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Centro Storico da valorizzare

Andrebbe sfruttata meglio la vicinanza da Tropea

Una strategia di recupero nella tesi di laurea dell’arch. Pugliese

Panorama di Drapia e foto del centro storico - foto Vallone

Si è conservato quasi integralmente il centro storico di Drapia, paese dove ha sede il municipio dell’omonimo comune. Anche le altre tre frazioni, Gasponi, Caria e Brattirò posseggono gradevoli zone del vecchio centro abitato, ma quello di Drapia è forse il più suggestivo e certamente il meno “disturbato” da edifici costruiti o ristrutturati recentemente secondo criteri contrastanti con le altre abitazioni antiche. Tale patrimonio può rappresentare un elemento di sviluppo turistico se non altro per la posizione geografica di Drapia, a soli 3 km da Tropea. Negli immediati dintorni della rinomata cittadina tirrenica infatti non esiste un centro storico che racchiude ancora, nel complesso, la struttura originaria risalente al 1700-1800. Su tale aspetto, tuttavia, non si è mai puntato per sviluppare la zona, almeno non lo si è mai fatto con sufficiente convinzione sia da parte delle amministrazioni susseguitesi negli ultimi decenni che dei proprietari degli edifici. Queste strutture sono ora in uno stato di abbandono e, in alcuni casi, pericolanti. Drapia, pur essendo il paese che da il nome al comune, conta circa 200 unità di abitanti effettivi, ma una volta, come testimonia la bellezza dei portici e degli antichi palazzi era un centro sviluppato. Per questo motivo, probabilmente, nel 1812 venne individuato come capoluogo comunale. L’emigrazione, soprattutto in alcune fasi storiche, ha letteralmente decimato la popolazione e, di conseguenza, favorito l’abbandono delle abitazioni che, paradossalmente, proprio a causa di questa atavica mancanza di ristrutturazioni, si sta lentamente tramutando in una risorsa. Ma manca anzitutto un collegamento con Tropea attraverso mezzi pubblici, condizione essenziale e preliminare per collegare Drapia alla vicinissima costa, e manca, cosa anch’essa molto importante, una normativa ad hoc che imponga a coloro che intendono eventualmente ristrutturale gli edifici di adoperare tecniche, intonaci e colori coerenti con l’immagine antica del borgo. In passato, proprio a dimostrazione di questa cecità e assenza di sensibilità, è stato distribuito sugli antichi lastroni che piastrellavano le vie del paese un orrendo strato di bitume che oggigiorno stona terribilmente con il resto dei palazzi e delle case. Negli ultimi anni tuttavia è stata avanzata da più parti l’idea di costruire un paese-albergo proprio a Drapia. Sarebbe bello vedere queste vie e queste case rivivere, magari pullulanti di botteghe di antichi artigiani. Forse si tratta solo di un sogno, ma non si sa mai, si può avverare. Importante, secondo noi, è che comunque si cominci a parlare, che maturi una nuova sensibilità e quando si presenteranno o si creeranno le giuste occasioni aver così già  maturato la consapevolezza di poterle cavalcare con efficacia e convinzione. Parlando con uno degli architetti del comune, Raffaele Pugliese di Brattirò, siamo inoltre venuti a sapere che lo stesso professionista, nella sua tesi di laurea del 1991, si è occupato proprio del centro storico di Drapia. Il lavoro, intitolato appunto “Piano di recupero del centro storico di Drapia” ha avuto come relatore il prof. Francesco Di Paola dell’Università di Messina e, per ovvi motivi, potrebbe tornare utile a coloro che hanno intenzione di intraprendere un’iniziativa seria e concreta per riqualificare il borgo. E’ uno studio molto approfondito, con tante notizie di carattere storico corredate da carteggi, planimetrie e cose di questo genere. Ne diamo notizia sperando che possa servire a qualcuno ed a qualcosa, e chiudiamo il nostro pezzo con un breve passo ma significativo, estrapolato proprio dalla medesima tesi di laurea e invitiamo a riflettere soprattutto sulle ultime sette parole che leggerete: “il centro storico ha una qualità oggettiva che si basa sulla complessità del tessuto urbano e sulla multiformità delle esperienze visive che offre; così accanto ad elementi emergenti (chiese, palazzi) offre una edilizia del connettivo che nel suo insieme assume un valore inestimabile”.

Mario Vallone
8 marzo 2010

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