Curiosità dalla storia: Le navi di Nemi 4/9

La nave “Palazzo” e la nave “Tempio”, ma è impossibile determinate la struttura architettonica

Gli incastri dei legni delle navi furono giudicati perfetti, la carena era stata rivestita con un tessuto di lana imbevuto di sostanze impermeabili e rivestita a sua volta da fogli di piombo fissati allo scafo con chiodi di rame

Ciò che colpì gli esperti quando iniziarono a “studiare” le navi di Nemi, fu la loro robustezza e elasticità. Le due navi si differenziano per pochi particolari. Gli studiosi hanno calcolato che sulla prima nave fu costruito un palazzo di 600 tonnellate. La seconda è leggermente più lunga e più larga della prima e monta una struttura sporgente che con ogni probabilità ospitava i vogatori. Il ponte aveva una superficie larga 30 metri e lunga 60 (1800 meri quadri – lo spazio che occupano circa 5 campi da tennis). Quest’area ospitava il tempio con il peristilio nel quale prendevano posto i sacerdoti e i partecipanti alla cerimonia.
Gli incastri dei legni delle navi furono giudicati perfetti, la carena era stata rivestita con un tessuto di lana imbevuto di sostanze impermeabili e rivestita a sua volta da fogli di piombo fissati allo scafo con chiodi di rame.
Le navi furono costruite con un criterio di conformazione del guscio prima che venissero messe le strutture portanti. Un guscio di tavole cucite dalle biette (cuneo di legno) e ognuna delle cinte laterali segna la fase della crescita del guscio. Il guscio era formato da tanti spicchi aggiunti uno dopo l’altro e coperti dal ponte poggiato sui balli trasversali.
Al tempo del recupero quel poco che rimaneva degli edifici delle navi era crollato e i resti erano sui ponti e fuori dalle imbarcazioni. Gli oggetti recuperati diedero la possibilità agli studiosi di rendersi conto di quanto fossero sofisticate le sovrastrutture delle navi.
È impossibile determinate la struttura architettonica degli edifici. Studi recenti hanno messo ordine sui ponti delle due navi e ci consentono di rivederle nel loro antico splendore. La prima nave aveva degli edifici difficilmente ricostruibili perché son rimasti pochi elementi architettonici. Da quello che è rimasto pare accertato che avesse avuto un edificio molto importante al centro costruito su tubi di terracotta annegati nel calcestruzzo e verso poppa c’era un edificio continuo che arrivava fino all’estremità. A prua probabilmente c’era un altro edificio.
Lo scafo della prima nave era lungo 71 metri e 30 centimetri e largo 20 metri. La carena aveva una curvatura analoga a quella tuttora in uso per le imbarcazioni a vela, che ne agevolava la stabilità anche a pieno carico, realizzata in funzione delle pesanti sovrastrutture che doveva sostenere. Delle sovrastrutture sono state trovate numerose tracce che hanno permesso di ipotizzare la loro forma e la loro funzione. La maggiore concentrazione a poppa degli elementi di porte, finestre e tegole fa pensare che qui si trovassero gli ambienti chiusi, mentre a prua, dove è maggiore era il materiale decorativo, potevano trovarsi edicole e padiglioni. La presenza di impianti idraulici e termici inoltre, rende certa la presenza di terme e ambienti riscaldati.
Il mancato ritrovamento dei tesori fantasticati dal recupero della prima nave fece sorgere perplessità sull’opportunità di continuare l’impresa per il recupero della seconda nave. Ma il caparbio interessamento del presidente della commissione, l’archeologo Corrado Ricci, ebbe la meglio sui pareri opposti. Nell’ottobre del 1932, la seconda nave veniva trasportata accanto alla prima. La seconda nave era leggermente più grande della prima: 73 metri di lunghezza, 24 di larghezza e 2 metri e mezzo di altezza. Rispetto all’altra nave, presentava una particolarità: la simmetria della prua e della poppa e la presenza – come abbiamo già detto – di una balaustra con apposticcio esterno ai fianchi, formato da un doppio ordine di bagli. Esistono varie ipotesi sulla funzione dell’apposticcio. Si pensa che nell’intercapedine alta 1,20 metri avrebbero trovato posto i vogatori. Secondo un’altra ipotesi la balaustra avrebbe avuto la semplice funzione di camminamento o sosta per l’imperatore e il suo seguito. Alle estremità l’apposticcio sosteneva 4 timoni, la cui semplice manovra permetteva l’inversione di marcia, indispensabile per una nave così grande in un lago così piccolo. Anche su questa nave si sono travati parti di pavimento, cerniere di porte e finestre che rendono sicura la presenza di ambienti chiusi riccamente decorati. Nel dicembre del 1931 fu ritrovato un battellino contemporaneo alle navi in ottimo stato di conservazione e furono recuperate alcune piroghe di età protostorica lunghe circa 5 metri e scavate in tronchi d’albero.
Nella seconda nave quindi abbiamo un maggior numero di fondazioni e un maggior numero di elementi architettonici. L’edificio principale della seconda nave era con ogni probabilità un tempio messo tra centro e metà posteriore della nave. Davanti a questo tempio andando verso prua c’era un cortile, un peristilio attorniato dalle colonne. Verso prua c’era ancora un altro edificio, probabilmente simile ad un teatro con mensole e archetti. Questa nave non era altri che un tempio galleggiante.

Continua…

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.