Il MeetUp M5S di Tropea si rivolge alle istituzioni della Regione

Necessità di intervento urgente per la riqualificazione della struttura Ospedaliera Tropeana

All’attenzione dei Sindaci di Tropea, Parghelia, Ricadi, Drapia, Spilinga, Zambrone, Briatico, Zaccanopoli, Zungri, Rombiolo, San Calogero, Nicotera e Joppolo, dell’Azienda Provinciale Sanitaria di Vibo Valentia, della Regione Calabria, del Commissario Governativo per la Sanità Calabrese e del Ministero della Sanità

E’ necessario provvedere alle gravi lacune che ogni giorno i pazienti della struttura e, soprattutto, gli emodializzati del reparto dialisi di Tropea e l’attuale personale medico debbono affrontare. Tutto il litorale comprendente il comprensorio vive di turismo, turismo che necessita anch’esso di un presidio sanitario per la tutela della salute. Una provincia come Vibo Valentia, che ha come punta turistica un gioiello come la Costa degli Dei, non può permettersi di non avere strutture Ospedaliere attrezzate per far fronte alle esigenze di un turismo internazionale. I cittadini associati e non, tra cui il Comitato Civico Pro Ospedale di Tropea, che hanno scritto varie lettere ed incontrato la Dottoressa Angela Caligiuri e tutta la dirigenza ASP – oltre il commissario Scura – esponendo il problema delle criticità in cui versa la Dialisi di Tropea ma che si estendono a tutto l’Ospedale; il Movimento Indipendente Giovanile di Tropea, che ha manifestato perché anni fa l’Ospedale era a rischio chiusura ed il Segretario Regionale Aned Antonio Montuoro, il quale aveva già esposto i problemi riguardanti il servizio di dialisi, hanno riscontrato che non vi sono stati cambiamenti e che le promesse fatte dalla dirigenza ASP non sono state attuate. Le richieste e le legittime preoccupazioni dei cittadini dei comuni che usufruiscono dell’ospedale di Tropea (Parghelia, Ricadi, Drapia, Spilinga, Zambrone, Briatico, Zaccanopoli, Zungri, Rombiolo, San Calogero, Nicotera, Joppolo, un bacino di circa 60 mila persone in inverno e centinaia di migliaia in estate) richiederebbero, inoltre, l’intervento a gran voce da parte dei propri Primi Cittadini. E’ loro dovere difendere uno dei diritti fondamentali, partecipando attivamente nel chiedere al Direttore Generale Dott.ssa Caligiuri, il Direttore Amministrativo Aziendale Avv. Elga Rizzo, il Direttore Sanitario Dott. Angelo Michele Miceli, ma anche al Presidente della Regione Mario Oliverio ed il Ministro della Sanità Giulia Grillo di cominciare a farsi carico della situazione, attuando immediatamente tutte quelle azioni che sono di loro dovere e competenza, per fare sì che l’ospedale di Tropea torni funzionante al massimo delle sue capacità, garantendo tutti i servizi di cui necessita la popolazione. Sappiamo che i sindaci di alcuni paesi del comprensorio (Drapia, Joppolo, Limbadi, Parghelia, Spilinga, San Calogero, Tropea, Zaccanopoli, Zambrone e Zungri) hanno già fatto una delibera congiunta per rendere il commissario Scura consapevole del fatto che le sue direttive sono disattese. Le istituzioni assieme ai cittadini devono essere compatti nel vigilare soprattutto in questo momento poiché è previsto l’avvicendamento del Commissario Governativo e della dirigenza dell’ASP, oltre che degli organi politici regionali.

La riorganizzazione del percorso sanitario regionale in stato di commissariamento, iniziato da Scopelliti il 30 luglio del 2010, e gestito dal 12 marzo del 2015 dall’ing. Scura altro non è stato che un continuo depauperamento delle risorse di cura del territorio tropeano e vibonese.
L’ospedale di Tropea, che ha avuto tra i suoi medici persone del calibro di Spoleti, Cubesi, Luciano, Sgambriglia, Satriani, Mazzeo (medici che erano punto di riferimento del territorio locale e regionale), oggi versa nel declino voluto dalla politica dell’indifferenza.
Se valutassimo l’importanza dell’ospedale per una città come Tropea, che vive della sua naturale bellezza alla quale il porto turistico – e con esso i suoi utenti – dà un ulteriore valore, capiremmo la cieca idiozia di chi ha governato la res publica e quella dell’emergenza del comparto sanità vissuta fino ad oggi.
Per esempio, nel servizio di DIALISI, che è uno dei fiori all’occhiello dell’ospedale, il primo dei problemi è legato all’esiguità del personale; personale che si prodiga nell’interesse della salute dei pazienti ma insufficiente a seguire i 35 pazienti che si sottopongono giornalmente al ciclo di dialisi. Si spera che i DUE medici ora in servizio non stiano mai male, che non debbano mai avere mai bisogno di un giorno di riposo o di ferie e, con essi, il personale infermieristico. Ciò in osservanza di quanto stabilito da chi ha deciso di perseguire l’assurda legge dei tagli lineari senza tener conto della necessità dei pazienti vietando agli stessi l’accesso al diritto alle cure. Un degrado che certamente non è nato dopo il 4 marzo 2018. Importante da sottolineare è anche che vi è un reparto dialisi a Nicotera, Tropea, Serra San Bruno e Vibo Valentia: per quale motivo non si è cercato di razionalizzare al meglio i servizi dotando di mezzi di trasporto i malati, per esempio con indennità viaggio per le spese di locomozione? Forse questo tipo di intervento non può essere attuato per via della carenza infrastrutturale di cui la nostra provincia è vittima.
Le carenze e i disservizi elencati non si presentano come una situazione INEVITABILE, non possono essere considerati come lo stato naturale delle cose nella Sanità Italiana che, nonostante tutto, viene stimata persino da organismi internazionali (Bloomberg Health Care Efficiency, che calcola in base ai dati di Banca Mondiale, Oms, Nazioni Unite e FMI) come il quarto sistema sanitario più efficiente al mondo. E’ evidente che ci siano delle responsabilità tecniche e politiche peculiari, le quali possono essere rintracciate nella decisione dei vari Commissari succedutesi e dei dirigenti circa l’allocazione dei fondi e dei reparti. E’ necessario che Tropea rimanga OSPEDALE GENERALE
Infatti, secondo lo stesso “decreto Scura” – in realtà MAI attuato – per l’ospedale di Tropea, in quanto Ospedale Generale, sono previsti

– Reparto di Ortopedia con 10 posti letto che necessita 6 medici, 12 infermieri e 4 Oss. Attualmente è presente un ambulatorio solo per 2 mattine alla settimana (senza neanche la possibilità di fare un’ingessatura).
– Medicina Generale con 20 pl che necessita 6 medici, 13 infermieri e 3 Oss. Attualmente presenta 3 medici e 12 posti letto.
– Chirurgia con 10 pl che necessita di 6 medici, 6 infermieri e 4 Oss. Attualmente il reparto è inesistente ed è sospeso anche il servizio ambulatoriale.
– Geriatria con 10 pl, 1 medico, 6 infermieri e 3 Oss. Attualmente non esistente.
– Servizio di Oncologia medica con 8 postazioni per chemioterapia, 3 medici, 4 infermieri e 5 Oss. Attualmente retto da 1 medico, 4 infermieri ed 1 Oss. Da tenere in considerazione: nell’ospedale di Tropea esiste l’unico laboratorio di preparazione dei farmaci della provincia, medicamenti che potrebbero essere venduti alla altre aziende sanitarie della regione.
– Pronto Soccorso, con 3 postazioni con OBI, 6 medici, 12 infermieri e 3 Oss. Attualmente i medici sono a tempo determinato, con il rischio perenne che il personale sanitario abbandoni il servizio per altre sedi.

Quello che il comitato Pro Ospedale richiede, quindi, è il rispetto integrale di quanto stabilito dalla struttura commissariale e nulla più. Lo chiede con forza al management dell’ASP ed alle preposte strutture regionali evidenziando due dati circostanziali:
1. Queste misure, previste dalla gestione commissariale, permetterebbero PERLOMENO di avvicinarci ai livelli essenziali di assistenza (LEA). Le spese sanitarie negative della Regione (emigrazione sanitaria) ammontano a 265 Milioni di Euro.
2. Il fatto che procrastinare ancora tale situazione nuocerebbe seriamente al comparto turistico della Costa degli Dei, che è la prima destinazione turistica Calabrese. Noi sottoscriviamo tale appello.

Perché tutto questo non è avvenuto? Noi temiamo che ciò sia causato da calcoli e una volontà POLITICA precisa o da inefficienza dirigenziale.

A prescindere da quanto detto,ci preme sottolineare che la Regione Calabria riceve dallo Stato fondi insufficienti rispetto al suo effettivo fabbisogno sanitario.
Come già ricordato dall’On. Nesci in un esposto del 2016 alla magistratura penale e contabile, infatti, il fondo sanitario nazionale è ripartito tra le regioni sulla base della popolazione, piuttosto che sulla base dei bisogni reali in loco. La Calabria si trova ad avere – dal 1999 ai nostri giorni – qualcosa come un miliardo e settecento milioni in meno per la propria sanità. Si tratta di soldi spesi per curare pazienti cronici conclamati: diabetici, ipertesi, cardiopatici e così via. Da qui l’indebitamento: la regione ha speso, ma non ha avuto dallo Stato centrale. Sono ben 287.000 i malati che, a parità di popolazione, la Calabria ha in più rispetto al resto d’Italia: la Calabria ha almeno il dieci per cento di malati cronici in più del resto del paese.

Ciò è anche dovuto alla condizione finanziaria dello Stato, ereditata dai governi precedenti, i quali hanno fossilizzato il paese dentro un sistema istituzionale che non può, se non a costo di creare instabilità, sopperire realmente al fabbisogno monetario delle regioni più povere.

L’appello che lanciamo è, perciò, finalizzato a richiedere:

1 – La verifica dei motivi per cui l’ASP di Vibo Valentia non ha predisposto ciò che era previsto nei decreti attuativi commissariali – ciò non riguarda solo l’ospedale di Tropea bensì tutti i presidi ospedalieri e territoriali della provincia.
2 – Che il Governo decida, una volta per tutte, chi deve gestire i piani di rientro nelle regioni commissariate: i commissari governativi o i presidenti di Regione (sembra, in questo caso, che si stia andando nella direzione giusta).
3 – Che il Governo utilizzi tutti i mezzi necessari per sopperire a mancanze la cui urgenza si aggrava giorno per giorno e che non dovrebbero essere immaginabili in un paese che è, in fondo, la settima potenza economica mondiale. La priorità della vita e della dignità umana e il dettato Costituzionale (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, Art. 32) impongono all’esecutivo di utilizzare tutti gli strumenti funzionali – ad esempio, i Certificati di Credito Fiscale – a fornire coperture finanziarie sostenibili allo scopo di massimizzare la possibilità di nuove assunzioni di personale,di formazione del personale sanitario, di acquisti di attrezzature adeguate e la riapertura di reparti essenziali per ottimizzare le prestazioni nella Regione.

Il MeetUp M5S di Tropea

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