Cecità dell’uomo, cecità del mondo

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Cecità dell’uomo, cecità del mondo.

Mentre campagne assai meritorie si occupano della cecità fisica nel mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, poco ci si occupa della cecità morale e spirituale dell’uomo e del mondo. Si vive come se non si vedesse niente. Diceva un autore che noi siamo fatti metà di indifferenza e metà di cattiveria; ed è una vecchia abitudine dell’umanità il passare accanto ai morti e non vederli. Stiamo diventando tutti “ciechi”, che, pur vedendo, non vedono. Solo Cristo, luce del mondo, ci può guarire da questa cecità. Se lo vogliamo.

Dal Vangelo di questa domenica (cf Gv 9,1-10)
♦ In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva».

Luce che vince le tenebre
Il cieco acquista la luce quando si lava nella piscina di Siloe, “che significa inviato”: l’uomo diventa luce «nel Signore», l’Inviato.
Chi non riconosce Cristo, si rinchiude nella cecità e finisce, come i farisei, per confondere le tenebre della propria cecità con la luce della verità: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: “noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
In Gesù, Verbo incarnato nel quale trova vera luce il mistero dell’uomo (Gaudium et Spes, 22), viene offerta all’uomo la verità ultima sulla sua vita, senza la quale l’esistenza umana rimane enigma insolubile.
  Ognuno che si metta in seria e onesta ricerca della luce, si trova già sulla via che conduce a Cristo. Con questa luce possiamo anche noi “vedere il cuore” della realtà, oltre l’apparenza.

La “luce” è uno dei simboli originali delle Sacre Scritture. Essa annuncia la salvezza di Dio. Non è senza motivo che la luce è stata la prima ad essere creata per mettere un termine alle tenebre del caos (Gen 1,3-5).
Ecco la professione di fede dell’autore dei Salmi: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” (Sal 28,1). E il profeta dice: “Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).
Non bisogna quindi stupirsi se il Vangelo di san Giovanni riferisce a Gesù il simbolo della luce. Già il suo prologo dice della Parola divina, del Logos: “In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,4-5).
La luce è ciò che rischiara l’oscurità, ciò che libera dalla paura che ispirano le tenebre, ciò che dà un orientamento e permette di riconoscere la meta e la via. Senza luce, non c’è vita.

Dalle tenebre alla luce

  • Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono. (Salmo 115, 4-6).
  • Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. (Ef 5,8).
  • Gesù è la luce che illumina il cammino di ogni uomo.
Oggi poco ci si occupa della cecità morale e spirituale dell’uomo e del mondo. Si vive come se non si vedesse niente. Stiamo diventando tutti “ciechi”, che, pur vedendo, non vedono. Solo Cristo, luce del mondo, ci può guarire da questa cecità. Se lo vogliamo.

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