F.C.D. Tropea, un sodalizio fondato nel 2010, getta la spugna

C.S. del presidente Gaetano Lo Scalzo

La società si è sempre dovuta trovare a fare i conti con tre enormi problematiche: innanzitutto quelle di natura economica

La dolorosa scelta di ritirare la squadra dal campionato di I categoria “Girone C” Calabria giunge al termine di un lungo e sofferto periodo di riflessione. Quello che il presidente Gaetano Lo Scalzo ha dovuto inoltrare alla Lega giovedì scorso non è un atto dipeso, infatti, esclusivamente dalle tante problematiche presenti da anni, ma piuttosto dall’impossibilità di continuare ad affrontarle. E ciò è avvenuto a causa di un unico motivo.
Per capire tale motivo, però, è necessario fare un passo indietro e considerare l’intera parabola della società calcistica. Il sodalizio è stato fondato nel 2010, sulla spinta emotiva di tre amici, convinti a voler riportare il calcio praticato in città e determinati a dare a tanti tropeani innamorati del pallone l’opportunità di vivere le emozioni legate a questo sport. Creare un club calcistico a Tropea è stato inoltre un impegno che ha dato i suoi frutti anche dal punto di vista sociale, oltre che sportivo, consentendo a molti ragazzi di trovare nello sport una valida e sana alternativa alla strada. Proprio per via della natura dei rapporti che legavano e legano ancor oggi i membri del gruppo fondatore, alla squadra non sono mai stati dati obiettivi e la società non si è mai posta traguardi da raggiungere nelle stagioni sportive che da allora si sono susseguite. Le vittorie, tuttavia, sono giunte copiose in questi ultimi anni, portando spesso in città la gioia per le promozioni in campionato. Nonostante ciò, lo staff dirigenziale è sempre stato chiaro con i giocatori sull’impossibilità di concedere benefit di natura economica. Coloro i quali hanno aderito al progetto da giocatori hanno quindi condiviso la natura dello stesso, che poneva tutti sullo stesso piano: ognuno partecipe degli onori ma anche degli oneri.
La società si è sempre dovuta trovare a fare i conti con tre enormi problematiche: innanzitutto quelle di natura economica, che in parte sono dipese da un secondo problema, ovvero l’assenza di investitori o di grandi sponsor, e infine le problematiche relative a una struttura sportiva vecchia e fatiscente. Pur non essendo questa la sede per entrare nel dettaglio, è opportuno almeno chiarire che il Tropea non riceve un sostegno pubblico dal 2012, con le giunte comunali targate Adolfo Repice e Gaetano Vallone. Nessun grande investitore capace offrire i mezzi per una svolta ha voluto credere nel progetto sponsorizzando i colori bianco-blu, quei colori che in soli 7 anni hanno terminato ben 4 campionati nel migliore dei modi. La società ha sempre dovuto sostenere le spese per affrontare i campionati e per riuscire a rendere presentabile l’ormai “centenario” Stadio Del Sole. Tutto ciò è stato possibile attraverso l’autotassazione dei soci e con il sostegno di quei piccoli sponsor del territorio convinti della bontà della nostra mission e per questo disposti anche a qualche sacrificio (e per tale motivo non possiamo non citare e ringraziarli uno ad uno: Valentour di Deborah Valente, Romano arti grafiche e Fisiokinesiterapico Bretti Antonio, che già dal 2010 hanno sposato la causa, Trony elettrodomestici di Tropea, residenza RoMa, hotel Rocca della Sena, pizzeria rosticceria Rusti&co, ristorante bar I bravi ragazzi e centro revisioni La Torre Gaetano, oltre a tutti quelli che in questi anni ci hanno sostenuto).
Giusto per fare un esempio capace di sintetizzare queste tre problematiche, di fronte alle quali molti altri avrebbero rinunciato ancor prima di iniziare un simile progetto, basti pensare alle spese sostenute dalla nostra società al termine del primo anno di attività per riuscire ad ottenere l’omologazione del rettangolo di gioco. E tuttavia, l’amore per il calcio è stato così forte a Tropea, in questi splendidi 7 anni, che si è fatto di tutto per riuscire a mantenere in vita la squadra.

Ad un solo problema non è stato possibile far fronte, alla mancanza di impegno da parte dei giocatori. E se da un lato è comprensibile che, dopo aver fatto il salto di categoria, alcuni atleti siano stati allettati dalle promesse di un rimborso spese di poche centinaia di euro in una delle formazioni dei comuni limitrofi, magari anche tornando a giocare la seconda categoria, d’altro canto dispiace che quegli stessi giocatori capaci di trovare mille scuse per assentarsi dagli allenamenti durante questa prima fase del campionato, facendo fare i salti mortali a mister Franco Addolorato (al quale va la nostra infinita stima e il ringraziamento per quanto fatto), siano ora disposti a raggiungere per tre volte a settimana altre località con i propri mezzi e a proprie spese sperando di mettersi in tasca qualche spicciolo a fine mese.
Questo, dunque, il motivo del ritiro: non era più possibile affrontare una competizione che richiede impegno, sacrificio e serietà in assenza di tali valori; non era giusto nei confronti di quei pochi che nel progetto ancora ci credevano; non sarebbe stato dignitoso continuare a disputare incontri senza prepararli adeguatamente durante la settimana rimediando ulteriori figuracce (non già quelle dovute alle sconfitte ma soprattutto quelle relative al cattivo comportamento in campo e fuori dal campo nei confronti dei giocatori e delle tifoserie degli avversari); non sarebbe stato rispettoso nei confronti della città e di parte del nostro pubblico, che ha dimostrato affetto per i nostri colori in tante occasioni, a volte anche difficili.
La società ha quindi ritenuto doveroso mettere fine a questa esperienza, dopo 7 anni magnifici, per il venir meno dell’impegno da parte di alcuni giocatori. L’impegno e la serietà sono sempre stati i presupposti per superare assieme ogni altro problema. La responsabilità di quanto avvenuto non può essere comunque riversata soltanto su quei giocatori. Perché essa è in buona parte derivata dall’inadeguatezza di un intero ambiente, che non è forse ancora abbastanza maturo per riuscire a sostenere una realtà calcistica di un certo livello in città. Non si tratta soltanto della miopia e dell’assenza di programmazione da parte del mondo politico, ma riguarda tutti noi, cittadini tropeani. E delle tante “lacrime di coccodrillo” da parte di pseudo-tifosi, esternate pubblicamente o attraverso i social-network al presidente e alla dirigenza, la società non può farsene un granché. Chi ora pensa che si poteva fare qualcosa in più o che bisognava far meglio, chi è convinto che siano state fatte scelte sbagliate o che la società ha commesso degli errori evitabili, e chi, infine, crede che cambiando qualcosa si sarebbe potuto creare un clima diverso nello spogliatoio, per ottenere maggiore impegno dai giocatori, avrebbe semplicemente dovuto farsi avanti prima, per sostenere il calcio cittadino. Bastava davvero poco, ormai è tardi.

 

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