Con un rosario di molliche di pane

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

255a-bukowinskiCon un rosario di molliche
di pane.

Domenica 11 settembre il cardinale Amato ha presieduto in Kazakhstan la beatificazione di Ladislao Bukowinski. A tracciarne il ritratto e a proporlo come esempio per tutti i cristiani è stato il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che domenica 11 settembre, nella cattedrale di Karaganda, ha presieduto a nome del Papa la messa per la beatificazione del sacerdote. – Davanti a storie come queste ci si sente sempre discepoli disponibili ad imparare.

♦ «L’uomo della speranza»: questo fu Ladislao Bukowinski (1904-1974) per i suoi compagni di prigionia nei lager sovietici e per i cattolici del Kazakhstan, tra i quali, dal 1956 fino alla morte nel 1974, egli fu apostolo della fede.
♦ Attraverso i dolorosi passaggi della biografia di Bukowinski — i processi, le detenzioni, i lavori forzati nelle miniere di rame, le messe clandestine e gli aiuti ai più poveri nei villaggi kazaki — il cardinale Angelo Amato ha ripercorso nell’omelia i tratti caratteristici della spiritualità del nuovo beato: sacerdote dalla fede «profonda, solida, incrollabile, come quella di Abramo» e «missionario coraggioso di Cristo nei vasti territori dell’Europa orientale, dove allora regnava un’ideologia repressiva, che cercava di estirpare dal cuore dell’uomo ogni sentimento religioso».
♦ I processi e i lager diventavano per lui i pulpiti da quali non si stancava mai di educare all’amore di Dio e alla riconciliazione con il prossimo, ripetendo spesso: «La fede spezza i muri».
Sono numerosi gli aneddoti ricordati per descrivere lo spessore interiore di quest’uomo che fu perseguitato da nazisti e comunisti e che, in mezzo a un popolo umiliato e oppresso, non si stancò mai di portare speranza, serenità e consolazione.
♦ Quando, ad esempio, nel 1940 fu imprigionato a Luck e il giudice inveì contro di lui urlandogli che in quel luogo era proibito pregare, lui rispose: «Si calmi. In futuro pregherò in modo che lei non se ne accorga».  E, nonostante le proibizioni, trovava davvero ogni modo per rendere lode a Dio.
«Durante la prigionia — ha ricordato il cardinale Amato — il suo rosario era fatto di palline di pane legate con lo spago e con una croce di filo di ferro».
(fonte: Osservatore Romano, 12 settembre 2016).

«L’uomo della speranza»: questo fu Ladislao Bukowinski per i suoi compagni di prigionia nei lager sovietici e per i cattolici del Kazakhstan, tra i quali, dal 1956 fino alla morte nel 1974, egli fu apostolo della fede. missionario coraggioso di Cristo nei vasti territori dell’Europa orientale, dove allora regnava un’ideologia repressiva, che cercava di estirpare dal cuore dell’uomo ogni sentimento religioso».
Uomo della speranza fu Ladislao Bukowinski per i suoi compagni di prigionia nei lager sovietici e per i cattolici del Kazakhstan, tra i quali, dal 1956 fino alla morte nel 1974, egli fu apostolo della fede. Missionario coraggioso di Cristo nei vasti territori dell’Europa orientale, dove allora regnava un’ideologia repressiva, che cercava di estirpare dal cuore dell’uomo ogni sentimento religioso.
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