L’Udc in Calabria non ce l’ha fatta

Per pochi voti non ha eletto un rappresentante al Senato

Sfiorata la soglia dello sbarramento, la sconfitta è causa della sfiducia di alcuni elettori

«Una manciata di voti e ce l’avremmo fatta!» E’ questa la sospirata affermazione del Vicesegretario cittadino dell’Udc, Giuseppe Barritta, in un comunicato diffuso alla stampa all’indomani dell’esito elettorale. Il rammarico è per quelle poche preferenze mancanti con cui la Calabria avrebbe invece contribuito all’affermazione del partito di centro come terza forza politica al Senato. Nella nostra Regione, infatti, lo scudocrociato è andato molto bene, ma ha sfiorato di pochissimo l’elezione di un senatore, avendo ricevuto 74.367 voti, attestandosi ad un beffardo 7,9%. In questi termini la delusione del vicesegretario tropeano è come quella di un atleta che è costretto a fermarsi a pochi passi dal traguardo. La soglia di sbarramento al Senato è dell’8% su base regionale, in questo caso il traguardo era a portata di mano e per pochi voti l’Udc Calabrese non ha potuto inviare il suo rappresentante a Palazzo Madama. L’analisi politica è all’insegna di una consapevolezza: « Noi, come gli amici della Sicilia, saremmo stati un pilastro portante dell’Udc, ed è quindi con gran rammarico che si deve ripensare a tutti i momenti caratterizzati dai Nostri uomini che, con impegno, hanno lottato sino all’ultimo». Nel comunicato gli apprezzamenti vanno al lavoro di politici come Occhiuto, Tripodi e Inzitari, ma nonostante tutto le difficoltà rilevate sono rispondenti all’agire poco democratico di alcuni esponenti provinciali, ai cambi di sponda di alcuni membri «su cui non bisogna recriminare, ma queste persone verranno in seguito giudicate per questa vicenda, sul loro stile nel far politica e avranno modo di rispondere dei loro atti davanti al proprio elettorato».

Il risultanto, secondo Barritta, è che si è persa l’opportunità di lasciare un’impronta nella politica nazionale e dare rappresentanza a quel popolo che si riconosce nel Centro. Sulla base di questo risultato politico che vede comunque diminuito il consenso in alcuni Comuni a causa della sfiducia verso alcuni esponenti,«le segreterie politiche tutte, compresa quella vibonese, hanno quindi l’onere di scegliere coscientemente i rappresentanti degni di fiducia, iniziando con una sana autocritica, mettendo da parte ogni velleità o personalismo». Il comunicato si chiude con un’altra affermazione densa di rammarico:« Un pugno di voti di chi magari ha semplicemente chiesto, più volte ed invano, di essere ascoltato, un misero pugno di voti che, non giunto dai delusi del nostro partito, non avrebbe lasciato delusi milioni di cittadini italiani di Centro».

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