerimonie e alle varie manifestazioni le autorità, religiose, civili e militari: i vescovi, i prelati, i preti, i canonici, il podestà, i carabinieri, il capitano dei soldati, Negroponte e il già colonnello dei carabinieri, Tagliaferro, il federale Manuele, gli ultimi dei quali sempre pronti a risolvere casi controversi. Punto 5°. Passando all’aspetto folkloristico, noto nel libro alcune pagine, dedicate alla descrizione di feste religiose o di eventi particolari, dove spesso il sacro si mescola al profano, e la fede, pur sentita e sincera, si unisce a credenze popolari, ai limiti della superstizione. Tra le feste religiose, la più sentita è quella della Madonna di Romania, che presenta un caratteristico rituale e una colorita scenografia, consolidati negli anni; poi, quella della Madonna del Carmine e quella della Vergine di Portosalvo, considerate “le tre sorelle” dai fedeli. Un evento folkloristico viene offerto dal matrimonio di Filomena e Ciccillo, con le campane che suonano a festa, il tenore che canta con voce robusta, il colonnello Tagliaferro, che accompagna la sposa all’altare, perché orfana di padre, e che, dopo, spara con la pistola, in alto, in onore degli sposi. Quindi, la scena si sposta a “Terra di Sopra” per il banchetto sull’aia, dove due tavole apparecchiate aspettano gli invitati. La festa è semplice e povera, ma allegra. Finito il pranzo nuziale, tutti ballano e cantano felici, al suono di una fisarmonica, fino al sorgere della luna. Ancora il folklore è presente nell’evento che vede il Duce passare in treno da Tropea (avvenimento storico), dove si radunano tutti in camicia nera, il podestà avanti, seguito dalla banda di “mastru Nuzzu” (caratteristico personaggio del periodo), da Manuele, il federale, dagli scolari vestiti da Balilla e da Filomena, vestita da “figlia della lupa”. Sempre bene in vista è la simbologia fascista: libro, moschetto, gagliardetto e fez, mentre nell’aria echeggiano i versi di : “Giovinezza, giovinezza”, la canzone emblema del fascismo. Inoltre, è folkloristica la scena della raccolta delle patate novelle nella campagna di Filomena da parte delle donne di Bagnara, “rotte al lavoro e alla fatica”, che sfoggiano caratteristici costumi, al comando di uno sbraitante commerciante Donelli, su cui ho già detto. Infine, è folkloristica la descrizione della fiera dell’Annunziata, ripresa dopo quattro anni d’interruzione per la guerra, piena di gente e di animali.</p>
<p>Punto 6°. Nel romanzo non manca neppure l’aspetto umoristico, che traspare da diversi episodi, tra cui: quello degli zii, tappati in casa per non essere vittime della nipote adirata; quello di don Rubino che, allo stesso modo, ha paura di un’insolita, molto determinata Filomena; quello di Peppi La Vina, dove pure la seria e riservata ragazza scoppia a ridere e, infine, quello delle “Orbareiji”, le quattro cattive sorelle, con cui Filomena e “’a muta a Lena” si azzuffano e si prendono per i capelli, per aver rubato, le quattro donne, i salumi, ricavati dal maialino nero della protagonista del romanzo.</p>
<p>Punto 7°. Riguardo all’aspetto formale, prima di tutto, nel libro mi sembra interessante l’espediente d’inserire, all’inizio e alla fine del racconto, la figura della madre dello scrittore: è lei che ricorda la storia narrata, sempre in forma romanzata, in una specie di “flashback”, cioè un ritorno indietro, nel passato. Dal punto di vista prettamente linguistico, fermo restando che si tratta di un buon lavoro, nell’opera colpisce l’ottima padronanza della lingua italiana da parte dello scrittore, accanto all’altrettanto ottima conoscenza del dialetto tropeano. Pertanto, il mio amico Pasquale, vicino a parole e frasi o periodi in italiano, spesso colloca accanto: motti, proverbi e modi di dire, sempre in gergo dialettale. Mirabile risulta l’uso di queste espressioni linguistiche. Per quel che concerne la struttura espressiva, a mio parere, il romanzo è post-moderno ed evidenzia uno stile personale, proprio dello scrittore. In particolare, mi colpisce l’uso di un discorso, puntellato da diverse frasi brevi, concise, martellanti, a volte spezzate, con puntini sospensivi, punti esclamativi e interrogativi, specie nei dialoghi, nelle scene concitate e drammatiche (come, ancora una volta, quella degli zii, quella di don Rubino o, infine, quelle delle morti del padre e di Ciccillo). Le suddette frasi concludono gli episodi citati e, nel contempo, esprimono l’emozione, che gli eventi stessi suscitano nello scrittore, inducendolo a una profonda meditazione. In ciò, Pasquale De Luca si rivela veramente scrittore contemporaneo. Inoltre, constato come nel libro viene adoperata la tecnica espressiva del “discorso indiretto libero”, per cui i personaggi parlano così come pensano. Questa tecnica ha grandi modelli in letteratura, quali Flaubert e G. Verga, nei loro rispettivi, celeberrimi, romanzi: “Madame Bovary” del primo; “I Malavoglia” e “Mastro don Gesualdo” del secondo. Inoltre, nel testo di Pasquale sono presenti diverse frasi nominali, cioè senza verbo. Ancora, dimostra come egli provenga dal mondo della poesia, l’uso di figure retoriche, proprie del testo poetico, quali: una specie di “anafora”, cioè la ripetizione di una o più parole o d’intere frasi, a breve o brevissima distanza; il “climax”, di tipo “ascendente”, per esprimere un crescendo di sensazioni o di fenomeni; e “l’onomatopea”, molto usata da Giovanni Pascoli, specie nella sua raccolta “Myricae”, che riproduce le voci della natura o il linguaggio degli animali o il rumore di determinati oggetti. Così, la narrazione riporta: il suono delle campane del duomo di Tropea: Dooonnn! Dooonnn!; il grugnito del maialino nero “Gru-Gru”: Gruuummm! Gruuummm!; il muggito della mucca Brunina: Muuummm! Muuummm!; il rumore del treno: Puuummm! Puuummm! Punto 8°. Concludo, ora il mio intervento, invitando tutti voi, qui presenti, a leggere il primo romanzo del mio caro amico, prof. De Luca Pasquale, perché, certamente, non rimarrete delusi. Mi rivolgo, specialmente, ai giovani, con l’augurio che si abituino alla buona lettura, per arricchirsi, interiormente, migliorare e scoprire quei valori basilari, che, oggi, nell’era della globalizzazione e dell’avanzatissima tecnologia, sembrano decaduti. Si tratta dei valori veri, non di quelli falsi, che la società consumistica ed omologata propone ogni giorno ai ragazzi. I valori, cui mi riferisco, sono quelli legati alla scoperta della campagna, delle proprie radici, degli affetti semplici e sinceri, che durano nella vita; dei sentimenti più profondi, come: l’amicizia, la solidarietà, il senso di appartenenza, la tolleranza, l’amore e il perdono. Ringrazio tutti di avermi ascoltata con attenzione e di essere, stasera, qui per omaggiare il nostro scrittore, l’amico Pasquale De Luca.</p>
<p>Buona lettura, a tutti! Elisabetta Rombolà (Bettina)</p>
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		<title>Caria di Drapia, le arriva la tessera sanitaria&#8230; ma è morta nel 2000</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcune settimane fa una famiglia di Caria di Drapia ha ricevuto una lettera contenente  un messaggio firmato dal presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti e un secondo foglio con una tessera di “plastica dura” appiccicata. Si tratta della la cosiddetta “Carta Regionale dei Servizi”, denominata TS-CNS a livello nazionale, che –come spiega Scopelliti nel suo scritto-ha validità di tesserino di codice fiscale, tessera sanitaria (Ts) e tessera europea di assicurazione malattia (team).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settimane fa una famiglia di Caria di Drapia ha ricevuto una lettera contenente  un messaggio firmato dal presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti e un secondo foglio con una tessera di “plastica dura” appiccicata. Si tratta della la cosiddetta “Carta Regionale dei Servizi”, denominata TS-CNS a livello nazionale, che –come spiega Scopelliti nel suo scritto-ha validità di tesserino di codice fiscale, tessera sanitaria (Ts) e tessera europea di assicurazione malattia (team). <span id="more-20843"></span>La carta è dotata di un microchip e per il suo uso e utilità la lettera rinviava ad altre successive informazioni.  Leggendo la tessera con attenzione, in particolare leggendo il nome della persona alla quale era indirizzata, ci si è accorti di un errore imbarazzante. <a href="http://www.tropeaedintorni.it/le-arriva-la-tessera-sanitaria-ma-e-morta-nel-2000101111/.html/tessera-sanitaria-donna-morta" rel="attachment wp-att-20848"><img class="alignright size-full wp-image-20848" title="tessera sanitaria donna morta" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//tessera-sanitaria-donna-morta.jpg" alt="" width="402" height="251" /></a>La tessera è intestata a Rosa Loiacono, nata a Drapia il 16 giugno del 1939 e deceduta ben undici anni fa (maggio 2000). Un abbaglio che, a quanto pare, dipenderebbe non solo dalla burocrazia regionale ma anche da un problema nella trasmissione degli aggiornamenti anagrafici da parte dei Comuni e, in certi casi, da parte di altri enti. Una manchevolezza che, in questo caso, non sappiamo a chi sia esattamente imputabile.  Per carità, può succedere di sbagliare, perché tutti possiamo sbagliare e tutti sbagliamo. Solo che, quando lo stesso errore capita più volte, ciò  denota una mancanza di attenzione da parte della nostra burocrazia che, in certi casi, può anche portare a esiti delicati e che sarebbe a dir poco opportuno evitare, come ad esempio non molto tempo fa quando la tessera sanitaria è stata inviata a Federica Monteleone, la ragazza di Vibo Marina morta, quasi certamente, per un caso di malasanità nel 2007. Nel  caso raccontato in questo resoconto giornalistico, tuttavia, l’errore burocratico, almeno per ora, ha destato solo ilarità tra i familiari della signora Rosa. In fondo è stato anche un modo per ricordare il loro defunto. Ma l’augurio è che una vicenda simile si ripeta sempre meno spesso… anziché più spesso.</p>
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		<title>Vent&#8217;anni dalla morte di &#8220;Ballata&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 12:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati esattamente  20 anni dalla morte di Girolamo Vallone di Brattirò, detto “Ballata”. Si è spento proprio il 7 novembre del 1991 all’età di 62 anni.  E’ morto praticamente da solo nella stanza del nosocomio vibonese senza avere neppure il tempo di chiedere soccorso al personale medico: il ripetersi di un problema cardiaco non gli ha dato scampo. Ma chi era Girolamo Vallone e perché riteniamo opportuno ricordarlo dopo così tanti anni dalla sua dipartita?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Girolamo Vallone di Brattirò, uomo bizzarro e geniale si è spento il 7 novembre del 1991</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Personaggio diventato leggenda nell’immaginario collettivo di questi luoghi</h4>
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<p>Sono passati esattamente  20 anni dalla morte di Girolamo Vallone di Brattirò, detto “Ballata”. Si è spento proprio il 7 novembre del 1991 all’età di 62 anni.  E’ morto praticamente da solo nella stanza del nosocomio vibonese senza avere neppure il tempo di chiedere soccorso al personale medico: il ripetersi di un problema cardiaco non gli ha dato scampo. Ma chi era Girolamo Vallone e perché riteniamo opportuno ricordarlo dopo così tanti anni dalla sua dipartita?<span id="more-20740"></span>La domanda su chi fosse Ballata è superflua per i brattiroesi e per moltissimi abitanti del circondario di Drapia-Tropea. Da queste parti Ballata è una vera e propria leggenda e  non c’è persona che non lo conosca. Lo ricordiamo perché era un personaggio bizzarro, di indubbia intelligenza (Diplomato al Liceo Classico di Vibo), spesso geniale, che arricchiva ed allietava le giornate della gente del luogo con le sue battute ironiche, pronte e, a volte, esilaranti. Ballata ha vissuto la vita con ironia, facendo della comicità e del sorriso il suo modo di essere e di rapportarsi con gli altri. Le sue vicende, gli innumerevoli aneddoti collegati alla sua figura, vengono trasmessi da generazione in generazione; specie a Brattirò, anche i ragazzini sanno chi era Ballata.</p>
<div id="attachment_20741" class="wp-caption alignright" style="width: 409px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/071111/.html/ballata-in-spiaggia-col-cappotto" rel="attachment wp-att-20741"><img class="size-full wp-image-20741  " title="Ballata in spiaggia col cappotto" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//Ballata-in-spiaggia-col-cappotto.jpg" alt="" width="399" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">Ballata in spiaggia col cappotto</p></div>
<p>Capita spesso che in paese, soprattutto nei momenti in cui si passa del tempo in gruppo, si raccontino le sue “gesta”, si ripetano le sue battute, diventate ormai patrimonio condiviso, sentire comune, quindi vera e propria cultura di questi luoghi. Celeberrimo e del tutto originale il modo attraverso cui Ballata “esorcizzava” l’insopportabile calura estiva. Ad agosto, con la spiaggia piena di turisti e vacanzieri provenienti da ogni parte del mondo, Ballata si recava in spiaggia a Formicoli, nel comune di Ricadi, e passeggiava tra i bagnanti col cappotto (si, avete capito bene: ad agosto col cappotto!), “lamentandosi” per il freddo (la foto qui a fianco testimonia inequivocabilmente quanto appena riportato). La gente che era in spiaggia, stupita e incuriosita, in quel contesto, in quel caldo insopportabile, magari lo prendeva per pazzo. Ma lui era tutt’altro che pazzo. Colto e perspicace, sapeva essere anche raffinato. Come tutti, Ballata aveva pregi e difetti. Da giovane fu un bell’uomo; per questo nella sua vita ha fatto anche l’attore (nome d’arte Marcello Monti), ma non gli è andata bene. E’ stato poliziotto a Livorno e poi in monastero per una pseudo vocazione vissuta col nome di Fra Daniele (si narra che durante le ore di penitenza anziché frustare simbolicamente le sue spalle, Ballata frustava con veemenza, ma senza far male,il frate davanti a lui). Infine è ritornato nel suo paese e si è ritirato tra la sua gente. A Brattirò viveva facendo il contadino. Tantissimi, ancora oggi, si recano di fronte alla lapide di Ballata, tappa quasi obbligata quando si fa visita ai defunti del cimitero comunale di Drapia. Lo salutano con un sorriso e, perché no, con una risata. Girolamo riposa in una cappella privata da 20 anni, come dicevamo in apertura del pezzo. Ma è ancora vivo e lo sarà per sempre  nell’immaginario collettivo di questi luoghi.</p>
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		<title>De Luca presenta il suo libro a Brattirò</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 08:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Brattirò]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica alle 18 Nei locali della ex scuola media Domenica 6 novembre alle ore 18, nei locali della ex scuola media di Brattirò (sede associazione Enotria) vi sarà la presentazione del libro &#8220;La terra di Filomena&#8221;, ultima opera del prof. Pasquale De Luca di Tropea. Tra gli interventi da segnalare la relazione della professoressa Elisabetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Domenica alle 18</h3>
<h4></h4>
<h4>Nei locali della ex scuola media</h4>
<p>Domenica 6 novembre alle ore 18, nei locali della ex scuola media di Brattirò (sede associazione Enotria) vi sarà la presentazione del libro &#8220;La terra di Filomena&#8221;, ultima opera del prof. Pasquale De Luca di Tropea. Tra gli interventi da segnalare la relazione della professoressa Elisabetta Rombolà, insegnante brattiroese in pensione.Modererà il dibattito il giovane e brillante Domeico Aiello. Esporrà, inoltre, le proprie opere l&#8217;artista Silvana Dell&#8217;Ordine.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/20678041111/.html/locandina-filomena-1" rel="attachment wp-att-20679"><img class="aligncenter size-large wp-image-20679" title="locandina filomena (1)" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//locandina-filomena-1-728x1024.jpg" alt="" width="437" height="614" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PD al PE</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 07:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Vallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Drapia]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovani Democratici Calabresi e amministratori provenienti da molte realtà della nostra regione hanno partecipato la settimana scorsa, ad un  workshop  intitolato “Politiche e Strumenti Europei per la sostenibilità”, organizzato a Bruxelles  dall’On. Andrea Cozzolino, Parlamentare Europeo del Pd . Lo scopo del corso è stato quello di ampliare la conoscenza su tematiche importanti come quelle ambientali attraverso una discussione tra dirigenti Europei, ricercatori e amministratori. Tra i tanti i partecipanti anche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Partito Democratico in visita al Parlamento Europeo</h3>
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<h4>Hanno partecipato anche il sindaco di Drapia Porcelli e Tania Ruffa</h4>
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<p>Giovani Democratici Calabresi e amministratori provenienti da molte realtà della nostra regione hanno partecipato la settimana scorsa, ad un  workshop  intitolato “Politiche e Strumenti Europei per la sostenibilità”, organizzato a Bruxelles  dall’On. Andrea Cozzolino, Parlamentare Europeo del Pd . Lo scopo del corso è stato quello di ampliare la conoscenza su tematiche importanti come quelle ambientali attraverso una discussione tra dirigenti Europei, ricercatori e amministratori. Tra i tanti i partecipanti anche<span id="more-20499"></span>: Alessandro Porcelli, sindaco di Drapia, Tania Ruffa, dirigente Gd della Provincia di Vibo Valentia e Roberto Iozzi Segretario provinciale Gd della provincia di Catanzaro.</p>
<div id="attachment_20500" class="wp-caption alignleft" style="width: 425px"><a href="http://www.tropeaedintorni.it/pd-al-pe271011/.html/tania-ruffa-ed-il-sindaco-di-drapia-alessandro-porcelli" rel="attachment wp-att-20500"><img class="size-full wp-image-20500    " title="Tania Ruffa ed il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli" src="http://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//Tania-Ruffa-ed-il-sindaco-di-Drapia-Alessandro-Porcelli.jpg" alt="" width="415" height="311" /></a><p class="wp-caption-text">Tania Ruffa ed il sindaco Porcelli</p></div>
<p>Il corso ha analizzato tutte le attività svolte in materia di Eco-innovazione,  dall’Istituto Nazionale del Commercio Estero (ICE) presente a Bruxelles.  Si è discusso di Ricerche e Sviluppo Tecnologico, Sistemi Energetici Sostenibili e Governance Ambientale, dando inoltre tantissime delucidazioni sui Fondi Europei nel periodo di programmazione 2007-2013.  Un momento di confronto tra varie realtà che ha messo in risalto quanto le politiche in materia di sviluppo  ambientale siano più che mai essenziali per il futuro del nostro territorio.</p>
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