Bruno di Longobucco

 Uomini illustri di Calabria

Maestro di medicina del Duecento

[Nel 2009] Con un Convegno di studi, un Premio internazionale riservato ai medici calabresi nel mondo e l’inaugurazione di un monumento a lui elevato in piazza, Longobucco ha voluto onorare e celebrare l’VIII centenario della nascita del suo figlio più illustre, Bruno “Longoburgense”.

Nato nella cittadina silana intorno al 1200, Bruno deve la sua fama all’opera di medicina “Chirurgia Magna”, da lui pubblicata a Padova nel gennaio 1252, in cui fa sfoggio della sua vasta dottrina medica mettendo insieme con metodo analitico personale la medicina classica con quella araba. L’opera è divisa in 2 parti di 20 capitoli ciascuna: nella prima si dilunga sulle ferite e sulle curé relative; nella seconda tratta di malattie specifiche e sulle cure da seguire.

È interessante ciò che l’autore scrive nella introduzione alla seconda parte, in cui rivela la sua identità e contemporaneamente ragguaglia sul contenuto complessivo del libro: “Dopo che io, Bruno da Longoburgo, nella prima parte di questo libro parlai sufficientemente delle soluzioni di continuo, tanto semplici quanto composte, secondo tutti i tipi, o amico (si tratta di Andrea da Vicenza), io mi propongo di dirigere il mio cammino, col favore della grazia divina sulla cura delle altre infermità, che sorgono tanto all’interno quanto all’esterno, in quanto appartengono alla chirurgia”.
Per lui la Chirurgia “è una operazione manuale sul corpo di un essere vivente, allo scopo di raggiungere la salute, oppure, come più chiaramente è esposto, la chirurgia è l’ultimo strumento della medi: cina.
Gli strumenti della medicina – continua – sono tre: mediante essi il medico può, con grande diligenza, attaccare le cause delle malattie; ed essi sono: la dieta, la pozione, la chirurgia”. Già nel sec. XIII mostrava modernamente di prediligere le cure naturali alternative a quelle mediche. Scrive ancora, infatti, che “se possiamo curare un uomo con la dieta, non lo cureremo con alcuna pozione” (farmaco).

Scrive Bruno da Longobucco: « Il compito dei chirurghi è quello di operare in tre casi: di congiungere le cose separate, separare quelle congiunte contro natura, di eliminare il superfluo».

A questa prima opera scientifica Bruno, su sollecitazione dell’amico Lazzaro di Padova, fece seguire la “Chirurgia Parva”, una specie di ampia sintesi della prima, in cui in 23 capitoli riprende succintamente le stesse tematiche dell’opera prima.
La profondità della dottrina, la chiarezza di idee, la puntualità delle cure assegnate ai pazienti hanno fatto di Bruno di Longobucco uno dei medici e scienziati più famosi ed apprezzati del suo secolo. Gli studi da lui fatti da giovane a Napoli, Salerno (sede della famosa scuola di medicina) e Bologna ne hanno fatto non solo un medico professionalmente preparato, ma un maestro.

Insegnò nelle Università di Padova, Verona, Napoli e pare alla Sorbona di Parigi. Morì intorno a11286 quando ormai la sua fama aveva superato ogni confine. Le sue opere, tradotte dal latino in varie lingue (italiano, tedesco, ebraico, ecc.), sono conservate in copia manoscritta del 1285 nella Biblioteca Apostolica Vaticana (codice Ottoboniano latino 2082) appartenuta al Card. Guglielmo Sirleto, altra insigne figura di calabrese del sec. XVI. Figurano inoltre nel codice membranaceo Vat. Lat. 8187 e nel Cod. Pal. 507 del sec. XV, conservato a Firenze.

Dalla Calabria a Padova dove nel 1286 morì Bruno di Longobucco: un busto e una strada dedicati a lui.

L’importanza della sua dottrina e l’intensità della fama goduta si rileva anche dal fatto che le sue opere furono tra le prime ad essere date alle stampe. Esse, infatti, vennero inserite nelle edizioni della Collectio Chirurgica dell’editore Boneto Locatello per Ottaviano Scoto, uscite a Venezia negli anni 1498 e 1499 (qualche decennio dopo l’invenzione della stampa), oltre che nell’edizione dell’Ars Chirurgica di Giunta nel 1546.

Un personaggio di tale caratura non poteva restare nel silenzio. Aver ricuperato, pertanto, alla memoria collettiva una figura così insigne ed averla proposta all’attenzione delle nuove generazioni a distanza di otto secoli è certamente meritorio e costituisce un pubbico atto di encomio ed un indubbio segno di civiltà e di amore alle proprie radici.
C’è da complimentarsi allora con chi si è prodigato in vario modo per il rilancio della figura e dell’opera del medico Bruno, che non appartiene solo a Longobucco, sua patria di origine, nè solo alla storia della medicina, ma alla umanità intera, che trova proprio in questi raccordi col passato gli stimoli vitali per progettare e costruire un futuro di speranza per le generazioni che verranno. Non c’è futuro senza amore e senza cura delle radici.
Quel monumento, opera dell’artista longobucchese Thomas Pirillo, innalzato nella piazza principale di Longobucco, sarà allora faro per tutti e richiamo ad una storia e ad una cultura che continuano a camminare e a creare spazi di umanità e di civiltà.

«La chirurgia, dunque, come comunemente viene definita, è un’operazione manuale nel corpo di un essere vivente tendente alla sua sanità, o, come più liberamente si indica, essa è l’estremo strumento della medicina» (Bruno da Longobucco).

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Ricerca fotografica e pagina scelta
da Salvatore Brugnano
In Calabria tra storia e costume
Ferrari editore 2003, pp.58-60

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