Curiosità dalla storia: Le navi di Nemi 5/9

Il sigillo sui condotti in piombo permise di attribuire le navi all’imperatore Caligola

Gli oggetti più noti delle navi di Nemi sono senza dubbio i bronzi, elementi decorativi posti a coronamento dei timoni e delle testate delle travi che sono divenuti di fatto il simbolo stesso delle navi

Il sigillo sui condotti in piombo permise di attribuire le navi all’imperatore Caligola

Il legno usato per la costruzione delle navi proveniva dai boschi circostanti il lago e dagli Appennini, ed era accuratamente scelto in funzione delle esigenze costruttive. Particolarmente accurato l’impiego di chiodi e graffe (in rame). Per evitare corrosioni del metallo dovute al contatto diretto col legno, i chiodi erano stati incapsulati in apposite bussole cilindriche di legno dolce, evitando così anche il rischio di spaccature. La carena era impermeabilizzata con un rivestimento di lana impregnata in una miscela di pece vegetale, bitume e colofonia su cui erano applicate lamine di piombo. Tra i macchinari recuperati risultarono particolarmente interessanti un bozzello proveniente dalla seconda nave utilizzato per gli ormeggi, una noria e una pompa a stantuffo usate per tirare su l’acqua dalla sentina. Per alimentare il serbato d’acqua furono utilizzati condotti in piombo sui quali era apposto il sigillo di Gaio Cesare Augusto Germanico, elemento che ha permesso di attribuire le navi all’imperatore Caligola. Furono inoltre recuperati un rubinetto bronzeo ancora perfettamente funzionante e una piattaforma girevole su sfere. Fu recuperata l’impalcatura dei timoni della prima nave e un asse di uno dei timoni che aveva ad un’estremità una ghiera in bronzo con una testa di leone e all’altra una serie di tacche per l’agganciamento della pinna. Particolarmente importante fu il ritrovamento delle due ancore, una in ferro rivestita in legno con ceppo mobile e l’altra in legno con il ceppo in piombo. L’importanza di questo ritrovamento sta nel fatto che è stato possibile far risalire ad epoca romana l’invenzione dell’ancora a ceppo mobile che si riteneva fosse stata inventata nel XIX secolo dalla Marina inglese e per questo chiamata ancora Ammiragliato. Con un’apposita ordinanza del 1938 la Marina disponeva che da allora questo tipo di ancora si sarebbe chiamata ancora Romana.
L’abbassamento del livello del lago tra le altre cose mise in luce lungo la riva meridionale i resti di un’antica banchina realizzata in blocchi squadrati di tufo e lungo il perimetro del lago i resti di una palizzata lignea, che oltre a proteggere le rive sosteneva una strada. La palizzata era costruita in legno di cerro, abete e quercia ed era costituita da due filari paralleli di travi distanti circa 1 metro l’uno dall’altro e un terzo filare poco distante (circa 10 metri).
Gli oggetti più noti delle navi di Nemi sono senza dubbio i bronzi, elementi decorativi posti a coronamento dei timoni e delle testate delle travi che sono divenuti di fatto il simbolo stesso delle navi. Si tratta complessivamente di 12 cassette decorative (8 di queste cassette riportano protomi ferine) 1 è decorata con una testa di Medusa, altre tre mostrano un avambraccio umano. Infine 2 calotte cilindriche con teste di leone decoravano gli assi di due timoni. Oggetto singolare è una balaustra della seconda nave con erme bifronti che decorano i piastrini. Le immagini che decorano le cassette hanno tutte un significato Apotropaico. Gli animali sono rappresentati in atteggiamento feroce, con pelo scompigliato, le orecchie tese all’indietro, le sopracciglia aggrottate e le fauci minacciosamente aperte nell’atto di digrignare i denti che stringono l’anello per l’attracco. Probabilmente la funzione di questi bronzi fu puramente decorativa in quanto, da studi effettuati, mancano i segni dell’usura che diversamente sarebbero stati inevitabili. I bronzi delle navi di Nemi dovettero avere un grande successo all’epoca del recupero. Nell’era fascista infatti questi soggetti e in particolare le teste di lupo furono largamente adoperati insieme ai rostri e ai fasci Littori per decorare edifici e monumenti.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.