Il declino di Tropea

Possibile che a Tropea i pubblici amministratori non siano in grado di produrre nulla di buono e di bene? E’ la domanda che spesso mi rivolgo, sforzandomi di trovare qualche positività che possa attutire il mio innato pessimismo e smentire la mia vis polemica ormai cronica.
Chiedo venia per i continui richiami ad un atteggiamento più morale, destinati in primis a me stesso, che tanto fastidio arrecano a qualche raffinato pensatore in giunta municipale.
Quando si tenta di coniugare etica e politica sono in molti coloro che ritengono simile accostamento politicamente non corretto.
A circa tre anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione mi rimbombano ancora nelle orecchie e nel cervello gli impegni solenni e formali, le mirabolanti promesse in ordine alla regolamentazione del territorio, al porto turistico, al patrimonio culturale e naturale, all’attenzione al paesaggio ed all’ambiente, alla legalità e trasparenza.
Oggi Tropea registra un allarmante degrado civico e morale ed una opprimente e sempre più oscura presenza di forze e componenti negative.

Basti un solo esempio; la mancata tutela del territorio, dove emerge, in tutta la sua pochezza, la perdita di credibilità della pubblica amministrazione e la caduta verticale dell’istituzione Comune nel suo complesso seguita dalla mancata reazione della coscienza civile.
Tropea è alla deriva, un mercato dove si vende a basso prezzo la speranza, una comunità senza regole, senza bussola, senza giustizia, senza cultura, vittima di continui scippi e preda di una ciclopica azione di rapina.
Non potevamo aspettarci di peggio in aggiunta ai mali storici: il degrado del centro storico, l’erosione della costa, l’inquinamento marino, lo sbriciolamento della rupe, l’abusivismo edilizio, lo scempio della rete viaria, il continuo declassamento dell’ospedale, la perdita di servizi primari nel campo della comunicazione e dei trasporti.
Un elenco lunghissimo di criticità e negatività su cui svettano la mancanza di equità e solidarietà sociale e l’incompetenza dei pubblici amministratori che continuano a parlare il linguaggio della ipocrisia e della furbizia e non il linguaggio della verità.

Alfonso Del Vecchio

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