Che pazzo sono stato

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

 

001b-Matto Che pazzo sono stato.

“Che pazzo sono stato… Chi me l’ha fatto fare?…” – A volte l’abbiamo detto anche noi, in qualche momento di sconforto o di stanchezza, dopo esserci spesi per far del bene agli altri. Ma Qualcuno ci ha mandato un angelo a darci un incoraggiamento per andare avanti…  A volte un angelo tutto di carne.

Il noto medico, musicista, letterato e filantropo Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace 1952, noto in tutto il modo per il suo amore per la musica e per il prossimo, ebbe a confidare:
« Rinunciai alla mia posizione di professore all’Università di Strasburgo, al mio lavoro letterario, al mio organo, che suonavo tra l’ammirazione di tutti, per andare in Africa Equatoriale, come dottore.
In che modo arrivai a questa decisione?
Avevo letto delle miserie fisiche degli indigeni, che abitavano le foreste vergini; avevo sentito parlare di loro dai missionari.
Più vi pensavo, più mi sembrava strano che noi europei ci prendessimo così poca cura del grande compito umanitario, che ci si offriva in quelle lontane contrade. Mi sembrava che la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro si riferisse direttamente a noi.
Allo stesso modo del ricco epulone, così anche noi pecchiamo contro il povero uomo, che chiede alla tavola della nostra abbondanza un po’ di vita!
Così mi decisi ».

* * *

Un giorno mezzo disperato, Albert Schweitzer, si lasciò cadere stanco su una sedia del suo ambulatorio dell’ospedale che aveva costruito con tanta fatica a Lambaréné, per il bene degli indigeni dell’Africa Equatoriale Francese. Si lasciò sfuggire dal cuore questo lamento:
– Che matto sono stato a venire qui in Africa a curare negri selvaggi come questi!
Al che Giuseppe, un negro che fungeva d’aiutante, rispose pacatamente:
Sì, dottore, qui sulla terra lei è un matto; ma in cielo, no!

Bibbia. Primo Libro dei Re.
Elia si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro, desideroso di morire…  Venne l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio (cf. cap. 19, 4-8).

Chi non vive per servire gli altri, perché vive?...  La vita di tanti testimoni dimostra che solo l'amore vissuto per gli altri dà senso pieno alla vita, anche se essi stessi hanno dovuto fare i conti con il loro carattere, come dimostra questa piccola storia sul dottor  Albert Schweitzer.
Chi non vive per servire gli altri, perché vive?… La vita di tanti testimoni dimostra che solo l’amore vissuto per gli altri dà senso pieno alla vita, anche se essi stessi hanno dovuto fare i conti con il loro carattere, come dimostra questa piccola storia sul dottor Albert Schweitzer.
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