Ennio Mario Sodano nuovo prefetto

Gentile prefetto Sodano, questa è una terra difficile. Ne avrà sentito parlare, anche a Milano. Conoscerà le drammatiche vicende di Federica Monteleone e Eva Ruscio. Saprà che il 3 luglio 2006 il Vibonese è stato devastato da un’alluvione che ha mietuto lutti e dolore. Imparerà a conoscere un territorio in cui si registra un tasso di disoccupazione del 30% e un indice di permeabilità mafiosa, elaborato dall’Eurispes, secondo il quale tre cittadini su dieci sono legati o simpatizzanti con la ‘ndrangheta. Di fronte a tutto questo, tra i suoi predecessori, soltanto il prefetto Paola Basilone ha saputo rappresentare fino in fondo l’autorevolezza di uno Stato che se vuole può fare la sua parte. Gli altri si sono limitati allo stretto indispensabile, rimanendo rinchiusi nel proprio ufficio e firmando protocolli. Da queste parti, però, convegni e protocolli non servono più, serve invece uno Stato che esca fuori dalle stanze ovattate e stia sulle strade. Sappia che può disporre di forze dell’ordine all’altezza. Gli organici sono esigui per un territorio ad elevata densità criminale come questo, ma chi c’è sa lavorar bene. Guardi i risultati, conseguiti dal 2002 fino a oggi. Sappia anche che su questa provincia opera un grande magistrato, il pm antimafia Marisa Manzini: prenda informazioni su chi comandava questa terra desolata prima del suo arrivo e, soprattutto, prima dell’arrivo di due superpoliziotti, Rodolfo Ruperti e Fabio Zampaglione, che sono stati recentemente trasferiti. Vada a trovare la dottoressa Manzini, saprà illuminarla. Non dia molto credito, invece, alla politica, che da queste parti fagocita ogni cosa. Le spiego meglio. Paradossalmente, da anni registriamo i più bassi indici di qualità della vita e un consenso popolare sempre crescente nei confronti di chi governa. Questo avviene perché il voto qui è controllato. E la mafia c’entra poco. E’ il bisogno che controlla il voto e il cittadino preferisce avere una porta a cui bussare e chiedere un favore al potente di turno e non dare fiducia a un progetto organico di sviluppo, ammesso che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di proporlo. Verranno perciò a trovarla flotte di precari che chiederanno una sua mediazione con la Regione per la proroga di un contratto o per la stabilizzazione. Sappia – perché questo le organizzazioni sindacali non glielo diranno – che una parte di questi ha davvero bisogno di lavorare, un’altra è stata beneficiata dalle consuete pratiche nepotistiche e clientelari di una classe politica che nega pari opportunità ai giovani disoccupati. E ancora, gentile prefetto, sappia che ci sono una decina di sindaci validi nella provincia. Gli altri… beh, se sarà attento se ne renderà conto. Non che tutti questi siano compromessi, per carità. Ma per amministrare realtà di frontiera come le nostre, oltre che capacità, ci vuole coraggio. Pensi che qualcuno ha anche istituito l’assessorato alla Legalità, ma a costituirsi parte civile nei processi di mafia neanche ci pensa. Tenga gli occhi aperti, prefetto Sodano, sulla costruzione del nuovo ospedale. E si rifiuti, qualora dovessero proporglielo, di dare un colpo di cazzuola nel giorno della posa della futura prima pietra. Perché una prima pietra lì c’è già e dietro la cerimonia per la sua posa si cela ilpiù grande scandalo della storia di questo territorio, con colletti bianchi, grembiulini sporchi e lobby politico-imprenditorial-militari coinvolte in un turbine di mazzette. Chieda notizie in merito, capirà perché di sanità qui si muore. Buon lavoro, prefetto Sodano, benvenuto nella terra dove solitamente a vincere sono i cattivi. Se vorrà rimboccarsi le maniche, i vibonesi onesti saranno tutti dalla sua parte.

Pietro Comito

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