È la prima volta…

Obiettivo: determinare un dibattito pubblico sullo stato della politica

Riflessioni su Parghelia nell’intento di provocare una reazione pubblica

Andrea Locane
Andrea Locane

È la prima volta, da quando le mie riflessioni vengono pubblicate su questo giornale online, che riesco nell’intento di provocare una reazione pubblica. Quella – sia pure emotiva, poco razionale,semplicistica, superficiale e simpaticamente scomposta – di un amministratore pubblico appartenente alla maggioranza del mio Comune di nascita, il quale, tra le tante cose che scrive e che non posso rintuzzare dalla prima all’ultima per ovvie ragioni di tempo e di spazio, mi manda a dire, papale papale, che le citazioni fatte nella mia ultima lettera – contenenti opinioni tratte da scritti di eminenti cultori di politologia come, ad esempio, Norberto Bobbio – ” poste a sostegno di un filo logico inconsistente”(sic!), sono “divertenti”.
Prima di ogni altra cosa, devo dire,  con estrema sincerità, d’essere soddisfatto del fatto che ho raggiunto, dopo tante fatiche, un obiettivo:determinare un dibattito pubblico sullo stato della politica a Parghelia, sperando che l’intervento di un politico “fatto in casa” ne sia solo l’inizio.
Quanto al divertimento che ho procurato con le mie citazioni, devo confessare pubblicamente, e senza alcuna vergogna, che anch’io mi diverto un mondo tutte le volte che leggo le opere di famosi cultori, italiani e non, di scienza e di filosofia della politica ( naturalmente ogni paragone con quanto scrivo io è improponibile !), come Bobbio, Sartori, Calise, Viroli, Rawls, Krippendorff, Sen, Harendt e via avanti, come dicono i miei concittadini goriziani. Mi diverto a tal punto che rido fino alle lacrime, a crepapelle, tanto da farmi prendere da una crisi diaframmatica.Mi succede cioè che le risate causate dalla lettura di tali opere, mi fanno andare fuori di testa e quindi perdo il controllo del diaframma, che, come tutti sanno, è un muscolo involontario che viene attivato e messo in moto ogni volta che, per qualche motivo, moriamo dal ridere, senza freni e convulsamente.Ciò mi sta capitando, nonostante le opportune misure prese, anche in questi giorni :infatti, sto leggendo, immerso in un caldo torrido, da cima a fondo e per la quarta volta, la “Politica” di Aristotele.
A questo punto, mettendo da parte il sarcasmo, che mi auguro abbia divertito quanto e più delle…. “citazioni”, che adopero sempre volentieri, sono dell’idea che sia opportuno ribadire cosa si debba intendere per politica. Faccio questo a esclusivo beneficio di chi ha deciso, poco tempo fa, improvvisamente e improvvidamente, di praticarla la politica, sia pure a livello e in ambito locale e di scendere in campo, come si usa dire oggi.
Faccio ricorso, ancora una volta, perché da cristiano-laico voglio bene al prossimo e vorrei farlo divertire e ridere in continuazione,, a una citazione. Secondo Aristotele, che io trovo sempre di una modernità e attualità sconcertanti -autore tra l’altro, come è noto, del primo trattato sull’attività politica dal titolo,appunto, “Politica”-  essa è ” l’amministrazione della città per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano; un termine che si applica tanto all’attività di chi si trova a governare quanto al confronto ideale finalizzato all’attività di governo o di opposizione”. Tutto moderno e chiaro, no? Fa bene ricordarlo spesso e capire che è proprio da quanto afferma il sommo pensatore che bisogna ripartire, anche in una microscopica cominità come il nostro paesello.
Confronto, partecipazione, strategia amministrativa, queste sono le parole chiave che possono dare credibilità a una classe politica in difficoltà e concretezza alle tante idee e  ai progetti di politica amministrativa- primi fra tutti quelli ambientali in senso lato – annunciati, gridati nel corso della campagna elettorale del novembre scorso e formalizzati nei programmi politico-amministrativi presentati all’elettorato pargheliese. Nessuno può negare che attualmente – nonostante le cose buone fatte come la riorganizzazione della macchina comunale – ci sia un deficit di elaborazione programmatica che non giova alla vita sociale del paese. Di tutto ciò si colgono facilmente i segni e le cause : la circolazione di idee e il dialogo tra maggioranza e opposizione, tranne qualche sprazzo in tema di sicurezza, sono entrati in corto circuito. Questa situazione porta allo sgretolamento della politica : si dovrebbero a questo punto organizzare e realizzare incontri e dibattiti pubblici per vedere, tutti insieme, cosa si possa fare per avviare un concreto rilancio e una vera rinascita di Parghelia.
I programmi, presentati nel novembre scorso agli elettori dalle due liste concorrenti, potrebbero trovare un’adeguata sintesi ed essere la linea guida di una politica nuova.
Non dimenticando che il filo diretto con la gente potrebbe essere una risorsa nel selezionare l’agenda delle cose da fare, anche per evitare che quanto scritto nei programmi elettorali sia archiviato come il solito “libro dei sogni”. Spetta quindi a tutti i politici, che attualmente occupano il proscenio pubblico pargheliese, sbrogliare la matassa dei numerosi problemi – cominciando da quello relativo alla bonifica dei tetti coperti da lastre di eternit – ancora senza soluzione, avviando una concreta collaborazione, senza riserve mentali.
Per fare tutto ciò non si può prescindere da una discussione pubblica e da una partecipazione popolare. Deve – repetita iuvant – essere assegnato un posto di primaria importanza al dibattito pubblico nella pratica politica, non semplicemente attraverso e in vista di elezioni.Perché il coinvolgimento dei cittadini nell’amministrazione del Comune ha esigenze che vanno ben oltre l’urna elettorale.
Non basta il fatto che la gente “ci viene a trovare in municipio come a casa”! Se il tanto strombazzato coinvolgimento dei cittadini nell’attività amministrativa si dovesse ridurre a qiesto, si potrebbe correre il rischio di scivolare in un’ anacronistica politica paternalistica e clientelare, che non si addice alla gestione della cosa pubblica.
Prima di finire, vorrei spiegare che con i termini “nomenklatura” e “bunkers”, da me usati in passato e giudicati,  dal pubblico amministratore che sono riuscito a…stanare, “ridicoli”, se rapportati al contesto politico locale, ho voluto indicare solo un modo di far politica, un modo di pensare, una forma mentis e non dei raggruppamenti politici o dei luoghi reali.
Come si può facilmente constatare, mi sono servito, come sempre, delle parole per esprimere il mio pensiero e le mie opinioni e non ho usato la vuvuzela, che non so, comunque, suonare.Perché “[…] la natura […] non fa niente senza scopo e l’uomo, solo tra gli animali, ha la parola […..] per esprimere ciò che è giovevole e ciò che è nocivo e, di conseguenza, il giusto e l’ingiusto […]”. Lo ha scritto Aristotele ed io  lo cito per far divertire e ridere, fino in fondo, chi avrà voglia di leggermi.

Condividi l'articolo