Il messaggio di San Bruno

L'immagine-logo di San Bruno nelle festre centenarie del 2002

Galleria di santi calabresi -3-

ricordato nelle feste centenarie del 2002

Son passati 9 secoli da quel 6 ottobre noi quando San Bruno, ormai figlio adottivo della Calabria, moriva nell’eremo di S. Maria della Torre da lui fondato alcuni anni prima nel rigido clima delle Serre catanzaresi in una tenuta concessagli dal normanno Conte Ruggero ed ancora oggi abitato dai suoi monaci certosini.
“Son trascorsi nove secoli dalla sua santa morte – hanno scritto i Vescovi calabresi nel giugno 1991 nel Messaggio diffuso per la circostanza – eppure Bruno rimane una delle figure di santità più significative della nostra terra di Calabria” ed i suoi monaci certosini con meraviglia continuano a trasmettere e a perpetuare “nella solitudine, nel silenzio e nella preghiera lo spirito di amore che animava il grande uomo di Dio”.
Nato a Colonia (Germania) nel 1030/35 da nobile famiglia, Bruno di Hartenfaust perfezionò gli studi a Reims, in Francia, nella scuola della cattedrale, dove poi sarà chiamato a sua volta ad insegnare grammatica e teologia: tra i suoi allievi avrà anche Ottone di Chatillon, futuro papa Urbano Il. Nel 1082 rifiutò la nomina a vescovo di Reims preferendo ritirarsi nel monastero di Citeaux con pochi altri compagni. Da qui passò a Grenoble, dove il vescovo Ugo gli assegnò un luogo solitario, nel cuore della Valle detta Chartreuse. Qui Bruno diede origine all’Ordine monastico dei Certosini, praticando una forma di vita eremitica,basata sulla povertà, la solitudine, l’austerità. La giornata era ritmata dalla preghiera, dalla lettura e dal lavoro manuale.

Notevole fu l'apporto spirituale e sociale di San Bruno in Calabria, terra di antiche tradizioni.

Nel 1090 il papa Urbano II, suo antico discepolo, lo chiamò a Roma come suo consigliere. L’esperienza romana, subìta più che desiderata, durò poco perchè il Papa gli propose di scendere in Calabria e di assumere la guida dell’arcivescovato di Reggio Calabria. Sono, quelli, anni carichi di tensione in Calabria perchè si è nel vivo della latinizzazione della regione richiesta ai Normanni di Roberto il Guiscardo dal Papa Nicolò II a seguito del trattato di Melfi (1059). Non tutte le diocesi, finora vissute sotto l’egida greco-bizantina, accettarono di buon grado il cambiamento. Reggio, in particolare, guidata dal vescovo Basilio, è in grande fermento avendo rifiutato energicamente l’imposizione.
Bruno, consapevole della situazione, ma soprattutto desideroso di solitudine, pur restando in Calabria, non accettò il vescovato, lasciando il posto a Rangerio. Approfittò, anzi, di una donazione del Conte Ruggero, succeduto al fratello Roberto il Guiscardo, per istallare anche nelle Serre calabresi l’esperienza monastica della Certosa, che tanto bene stava producendo in Francia. Con nuovi compagni, alcuni dei quali venuti da Chartreuse, si diede ad organizzare in maniera più organica la vita della piccola comunità creando le premesse delle “Consuetudines” (le regole certosine) che saranno poi definite dal priore Guido I, qualche anno dopo la sua morte.
L’apporto di S. Bruno ed in genere delle altre forme di monachesimo latino (benedettino, cistercense, ecc.) favorito in quel-Periodo in Calabria dai Normanni è di grande significato culturale e certamente servì a rendere meno traumatico il cambio di spiritualità, di lingua e di rito. La fondazione della Certosa di S. Maria prima e di S. Stefano del Bosco subito dopo, di sicuro aprì buone premesse spirituali e culturali per il definitivo passaggio nel 1096 al rito latino della stessa diocesi di Squillace, nel cui territorio ricadevano i due monasteri voluti da Bruno di Colonia.
La sua testimonianza umana e la sua vita santa, osservano i Vescovi calabresi nel citato Messaggio, “lungi dal creare barriere, ha invece trasformato davvero in luogo di comunione quella discreta e silenziosa presenza, come d’altra parte testimoniano puntualmente tanti altri santi monaci della nostra terra. E ora che Bruno è definitivamente nascosto nel cuore infinito di Dio, la sua testimonianza d’amore è più forte e viva che mai: … la sua vita ha ancora molto da dire a noi che siamo entrati in un nuovo millennio, vivendo in una terra che, per andare avanti, non deve perdere, ma piuttosto ritrovare in modo sempre nuovo, le sue radici”.

Reliquiario di San Bruno.Il Santo è sentito dai Calabresi come uno della loro terra, anche se egli proviene dal nord Europa. La Certosa di Serra San Bruno testimonia questo perenne legame.

Le manifestazioni centenarie di S. Bruno, volute da Mons. Antonio Cantisani, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, e dai PP. Certosini, si sono concluse a Serra S. Bruno il 6 ottobre 2002 alla presenza del cardinale Carlo Maria Martini, inviato speciale del Papa, e dell’intero Episcopato calabro a sancire la forte valenza religiosa e culturale dell’evento.
In concomitanza alle celebrazioni religiose conclusive, sempre a Serra S. Bruno, è stato inaugurato un Convegno di studi aperto con la prolusione del Prof. Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei, sul tema “Bruno di Colonia tra Nilo di Rossano e Gioacchino da Fiore” alla presenza di illustri personalità anche del mondo politico nazionale e regionale.

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Ricerca fotografica e pagina scelta
da Salvatore Brugnano
In Calabria tra storia e costume
Ferrari editore 2003, pp.48-50

Sito web su San Bruno
http://www.certosini.info/indice_san_bruno.htm

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