Come un delinquente

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Come un delinquente.

Si moltiplicano negli ultimi tempi storie dolorose di persone giudicate all’istante, solo perché gli occhi hanno visto quello che hanno visto. Il sospetto, la gelosia, il rancore spesso danno un completamento sbagliato a quanto inizialmente hanno visto gli occhi. Pertanto rimane sempre valido l’ammonimento di Gesù: “Non giudicate, per non essere giudicati!” (Matteo 7,1). E quante volte, prima del processo della giustizia, arriva già la nostra condanna Ecco una storia abbastanza significativa.

♦ Mattia è un mio amico da tanti anni. Quando abitavo a Roma lo incontravo spesso, ora che sono a Verona non ho più l’occasione di vederlo, ma solo di sentirlo di tanto in tanto al telefono. Da appena un’ora mi ha telefonato per farmi gli auguri di buon onomastico.
Tra una battuta e l’altra, mi rivela cose che mi lasciano strabiliato per la santità che traspare dalle sue parole. Conosco il suo passato e le malattie che ha attraversato, e mi complimento con lui per i miracoli di guarigione che Dio gli ha concesso.
♦ Mattia prende la palla al balzo per raccontarmi, anche grazie agli scherzi della salute, di averne passate di tutti i colori.

♦ “Tra l’altro, ho provato cosa significhi essere trattato da delinquente. Così mi ha considerato, così mi ha giudicato un amico per tanto tempo. A causa d’uno svenimento che mi aveva colpito mentre camminavo da solo, venni raccolto sul ciglio della strada da due carabinieri che passavano di là.
“Dopo avermi sollevato, poiché non riuscivo a reggermi in piedi, essi mi sostenevano tenendomi stretto per le braccia. In quel tratto di strada, proprio in quel momento, passò un mio amico e mi vide tra due gendarmi. Incrociando il suo sguardo compresi che si vergognava di me: ai suoi occhi ero un delinquente, arrestato dai carabinieri”.
“Non avevo né fiato, né forze per rassicurarlo della mia innocenza. Non ebbi neppure il tempo di farlo, né di spiegargli l’equivoco, perché tirò dritto senza avvicinarsi. Mi rasserenai soltanto pensandomi un po’ simile a quel Gesù che, innocente, è stato trascinato come un delinquente da un tribunale all’altro”.
“Per grazia di Dio, sono così convinto di non essere niente, che quando qualcuno parla bene di me o mi dà qualche lode, penso che sbagli persona: allora trasformo questi momenti in preghiera, ripetendo a Gesù: ‘Tu sai che certo si ingannano perché il bene che vedono in me, lo devono riferire solo a te’”.

Grazie, Mattia.
(fonte p. Andrea Panont su zenit.org 7/10/2016).

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Si moltiplicano negli ultimi tempi storie dolorose di persone giudicate all’istante, solo perché gli occhi hanno visto quello che hanno visto. Il sospetto, la gelosia, il rancore spesso danno un completamento sbagliato a quanto inizialmente hanno visto gli occhi. Pertanto rimane sempre valido l’ammonimento di Gesù: “Non giudicate, per non essere giudicati!” (Matteo 7,1).
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