Imu: se non cambia, tracollo dell’economia

Una circolare tenta di dare risposte ai tanti dubbi.

Dalle pezze dell’ultimo momento sull’Imu da parte del Governo al disastro economico per il bilancio di cittadini contribuenti e Comuni.

Crediamo che il tentativo del governo di dipanare la matassa Imu con una circolare del 18 maggio possa ritenersi un atto totalmente insoddisfacente per contribuenti e Comuni. Da questa circolare infatti pare non emergere nessun effetto benefico a favore di enti locali o dei contribuenti, anzi emerge una testarda volontà del governo di andare avanti, come un toro infuriato verso il rosso, senza ascoltare né ragioni di merito né di metodo nella conduzione dell’affare Imu.
Giorni addietro abbiamo tentato di elencare sinteticamente i possibili problemi derivanti dall’applicazione della chiacchierata Imposta Municipale Propria (IMU) così com’è.
A quanto pare, purtroppo, dobbiamo ritenere di aver avuto ragione, visto che il governo ha ritenuto necessario chiarire con un nuovo intervento in materia emanando una Circolare (n° 3/DF emanata a Roma a cura del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze- Direzione Federalismo Fiscale il 18 maggio 2012 prot.llo N. 9485/2012 riportante OGGETTO: Imposta Municipale Propria -IMU- Anticipazione sperimentale. Art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 2012, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n.214).
Il governo, che ha cercato di mettere una pezza alla normativa palesemente deficitaria e inadeguata con suddetta circolare arrivata in ritardo e mal concepita, dovrebbe ammettere che un qualche pasticcio si è fatto e ciò potrebbe avere un costo.
Questo governo – pur vantando alti profili di competenza economica – continua a portare avanti politiche non eque tra i contribuenti, talvolta di spreco e, in questo caso con grande ostinazione, pare non voglia ammettere che così come è stata varata l’IMU non va. Insomma il provvedimento  che ha instituito la nuova IMU, iniqua, poggia su una impalcatura che non favorisce ne i contribuenti nel versare l’imposta ne i comuni nel riscuoterla, anzi rischia di gettare ulteriore confusione nella campagna delle dichiarazioni dei redditi.
È troppo aspettarsi da parte di un governo centrale una chiara definizione di quanto dovrebbero incassare i comuni e quanto lo Stato? E poi, riguardo le esenzioni, vogliamo ricalcolarne equamente un carico Stato-comuni? Se lo Stato centrale opera dei tagli, destabilizzando l’equilibrio finanziario del bilancio dei comuni, deve pensare un contrappeso? Come faranno i comuni, che non avranno dall’IMU un solo euro in cassa fino fino a dicembre, cioè per quando è previsto il pagamento della seconda rata? Queste sono alcune delle domande che pare abbiano posto i sindaci Italiani. L’ANCI, attraverso il suo Vice presidente, ha dichiarato alla stampa che l’IMU com’è adesso è un disastro per comuni e cittadini contribuenti e spera che domani (ndr. 22 maggio 2012) all’incontro a palazzo Chigi con Governo si arrivi ad  un complessivo riequilibrio dell’Imposta. E poi ci si aspettava un intervento di allargamento dei tempi che desse agli Enti locali una possibilità per potersi meglio organizzare, migliorando metodologie e tempistiche di riscossione del tributo. Una pluralità di esperti è convinta che l’imposta, così com’è concepita, sottrae molte risorse ai contribuenti da un lato ma dall’altro queste risorse non fluiranno in toto nelle casse pubbliche, perché i metodi dichiarativi e di riscossione dell’imposta appaiono costosi e pieni di future complicanze. Pensiamo ad esempio ai possibili ricorsi, oltre ai mezzi che i comuni dovranno dispiegare per programmare la riscossione e i controlli! Per non parlare degli sgambetti che già da subito l’IMU mette ad alcuni settori dell’economia, frenandone così una loro possibile contribuzione alla crescita del paese in termini di PIL. Questa imposta, che non tiene conto dell’equità contributiva dei cittadini, ammazzerà ad esempio l’attività agricola in Italia.

Che dire, complimenti ai tecnici, nel merito e nel metodo. Pensate cosa potrebbe succedere ai Comuni che hanno già adattato i loro regolamenti locali alla normativa statale se vi fossero interpretazioni contrastanti a quelle indicate nella circolare del governo.

In questa gran confusione emerge con tutta evidenza come i super tecnici abbiano ampiamente dimostrato con l’Imu di avere grosse limitazioni, anche nella gestione dei rapporti di collaborazione con gli Enti locali dello Stato.

Potremmo concludere ricordando che l’arroganza di chi pretende di gravare con imposte innaturali e confuse un sistema tributario molto instabile e oneroso qual è quello Italiano, senza condurre un serio studio di applicabilità reale,  non contribuisce al risanamento del Bel Paese.

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