Il mondo politico incontra il Papa

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Il mondo politico incontra il Papa

Ieri, 7 gennaio, in Vaticano il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha incontrato Papa Francesco che ha rivolto l’atteso annuale discorso.
– La Santa Sede intrattiene ormai pieni rapporti diplomatici con quasi tutti gli Stati del mondo. Nel 1900 questi Paesi erano appena una ventina, nel 1978 ammontavano già a 84 e nel 2005 erano 174. Con Benedetto XVI sono arrivati a 180 e con papa Francesco sono diventati 183.
– La Santa Sede ancora non intrattiene ancora relazioni con dodici Stati, perlopiù asiatici e in buona parte a maggioranza islamica. In alcuni di questi Paesi non è presente nessun inviato vaticano, mentre sono in carica dei delegati apostolici presso le comunità cattoliche locali ma non presso i governi.
– Senza dubbio una presenza più che significativa, e bisognosa di nuovi stimoli a mantenere iniziative tese a garantire soprattutto il primato della giustizia e l’attenzione ai più deboli.
– Per la prima volta ad accogliere il Papa con il saluto pronunciato a nome di tutti i capi missione è stato un decano non cattolico, il cipriota ortodosso Georgios F. Poulides.

Per una moderna diplomazia multilaterale.
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L’attesa per il discorso di papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede non è rimasta delusa. Forte e deciso è stato il richiamo al primato della giustizia, l’attenzione ai più deboli e l’Unione Europea invitata a non tradire i suoi valori e l’augurio di lavorare per una moderna diplomazia multilaterale. È questo in estrema sintesi il messaggio che il Papa.
♦ Ricordando il centenario della Società delle Nazioni, istituita con il trattato di Versailles del 28 giugno 1919 – organizzazione che oggi non esiste più ma che ha aperto una strada, poi percorsa con con l’istituzione nel 1945 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – papa Francesco ha indicato questa strada, che seppure minata dalle difficoltà, resta «pur sempre un’innegabile opportunità per le Nazioni di incontrarsi e di ricercare soluzioni comuni»
È tempo di reimpiantare una «diplomazia multilaterale, mediante la quale gli Stati tentano di sottrarre le relazioni reciproche alla logica della sopraffazione che conduce alla guerra».  Per il Papa e la Santa Sede «premessa indispensabile del successo della diplomazia multilaterale sono la buona volontà e una buona fede degli interlocutori, la disponibilità a un confronto leale e sincero e la volontà di accettare gli inevitabili compromessi che nascono dal confronto tra le parti».

1. Il primato della giustizia, del diritto e la buona politica
Il grande principio dei rapporti tra i popoli è quello «di essere regolati dalla ragione, dalla giustizia, dal diritto, dalla trattativa, non dalla forza, non dalla violenza, non dalla guerra, e nemmeno dalla paura, né dall’inganno».
Un aspetto essenziale della buona politica è quello di perseguire il bene comune di tutti, in quanto «bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo», favorendo la pace, perché c’è un’intima relazione fra la buona politica e la pacifica convivenza fra i popoli e le nazioni.
Alla politica è perciò richiesto di essere «lungimirante e di non limitarsi a cercare soluzioni di corto respiro».

2. La difesa dei più deboli
La Comunità internazionale con le sue organizzazioni è chiamata a dare voce a chi non ha voce. E tra i senza voce del nostro tempo Papa Francesco ha ricordato le vittime delle altre guerre in corso, specialmente di quella in Siria, con l’immenso numero di morti che ha causato e fa appello alla Comunità internazionale «perché si favorisca una soluzione politica ad un conflitto che alla fine vedrà solo sconfitti».
Il papa non ha mancato poi di menzionare i numerosi profughi, ben sapendo che «non si può risolvere la sfida della migrazione con una logica della violenza e dello scarto, né con soluzioni parziali». Il Papa ha dichiarato gratitudine per gli sforzi di tanti governi e istituzioni che, mossi da generoso spirito di solidarietà e di carità cristiana, collaborano fraternamente in favore dei migranti.

3. Essere ponte tra i popoli e costruttori della pace
«La pace non si costruisce soltanto con la politica e con l’equilibrio delle forze e degli interessi, ma con lo spirito, con le idee, con le opere della pace».

4. Ripensare al nostro destino nella casa comune: no alle armi
Il Papa ha stigmatizzato con preoccupazione la nuova corsa agli armamenti, constando come il mercato delle armi non sembra avere battute arresto e prolifera nella ricerca di armi sempre più sofisticate e distruttive: «Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. La pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà».
Ripensare il nostro destino comune nel contesto attuale significa anche ripensare il rapporto col nostro Pianeta per il quale il Papa ha sottolineato l’urgenza di «trovare un accordo in seno alla comunità internazionale».

Quanto all’Italia che nel febbraio di novant’anni fa firmava i patti lateranensi dando i natali allo Stato del Vaticano, papa Francesco ha ricordato che con quella nascita «la Chiesa poté nuovamente contribuire appieno alla crescita spirituale e materiale di Roma e di tutta l’Italia» e ha rivolto una particolare preghiera per il popolo italiano «affinché, nella fedeltà alle proprie tradizioni, mantenga vivo quello spirito di fraterna solidarietà che lo ha lungamente contraddistinto».

(fonte: cf Avvenire.it, 5 e 7 gennaio 2019).

Vaticano 7 gennaio 2019 – Papa Francesco, rivolgendo il suo discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha augurato che finalmente si lavori insieme per una moderna diplomazia multilaterale che tenga presente il primato della giustizia, del diritto e della buona politica, la difesa dei più deboli e di essere ponte tra i popoli e costruttori della pace. Egli ha pregato per l’Italia «affinché, nella fedeltà alle proprie tradizioni, mantenga vivo quello spirito di fraterna solidarietà che lo ha lungamente contraddistinto».

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