La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale

a cura di P. Salvatore Brugnano

Aprile 2010, terza settimana: 11-17 aprile 2010
1. Vangelo della domenica – «Mio Signore e mio Dio!».
2. Aspetti della vita – Strano, ma vero.
3. Un insegnamento di S. Alfonso – O beata solitudine! O sola beatitudine!.
4. La settimana con la liturgia (12-17 aprile).
5. Saggezza calabrese – Comportamento morale

1. Vangelo della domenica – Giovanni 20,19-31
«Mio Signore e mio Dio!».

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

L’esperienza di Tommaso sorprende sempre, ma d’altra parte accomuna ognuno di noi, di continuo alla ricerca di segni per dare conferma alla nostra fede. Gesù non nega di manifestarsi, ma lo fa solo quando la comunità ecclesiale è riunita, quando la comunione fra gli apostoli si fa preghiera nel giorno a lui consacrato, quando il cuore e gli occhi sono liberi e pronti ad accoglierlo.
Con l’apostolo Tommaso ti adoro, mio Dio. Se come lui ho peccato di incredulità, ancor più adesso ti adoro… « Signor mio e Dio mio », mio Dio e mio Tutto; te e null’altro che te, io devo desiderare. Tommaso si avvicinò per toccare le tue santissime piaghe. Verrà un giorno in cui potrò anch’io, in modo reale e visibile, chinarmi a baciarle? Che giorno meraviglioso sarà quello in cui, interamente libero da ogni traccia di impurità e di peccato, potrò avvicinarmi al Dio fatto uomo nella sua sede di gloria! Alba meravigliosa sarà quella in cui, espiate le mie pene, con questi miei occhi potrò per la prima volta vedere il tuo volto, fissare il tuo sguardo e le tue labbra senza timore, in ginocchio baciare pieno di gioia i tuoi piedi e venire accolto fra le tue braccia. Unico vero Amico dell’anima mia, voglio amarti già ora, per poterti poi amare in quel giorno.
Sarà un giorno eterno, senza fine, e tanto diverso dai giorni della vita terrena. Ora sento su di me il peso di questo « corpo di morte », mille pensieri mi occupano e mi distraggono e ognuno di essi basterebbe ad allontanarmi dal cielo. In quel giorno, invece, non ci sarà più alcuna possibilità di peccato… Perfetto e gradito al tuo sguardo, potrò sostenere la tua presenza senza timore e, circondato dagli angeli e dagli arcangeli, non avrò vergogna di sentirmi osservato.
Benché ancora io non sia pronto per vederti e toccarti, mio Dio, voglio ugualmente avvicinarmi a te e raggiungere col desiderio ciò che pienamente non posso ora possedere.

(Card J. H. NEWMAN, in Maturità cristiana)

2. Aspetti della vita
Strano, ma vero.

E’ strano, ma vero; perché la verità è sempre strana; / più strana delle invenzioni.

Può capitare a tutti di seguire, quando si è su un mezzo pubblico, i discorsi altrui, soprattutto ora col volgarissimo vezzo di ciarlare a lungo e con sussiego aggrappati al cellulare. È accaduto anche a me ieri e, più che dalla banalità della comunicazione, sono stato attratto dalle cosiddette “parole nere” che sentivo nel fluire del discorso. Sono quelle parole che si ripetono senza significato ma che servono a supplire alla carenza di altri termini o di idee o anche a prendere tempo nell’elaborazione delle frasi e delle stesse idee. Ebbene, sentivo con una cadenza impressionante la locuzione “strano ma vero”. L`espressione in sé può essere vacua, come lo era in quell’intercalare.
Tuttavia in sé contiene un significato anche profondo che sono riuscito a formulare ricorrendo a due versi del “Don Giovanni”, poema satirico incompiuto, elaborato da George G. Byron tra il 1819 e il 1824. La verità ha in sé tante facce e tanta forza da risultare talora “incredibile”. Certe “invenzioni”, invece, rivelano subito la loro povertà, la debolezza che le rende simili a bolle di sapone che subito si infrangono. Quante volte nella vita si cerca di trovare riparo dietro a scuse inventate, a inganni e persino menzogne nude e crude per scoprirsi poi sbeffeggiati e svergognati! Un altro poeta inglese, William Blake (1757-1827), aggiungeva, però, che “una verità detta con cattive intenzioni / fa più effetto di tutte le bugie che puoi inventare”. (Mons. Gianfranco Ravasi)

3. Un insegnamento di S. Alfonso
O beata solitudine! O sola beatitudine!

Chi è abituato alle conversazioni galanti, ai pranzi, al gioco, è convinto che nella solitudine c’è un tedio insopportabile. E, in qualche modo, è vero; perché chi ha la coscienza “disturbata” ed è impegnato negli affari mondani non pensa ai doveri dell’anima… E quindi appena resta “disoccupato”, nella solitudine, non cercando Dio, ecco che subito gli si affacciano i rimorsi della coscienza e, in tale situazione, non trova quiete, ma tedio e sofferenza. Una persona, invece, in cerca di Dio, proprio nella solitudine trova gioia e felicità.
Il cardinale s. Roberto Bellarmino (1542-1621), in tempo di vacanza, mentre gli altri cardinali andavano a “distendersi” nelle loro ville, lui raggiungeva una casa solitaria e vi si tratteneva per un mese in esercizi spirituali. E diceva che quella era la sua “villeggiatura”, dove il suo spirito si “deliziava”, più che gli altri in tutti i loro “spassi”.
Anche s. Carlo Borromeo (1538-1584) due volte l’anno faceva i suoi esercizi spirituali e qui trovava il suo “paradiso” in terra. (P. Alfonso Amarante, in “Verità scomode”)

4. La settimana santa con la liturgia = 12-17 aprile 2010

12 aprile (lunedì) – Beato chi si rifugia in te, Signore. – Diversamente da noi, i primi cristiani di fronte alle sofferenze e alle persecuzioni anteponevano la preghiera all’azione, non per fuggire la realtà, ma per ricevere l’aiuto di Dio.
Letture di oggi = At 4,23-31; Sal 2,1-9; Gv 3,1-8.
Santi di oggi = San Giulio I; San Zeno; San Giuseppe Moscati.

13 aprile (martedì) – Regna il Signore, glorioso in mezzo a noi. – La fraternità e la condivisione fanno parte della novità del cristianesimo, sono il frutto visibile dell’adesione a Cristo.
Letture di oggi =At 4,32-37; Sal 92,1ab.1c-2.5; Gv 3,7-15.
Santi di oggi = San Martino I (m.f.); Sant’Ermenegildo; B. Ida.

14 aprile (mercoledì) – Il povero grida e il Signore lo ascolta. – La storia bimillenaria della Chiesa è la testimonianza visibile che nulla può fermare la novità del cristianesimo che porta frutto piano piano.
Letture di oggi = At 5,17-26; Sal 33,2-9; Gv 3,16-21.
Santi di oggi = Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo; Santa Liduina.

15 aprile (giovedì) – Ascolta, Signore il grido del povero. – È credere in Gesù che dona la vita eterna, ma per poter credere in lui è necessaria la grazia della conversione e il perdono dei peccati.
Letture di oggi = At 5,27-33; Sal 33,2.9.17-20; Gv 3,31-36.
Santi di oggi = San Marone; B. Cesare de Bus; San Damiano De Veuster.

16 aprile (venerdì) – Una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa. – La nuova alleanza e la vita eterna annunciate da Gesù ricevono concretezza nel pane e nel vino che condividiamo nella celebrazione eucaristica.
Letture di oggi = At 5,34-42; Sal 26,1.4.13-14; Gv 6,1-15.
Santi di oggi = Santa Maria B. Soubirous; San Benedetto G. Labre; San Drogone.

17 aprile (sabato) – Su di noi sia il tuo amore, Signore. -Ogni comunità vive tensioni e momenti difficili che trovano soluzione nella preghiera divenendo così fonte di crescita.
Letture di oggi = At 6,1-7; Sal 32,1-2.4-5.18-19; Gv 6,16-21.
Santi di oggi = San Simeone Bar Sabas; San Roberto di Molesme; B. Caterina Tekakwitha.

5. Saggezza calabrese
Comportamento morale

Il comportamento morale del popolo calabrese è molto esigente verso Dio e, soprattutto, la famiglia: riguardo ad essi sembra non vi siano… concessioni, perché sono due realtà sacre e stabili. Circa l’amicizia bisogna stare attenti e aspettare l’ora della prova; bisogna stare attenti come e quando si dice la verità.
Quandu sputi ‘ncelu, ‘nfaccia ti veni.
Pasca e Natali cu li toi.

La famiglia ppe nua resta ‘na Ghiesa: / li santi li volimu rispettati, / chi ce trasa, cacciasse lu cappellu: / poveri, sdinninguati, ma onorati!
Amici ed amure, li canusci a lu dulure
Quand’avi mu si mori, / ha mu si mori cu tutti i sacramenti!
L’anima a Ddeu e ‘a rrobba a cu tocca!
A ‘o mortu requiematerna, e u vivu ‘nt’ a taverna!
Fa’ chiju chi ‘u previti dici / e non chiju chi ‘u previti faci.
Miraculu ottenutu, santu gabbatu!
(cf Salvatore Brugnano, Espressioni di religiosità popolare, vol. 5, La Vita).

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