Il Buon Pastore e le vocazioni

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Il Buon Pastore e le vocazioni.

Ogni anno la IV Domenica di Pasqua è dedicata al Buon Pastore. Fissando lo sguardo su di lui, comprendiamo chi siamo noi: pecore che sanno ascoltare la sua voce, e fidandosi di essa si lasciano condurre fuori dai recinti delle proprie paure, delusioni, egoismi, verso i pascoli della vita. Il pastore chiama e noi ascoltiamo. Quando ascoltiamo solo noi stessi, o altre voci, rimaniamo nei recinti di morte. –  In questa domenica la Chiesa celebra la Giornata delle vocazioni. Siamo invitati a pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe, ma anche a riconoscere come la vita di ciascuno è intessuta di dinamica vocazionale: chiamata e risposta.  

Dal vangelo di questa domenica (cf Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

♦ Il verbo “chiamare” risuona per tutti. L’apostolo Pietro annuncia che la promessa è per tutti coloro che «chiamerà il Signore Dio nostro» (At 2,39). Sempre Pietro dichiara che noi siamo chiamati a fare il bene, anche quando dobbiamo attraversare una sofferenza, da sopportare con pazienza, seguendo l’esempio di Gesù. Infatti Gesù è il pastore che ci chiama alla vita: seguiamolo con fiducia!

Alzati, va’ e non temere.
In questa domenica, detta del “Buon Pastore”, si celebra in tutte le comunità cristiane la 54a Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni. Lo slogan biblico che ispira il cammino vocazionale della Chiesa italiana è: “Alzati, va’ e non temere”.
Esso ci aiuta a fare memoria di molte storie di vocazione, in cui il Signore invita i chiamati ad uscire da sé per farsi dono agli altri; ad essi affida una missione e li rassicura con una benedizione costante: «Non temere ».
È un incoraggiamento appassionato di Dio per poter andare oltre le paure che ci possono chiudere in noi stessi e paralizzare ogni desiderio di bene.
♦ Il profeta Geremia paragona Dio ad un vasaio che lavora l’argilla al tornio della sua bottega; se un vaso non gli riesce bene egli, pazientemente, lo rimette sul tornio e ricomincia a modellarlo ancora, con la stessa argilla. Noi siamo le anfore rotte di Dio, che in una logica perfezionista andrebbero buttate via; ma Dio sa riutilizzarle e dalle loro crepe escono preziosi rigagnoli di acqua che fanno crescere i fiori lungo la strada.
Gesù invia in missione chi ha condiviso con lui sogni e realtà, forza e debolezza, bellezza e gratitudine. Egli affida questo compito a chi gli ha consegnato, senza riserve, la propria vita; prima di avere il Vangelo sulle labbra, i discepoli sono chiamati a custodirlo nel cuore.
Stare con Gesù, vivere con Lui e per Lui, per poi andare ad annunciare la bellezza e la gioia del Vangelo, perché tutti siamo «marchiati a fuoco per la missione» (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 273).

In questa domenica del Buon Pastore la Chiesa celebra la Giornata mondiale delle vocazioni. Siamo invitati a pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe, ma anche a riconoscere come la vita di ciascuno è intessuta di dinamica vocazionale: chiamata e risposta. Tutti siamo chiamati. Tutti dobbiamo rispondere in qualche modo.
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