La bisaccia del pellegrino 16-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

Aprile 2012, terza settimana: 15-21 aprile

1. Vangelo della domenica 15 aprile – 2a Domenica di Pasqua – Mio Signore e mio Dio!
2. Aspetti della vita – La Divina Misericordia
3. Un incontro con S. Alfonso – Il saluto alle Monache Redentoriste.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  16-21 aprile 2012.
5. Curiosità calabresi del passato = L’affruntata – Antico rito popolare  in via di purificazione.

1. Vangelo della domenica – (Gv 20,19-31)
Mio Signore e mio Dio!
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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Questa seconda Domenica di Pasqua è denominata della Divina Misericordia. – Benediciamo Dio, perché nella sua grande misericordia ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo. Nella preghiera di Colletta si prega «Dio di eterna misericordia», che nella ricorrenza pasquale ci ha purificati, rigenerati e redenti. Nel Vangelo il Signore, pur proclamando beati quelli che credono senza aver visto, accetta di dare un’ulteriore prova all’apostolo Tommaso, esitante sulla sua risurrezione. E noi che cosa possiamo fare per superare i nostri ricorrenti dubbi e gustare la misericordia divina? Vengono suggeriti quattro impegni: 1) l’ascolto docile della Parola che dà la vita; 2) la partecipazione alla “Frazione del pane”, cioè l’Eucaristia, che nutre la nostra fame di Dio e ci fa crescere come figli; 3) la preghiera personale e comunitaria; 4) l’amore fraterno che si manifesta nella condivisione dei beni. (Sergio Gaspari, in “La Domenica”).

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Dopo la morte di Cristo, gli apostoli rimasero soli. Ebbero paura al punto di rinchiudersi per il timore delle persone malevoli. Avevano vissuto tre lunghi anni con il Maestro, ma non l’avevano capito, al punto che Cristo dovette rimproverarli seriamente (Lc 24,25). Non l’avevano capito perché il loro modo di pensare restava troppo terra terra. Vedendo Cristo impotente e senza coscienza sulla sua croce, essi avevano gettato tutt’intorno sguardi impauriti, dimenticando ciò che era stato detto loro: “Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,22). Ed ancora: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
Dio non impone il suo amore agli uomini. Egli attende che l’uomo stesso faccia un passo in avanti. Dio salva chi si apre a lui per mezzo della fede, della speranza e dell’amore. Dio si avvicina, e anche l’uomo deve avvicinarsi a lui. Allora Dio e l’uomo si incontrano sullo stesso cammino, in Cristo, nella sua Chiesa.
Cristo non è solo uomo, né solo Dio. È Dio e uomo allo stesso tempo; grazie a questa duplice natura, egli è come un ponte teso tra l’umanità e Dio. Questo ponte sarebbe rimasto deserto – né gli uomini né Dio vi avrebbero messo piede – se la causa della discordia e della separazione – il peccato – non fosse stata soppressa. Il sacrificio offerto a Dio da Cristo ha cancellato le colpe passate, presenti e future. “Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso” (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono “per mezzo di lui accostarsi a Dio” fiduciosi del fatto che “egli resta sempre” (Eb 7,25). Così, per la sua natura prodigiosa e il suo sacrificio completo, Cristo è il solo Intercessore e Sacerdote Supremo. In Cristo, gli uomini ritornano al Padre. In Cristo il Padre rivela agli uomini l’amore che egli porta loro.
È sempre più facile avvicinarsi a Dio prendendo la mano caritatevole che il Padre tende all’uomo per aiutarlo a seguire Cristo, nostro Redentore. Tale è il senso del salmo che evoca l’uomo miserabile il cui grido giunse fino agli orecchi del Signore, e che fu liberato dai suoi mali. (La Chiesa.it)

2. Aspetti della vita
La Divina Misericordia
La festa della Divina Misericordia, voluta dal Beato Giovanni Paolo II, occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina Kowalska.
Per la prima volta Gesù le ha parlato dell’istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all’immagine: « Io desidero che vi sia una festa della Misericordia : voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua ; questa domenica deve essere la festa della Misericordia » (Diario, p. 75).

  • La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina. La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini.
  • «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori » (Diario, p. 440).
    « Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre » (Diario, p. 561).
  • L’importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. « In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita – ha detto Cristo – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene » (Diario, p. 235).
  • « In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. (…) Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto » (Diario, p. 441).
  • Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni del Culto alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione.
  • « Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia » (Diario, p.378).

3. Un incontro con S. Alfonso
 Il saluto alle Monache Redentoriste
S. Alfonso aveva curato lo stato di salute dei monasteri della sua diocesi: erano diventati oasi di preghiera e di offerta per la conversione dei peccatori. Quando arrivò il momento di lasciare, si alzò alto il rammarico di perdere un così santo Pastore. Ma egli le confortava.
Le Monache Redentoriste piangevano la sua partenza. Egli le aveva chiamate da Scala (SA) nel 1766 con l’intento di creare in S. Agata un monastero di claustrali, che badassero alla educazione delle nobili fanciulle. I vescovi antecedenti avevano tentato più volte inutilmente.
Le famiglie più cospicue fecero insistenza presso Monsignore che domandò: “Spiegatevi che avete in mente. Se pensate formare un monastero di serve di Dio, io volentieri mi ci adopero; ma se intendete un conservatorio di femmine, meglio è non parlarne“.
Si rimisero alla sua saggezza. Sant’Alfonso prese a cuore la soluzione dell’annoso problema e con le sue aderenze nella Corte pontificia e in quella borbonica instaurò nel giro di brevissimo tempo il bramato chiostro.
In un edificio mezzo abbandonato, dove prima si annidavano zingari e civette, collocò dopo i restauri le colombe di Dio sotto la materna protezione della celeste Regina.
Partite dalla costiera amalfitana e scavalcati i monti Lattari, vennero, ad inaugurare in S. Agata la vita redentorista Suor M. Raffaella della Carità superiora, Suor M. Felice dei santi Chiodi, Suor M. Celestina del divino Amore e la conversa Suor Giuseppina di Gesù e Maria.
Monsignore le fece accogliere come altrettante principesse con archi di rosmarino, mortella e fiori, al suono festoso delle campane, tra l’immancabile sparo di mortaretti e un visibilio di persone e le autorità cittadine.
In un decennio, come il Santo aveva previsto, le religiose edificarono la diocesi, anzi tutta la provincia beneventana con l’esimie virtù. Ne era soprannaturalmente fiero.
Il Santo nel lasciarle regalò al monastero una nuda croce di legno, su cui vi era dipinto l’emblema dellaPassione. Egli la teneva nel salotto e soleva baciarla nell’entrare ed uscire dalla propria camera: donandola alle Redentoriste impartiva una lezione austera che doveva perpe-tuarsi nel chiostro al di là delle tenerezze umane con la visione incomparabile della fecondità del sacrificio.
Lasciò inoltre alle medesime Monache “44 Avvisi” che riepilogavano i precetti della perfezione sviluppati nella Vera sposa di Gesù Cristo, edita nel 1760.
Vi era naturalmente sottolineato il distacco totalitario. Il canonico Hennequin di Liegi scrivendo nel 1776 al Santo appellava quest’opera “libro d’oro, nel quale si vede la pratica delle virtù mirabilmente espressa”.

Anche le Suore Rocchettine di Arienzo chiesero al loro amato pastore una memoria. Inviò un quadretto della Madonna del Buon Consiglio che aveva sul tavolo di studio con un biglietto del 29 giugno 1775: “Io mi parto già e vi lascio la Mamma mia che ora vi mando, e vi prego di raccomandarle la morte mia che mi sta vicina“. Era quello il suo cuore, come aveva scritto più volte nel libro delle Glorie di Maria.

Il giorno antecedente alla partenza il parroco Bartolini e il canonico Truppi si recarono ad ossequiare Monsignore: appena giunsero nella sua camera da letto, scoppiarono in lacrime. Il Santo intenerito disse: “Che credete che non mi dispiaccia di partire? Troppo mi dispiace, perchè lascio i figli miei. Rinuncio, perché Dio così vuole. Lo stato in cui sono mi ha obbligato a farlo presente al Papa, e col Papa mi sono spiegato che se la diocesi era per soffrire il menomo danno, io ero pronto di tirar questo carro sino alla morte. Ma se parto col corpo, non vi lascio col cuore“.

4. Vivere la settimana con la liturgia = (16-21 aprile) Liturgia delle Ore: II settimana di Pasqua

  • 16 aprile (lunedì) – Colore liturgico: bianco
  •  – Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Beato chi si rifugia in te, Signore. – Nel regno dello Spirito non si entra allo steso modo che nel regno della carne. Bisogna nascere “dall’Alto”, evento che richiede un particolare intervento della grazia divina.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 4,23-31; Salmo 2,1-9; Giovanni 3,1-8
  •  – Santi di oggi = Santa Maria Bernardette Soubirous; San Benedetto G. Labre.

17 aprile (martedì) – Colore liturgico: bianco

  •  Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Il Signore regna, si riveste di maestà. – I cristiani sono chiamati a formare una Chiesa fraterna, una società attenta ai più poveri: è questo l’impegno che richiede la nostra fede.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 4,32-37; Salmo 92,1-2.5; Giovanni 3,7-15.
  •  – Santi di oggi = San Simeone Bar Sabas; San Roberto di Molesme.

18 aprile (mercoledì) – Colore liturgico: bianco

  •  – Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Il povero grida e il Signore lo ascolta. – Gesù è l’espressione dell’amore di Dio per il mondo, perché Dio lo ha mandato per salvarlo. L’autocondanna del mondo gli proviene dal suo odio verso la luce, che non gli consente di “vedere”.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 5,17-26; Salmo 33,2-9; Giovanni 3,16-21.
  •  – Santi di oggi = San Galdino; Beata Sabina Petrilli.

19 aprile (giovedì) – Colore liturgico: bianco

  •  Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Ascolta, Signore, il grido del povero. – Gesù è il Figlio che il Padre ama; egli ha ricevuto lo Spirito senza misura e tutto è posto nelle sue mani. Non credere nel Figlio, ossia rifiutarlo, significa esporsi all'”ira” di Dio.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 5,27-33; Salmo 33,2.9.17-20; Giovanni 3,31-36.
  •  – Santi di oggi = San Leone IX; Sant’Elfego.

20 aprile (venerdì)  – Colore liturgico: bianco

  •  Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa. – Molti sono coloro che seguono Gesù, perché ne condividono l’insegnamento o ne attendono i favori. Gesù non li rifiuta e si cura anche di loro, ma lascia loro capire che un altro è il motivo della sua presenza.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 5,34-42; Salmo 26,1.4.13-14; Giovanni 6,1-15.
  •  – Santi di oggi = Sant’Aniceto; Sant’Agnese di Montepulciano.

21 aprile (sabato) – Colore liturgico: bianco

  •  – Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Su di noi sia il tuo amore, Signore. – Gesù sa che i discepoli hanno sempre bisogno di lui. Nel mare agitato, la loro paura cessa solo quando prendono Gesù sulla loro barca; anche la sponda è “subito” raggiunta.
  •  – Letture bibliche alla Messa di oggi = Atti 6,1-7; Salmo 32,1-2.4-5.18-19; Giovanni 6,16-21.
  •  – Santi di oggi = Sant’Anselmo; San Corrado da Parzham.

5. Curiosità calabresi del passato
 L’affruntata – Antico rito popolare  in via di purificazione
L’affruntata (incontro, in calabrese) è una rappresentazione religiosa che si tiene nei comuni delle provincie di Reggio Calabria, Vibo Valentia e nella parte meridionale della provincia di Catanzaro, dove è conosciuta anche con il nome di Cunfrunta, nel periodo di Pasqua.
È di carattere prettamente popolare, con origini pagane.  La manifestazione si svolge per le strade e nelle piazze dei comuni, dove tre statue (raffiguranti Maria Addolorata, Gesù e san Giovanni vengono trasportate a spalla, da quattro portatori per statua, per simboleggiare l’incontro dopo la resurrezione di Cristo. Essa viene preparata e provata a lungo in precedenza.
La statua di san Giovanni fa la spola tra le altre due per 3 o 5 volte (il numero dei passaggi varia da paese a paese) avanti e indietro, con passo sempre più veloce, come messaggero della resurrezione di Cristo.
All’ultimo passaggio si incontrano correndo davanti a Gesù san Giovanni da una parte e L’Addolorata dall’altra. All’incontro il velo nero del lutto viene tolto dalla statua di Maria, la cosiddetta “sbilazioni” o “sbilata”, lasciando visibile un vestito di festa.
Una cattiva riuscita della funzione è secondo la tradizione presagio di sventura per la comunità. Le cronache raccontano che a Vibo Valentia nel 1940 la “sbilazioni” non avvenne in modo perfetto e in quell’anno l’Italia entrò in guerra.  In ogni località l’affrontata si svolge in modo diverso, in molti comuni, ad esempio, avviene il cosiddetto incanto con la medesima modalità.
Nel 2010 a Sant’Onofrio la tradizionale affruntata è stata posticipata per motivi di ordine pubblico a seguito di atti intimidatori commessi nei confronti del priore della congrega del santissimo rosario, secondo le indagini di polizia ad eseguire tale gesto criminale è stata la ‘ndrina egemone sul territorio in quanto il Vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Luigi Renzo,  aveva emanato delle direttive (recepite dalla chiesa locale) di modifica delle regole per portare a spalla le statue, modifiche che si erano rese necessarie poiché le ‘ndrine negli anni precedenti avevano monopolizzato il rito religioso per manifestare il loro potere alla comunità.

(da Wikipedia = leggi l’articolo completo).

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