I martiri di oggi si raccontano_2

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

I martiri di oggi si raccontano: l’acqua del pozzo per tutti, anche per i musulmani.

218a-martiri2Giornata di grande intensità emotiva e di fede il 23 agosto al Meeting di Rimini. – Padre Ibrahim Alsabagh, francescano parroco della comunità di Aleppo in Siria, ha raccontato la sua storia e quella di popolazioni che stanno soffrendo  una persecuzione  più sanguinosa dei primi secoli. Commovente e appassionata è la sua testimonianza.

Il religioso francescano padre Ibrahim ha raccontato delle terribili condizioni in cui si sopravvive ad Aleppo: “Viviamo nell’instabilità, mancano le risorse alimentari, scarseggia l’acqua, siamo sotto i bombardamenti e le malattie si diffondono”.
“Vengono a chiederci l’acqua che noi prendiamo dal pozzo del convento. Cerchiamo di cogliere in tutto questo i segni dello Spirito, condividendo questa esigenza e altri mille problemi e aprendo a tutti, cristiani e musulmani”.
Per far capire lo spirito con cui i cristiani continuano a fare il bene in un clima infernale, Padre Ibrahim ha raccontato il commento di un musulmano che viene a prendere l’acqua: “A guardare come la gente viene a prendere acqua, – ha detto – senza litigi, senza urlare, io mi meraviglio. Da altre parti ci si picchia e si grida. Voi siete diversi”.
E’ evidente che molti cristiani sognano di scappare, hanno paura. “Ma molti tra noi cristiani – ha spiegato il padre francescano – sono convinti che il Signore già ai tempi di san Paolo ha piantato l’albero della vita nel Medio Oriente. Noi non vogliamo portare via questo albero”.
Ad una donna che gli ha confessato il disagio e della preoccupazione per i tanti cristiani fuggiti, padre Ibrahim, ha risposto: “Non è stato forse il Signore che vuole cambiare la gente intorno a noi, perché il profumo di Cristo arrivi anche a loro? Non è un disagio, ma un compito che il Signore ci ha affidato”.
Per quanto riguarda i francescani di Aleppo, padre Ibrahim ha detto: “Amiamo di più, perdoniamo di più, ma non ce ne andiamo”.
Nonostante le tristi condizioni e le violenze del conflitto armato, padre Ibrahim ha parole di compassione e perdono.
“Non possiamo limitarci ad invitare a resistere. L’azione che portiamo è positiva: Gesù ci insegna nel Vangelo a elargire il perdono ai crocifissori anche quando non lo richiedono.”
Commosso fino alle lacrime, padre Ibrahim ha concluso “Non sappiamo quando finirà. La cosa importante è testimoniare Cristo. Testimoniare la vita cristiana amando, perdonando e pensando anche alla salvezza di chi ci fa il male. Offriamo la nostra sofferenza per la loro salvezza, preghiamo per loro.”
“Proprio nella terra dove Dio, chiamando Abramo, ha destato la coscienza dell’uomo facendosi dare del Tu, si è manifestata una violenza cieca del fanatismo” (don Stefano Alberto).
(fonte: zenit.org)

Padre Ibrahim Alsabagh: “Vengono a chiederci l’acqua che noi prendiamo dal pozzo del convento. Cerchiamo di cogliere in tutto questo i segni dello Spirito, condividendo questa esigenza e altri mille problemi e aprendo a tutti, cristiani e musulmani”. - “Amiamo di più, perdoniamo di più, ma non ce ne andiamo”.
Padre Ibrahim Alsabagh: “Vengono a chiederci l’acqua che noi prendiamo dal pozzo del convento. Cerchiamo di cogliere in tutto questo i segni dello Spirito, condividendo questa esigenza e altri mille problemi e aprendo a tutti, cristiani e musulmani”. – “Amiamo di più, perdoniamo di più, ma non ce ne andiamo”.

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