Effatà. Apriti.

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

 

Effatà. Apriti!

bambino-disegnoEffatà. Apriti! – E’ il grido di Gesù rivolto ad un sordomuto, mentre lo guariva dalla sua malattia. – Effatà. Apriti! è l’invito che viene rivolto durante il rito del battesimo a colui che intende aderire a Cristo con sua volontaria decisione o per mezzo dei genitori, se si tratta di un bambino. – Effatà. Apriti! E il cuore, purtroppo, resta ultimo ad aprirsi. Che l’Anno della Misericordia porti maggiore impegno nel cuore, per non farci rimanere indietro sull’orologio dell’amore, come nella triste vicenda del piccolo Aylan e di tanti altri profughi in cerca di una vita migliore.

Effatà. Apriti! – Portarono a Gesù un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!»
(dal vangelo di questa domenica 6 settembre 2015 – Marco 7,31-37).

♦ Effatà. Apriti! – E… finalmente il cuore sembra essersi aperto.
“Le immagini che vediamo stringono il cuore e strapazzano l’anima. Lo dico da padre prima ancora che da primo ministro”, ha detto il premier Matteo Renzi… e con lui tanti leaders politici.
C’è voluta l’immagine del piccolo Aylan, bimbo siriano di soli tre anni che, ancora vestito e con le scarpe allacciate, giace morto a faccia in giù su una spiaggia, per aprire una breccia nel cuore di tanta gente.
Commozione, frustrazione, rabbia, indignazione. Sono i sentimenti che ha suscitato in ogni parte del mondo l’immagine – diffusa per prima dal quotidiano inglese The Indipendent – del piccolo Aylan, il bimbo siriano di soli tre anni che, ancora vestito e con le scarpe allacciate, giace morto a faccia in giù su una spiaggia di Bodrum, paradiso turistico della Turchia. Aylan proveniva dalla città curda di Kobane ed era diretto verso l’isola di Kos, in Grecia, prima di morire annegato insieme alla mamma e al fratellino Galip, di cinque anni. L’unico superstite è il padre che ha ora annunciato di voler tornare nel suo paese martoriato per seppellire i suoi cari.
La foto drammatica è stata pubblicata sulle prime pagine di diversi giornali e ha fatto subito il giro del web, divenendo virale soprattutto social network, dove è stata assunta a simbolo della tragedia dei migranti e dello sdegno del popolo del web (e non solo) di fronte alla indifferenza della comunità europea verso questa strage silenziosa.
Insieme ad essa ha avuto grande diffusione anche l’immagine dell’agente turco che, con il volto tirato, solleva il piccolo corpicino per portarlo via dal mare.
(fonte: zenit.org).

C'è voluta l'immagine del piccolo Aylan, bimbo siriano di soli tre anni che, ancora vestito e con le scarpe allacciate, giace morto a faccia in giù su una spiaggia, per aprire una breccia nel cuore di tanta gente.Il dipinto al centro, pubblicato su Facebook, fa sperare che Aylan sia cullato tra le braccia di Dio.
C’è voluta l’immagine del piccolo Aylan, bimbo siriano di soli tre anni che, ancora vestito e con le scarpe allacciate, giace morto a faccia in giù su una spiaggia, per aprire una breccia nel cuore di tanta gente.Il dipinto al centro, pubblicato su Facebook, fa sperare che Aylan sia cullato tra le braccia di Dio.

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