Il monaco e l’eternità

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Il monaco e l’eternità.

Come sarà l’eternità? Ci riesce difficile immaginarla. Anzi ognuno l’immagina a modo suo. In particolare, le persone che amano immaginano l’eternità come lo stare cuore a cuore con la persona che amano… Per quanto tempo? Per sempre! Ma dopo qualche … centinaio di anni…  non sarà noioso? I bambini golosi immaginano il paradiso con un luogo di leccornie: cioccolato, nutella, coca cola… E quando la pancia sarà piena? Non verrà il disgusto?…
– Il simpatico racconto di oggi può offrire spunti interessanti per avviare un confronto alla luce della Parola di Dio. 

♦ C’era una volta un monaco che conduceva una vita serena e tranquilla.
Una sola inquietudine lo tormentava. Aveva paura dell’eternità. Gli eletti in Paradiso cantano le lodi di Dio come fanno i monaci. Un conto è farlo per un po’ di tempo. Ma per l’eternità! Per felici che si possa essere alla presenza di Dio, dopo qualche milione d’anni chissà che noia
♦ Un giorno di primavera, se ne andò secondo la sua abitudine a passeggiare nel bosco che circondava il monastero. L’aria era viva e leggera, profumata di erba e di fiori.
Il monaco sospirò pensando al suo problema. Sopra la sua testa un usignolo cominciò a cantare. Un canto così puro, modulato, melodioso che il monaco dimenticò i suoi pensieri per ascoltarlo. Non aveva mai sentito niente di più bello. Per un istante ascoltò estasiato…

Poi pensò che era ora di raggiungere il coro per la preghiera e si affrettò verso il monastero.
Stranamente avevano sostituito il frate portinaio con uno che non conosceva. Passò un altro monaco e poi un altro che non aveva mai visto. “Che cosa desidera?” gli chiese il portinaio.
Vagamente irritato, il nostro monaco rispose che voleva soltanto entrare per non essere in ritardo. L’altro non capiva. Il monaco protestò e chiese con veemenza di vedere l’abate.
Ma anche l’abate era uno sconosciuto e il povero monaco fu preso dalla paura. Balbettando un po’, spiegò che era uscito dal monastero per una breve passeggiata e che si era attardato un attimo ad ascoltare il canto di un usignolo, ma che si era affrettato a rientrare per l’ufficio pomeridiano. L’abate lo ascoltava in silenzio.
“Cento anni fa”, disse alla fine, “un monaco di questa abbazia, proprio in questa stagione e in quest’ora, è uscito dal monastero. Non è più ritornato e nessuno l’ha più rivisto”.
Allora il monaco capì che Dio l’aveva esaudito. Se cento anni gli erano parsi un istante nello stato d’estasi in cui l’aveva rapito il canto dell’usignolo, l’eternità non era che un istante nell’estasi in Dio.
(fonte: Bruno Ferrero, Il segreto dei pesci rossi).

Dal Vangelo di Matteo (17,1-5)
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».

“Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno” (S. Pietro). L’eternità è un ‘sempre’ nell’estasi in Dio.

 

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