“In Aspromonte con l’Atletica San Costantino Calabro”

Trekking in alta montagna, tra faggeti, querce, pini, felci e roveti.

Un giro naturalistico che ha visto la massiccia partecipazione di molti appassionati della montagna.


Continuano le escursione naturalistiche organizzate dalla Associazione Sportiva Atletica San Costantino Calabro, un giro naturalistico in Aspromonte che ha visto la massiccia partecipazione di molti appassionati della montagna della natura e di questa salutare disciplina, il trekking.
In alta montagna, tra faggeti, querce e pini, felci e roveti, viottoli e rare sorgenti, tra calanchi e tratture, ripidi saliscendi, cime in lontananza, dorsi e lontani orizzonti di cielo e di mare, la diga sul Menta, le cascate Maesano, il serpente bianco che si snoda verso lo Jonio costituito dall’Ammendolea, una delle fiumare più disastrose per danni alluvionali negli anni 1972-73, è questo, pieno Aspromonte. Resta fuori solo la cima di Montalto, la vetta più alta e quasi sempre innevata, che ogni tanto appare ai nostri occhi che cercano ulteriori squarci di monti e nuovi orizzonti, assetati di paesaggi di incomparabile bellezza e pieni di mistero. Impervi sentieri tracciati da forre e burroni. E rari ma presenti serpenti, vipere e serpi nere, e sopra le nostre teste, uccelli che si librano nel vuoto o saltano da un ramo all’altro tra querce o faggi o pini larici che compongono un paesaggio meraviglioso, ricco di colori e di lussureggianti vegetazioni che animano la nostra stessa inappagabile fantasia.
È bello in Aspromonte; troppo bello e veramente lontano dalle brutture quotidiane che infettano la nostra routine nell’assetto sociale dei nostri giorni normali di stanchezza e di ovvietà.
La nostra fantasia e la nostra memoria rievocano conoscenze di memorie e di sogni eloquenti. Ci sentiamo avvinti dalla compagnia che sembra adagiarsi nelle quiete braccia della terra davvero amica e ospitale, che ci accoglie e ci ama, ci incanta, ci rende davvero leggeri e incantati, fortunati ospiti di un mondo che ci sfugge ogni giorno e talvolta si presenta a noi e ci sorride, ci stimola a guardare, a comprendere, a voler continuare la nostra missione nella vita degna di essere vissuta e di impagabile splendore.
Ore di cammino ci rendono sempre più vogliosi di proseguire. Poni lo sguardo per terra e trovi terra battuta, sotto ilsole cocente, che ti spinge ad andare e alterni la bellezza del paesaggio attorno con le vicinanze diviottoli pure essi pieni di sorprese. Voli di farfalle, frinire di cicale, cinguettii di uccelli e schiamazzi di grossi uccelli di cui non conosci il nome e che comunque ti fanno disperdere lo sguardo a valle, verso cime di alberi di altri costoni di montagna.

Il rumore delle tue scarpe e il fruscio che
provochi con la tua compagnia, sono anche canti che se non si percorrono le vie dell’Aspromonte non è possibile assolutamente capire. Ed eccoci, la mente va alle cascate del Maesano.
È quella la meta del nostro percorso e la comitiva gode di tutto e del meglio, ma punta alle cascate molto conosciute e pubblicizzate dagli studiosi di geografia e dagli escursionisti che ogni anno ed in ogni tempo l’ hanno visitato.
Una discesa ripida, su viottoli stretti e selvaggi, ed ecco la comitiva alla meta: le cascate Maesano.
Una cascata di acqua su tre livelli,incanto della natura, solitaria, canterina, spruzzi di schiuma, discesa ripida tra pareti e letti di roccia, e, al piano maggiore, un lago più largo degli altri due che sono dovuti al getto ad intermittenza di acque fresche, provenienti da interni di rocce strette e irraggiungibili senza speciali strumenti di accesso, con dentro pietre levigate da secolari attività dell’acqua, dove vivono trote che mai finiscono, nonostante siano continuamente preda degli appassionati di pesca che sfuggono il rigore della legge che salvaguardare la vita dentro le cascate ed il fiume che procede verso il piano. La fauna dovrebbe godere della protezione legislativa, ma quei luoghi spesso sono abbandonati e vi si arriva solamente per la forte passione per le incursioni e l’amore per la natura incontaminata. Di fatto è più la protezione volontaria di chi vi si accosta che quella che dovrebbe venire garantita dalle guardie forestali preposte.
È questo il bello di tutto: l’uomo resta incantato, si libera nelle acque delle cascate, che scendono a zampilli da sopra, formando rigagnoli e un corso d’acqua centrale che scende da piano a piano formando una della cascate più belle e incantevoli dell’intero territorio meridionale e calabrese.
Un’ esperienza che lascia un segno indelebile nella mente della comitiva di San Costantino Calabro alla quale si sono uniti amici di Vibo Valentia, Nicotera e di San Calogero e che insieme hanno realizzato un incontro da sogno con il paesaggio e un arricchimento di cultura ideale, morale e psicologica ricavandone ulteriore ragione di vita, di vitalità e di amore per la propria terraed i luoghi su cui, quasi tutti, affondano le loro radici.

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