La bisaccia del pellegrino 27-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

Luglio 2012, prima settimana: 1-7 luglio.

1. Vangelo della domenica 1 luglio –    « Fanciulla, io ti dico: Àlzati!».
2. Aspetti della vita  – Vederci di tanto in tanto con occhi stranieri è una grazia..
3. Un incontro con S. Alfonso –  S. Alfonso e l’umiltà.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  2-7 luglio 2012.
5. Curiosità calabresi del passato  =  Don Vincenzo Idà: la passione del vangelo.

1. Vangelo della domenica –  (Mc 5,21-43)
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

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Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini. Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre. Bisogna notare soprattutto che la bambina ha dodici anni  e che la donna soffre da dodici anni .  (La Chiesa.it). 

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«Se riuscirò a toccare le sue vesti sarò salvata» – Dio è fonte della vita: egli tesse con amore la creatura nel grembo della madre, impedisce di spegnere la vita di ogni essere vivente e a chi crede in lui promette l’ingresso nella vita senza fine. Tutto ciò impegna il credente a rispettare la vita in tutto il suo percorso: dal suo aprirsi all’esistenza fino al suo spegnersi. Il libro della Sapienza ci dice con chiarezza che Dio non ha creato l’uomo per la morte.
La responsabilità è del diavolo che, per invidia e gelosia, tenta di sprofondare l’uomo nel peccato che causa la morte spirituale. La morte fisica ne è la conseguenza. L’apostolo Paolo, attingendo all’esempio di Cristo che da ricco che era si è fatto povero, esorta i suoi fedeli a essere generosi nelle offerte a favore della chiesa-madre di Gerusalemme che si trovava in gravi difficoltà materiali.
Esortazione che riguarda anche noi, oggi, e ci spinge a interrogarci sulla condivisione dei beni terreni con i più poveri. Il racconto evangelico dei due miracoli: la risurrezione della figlia di Giairo e la guarigione di una donna affetta da emorragia già da molti anni riportano la nostra attenzione su Gesù, vita e salvezza nostra. (Domenico Brandolino, ssp. in “La Domenica”). 

 2. Aspetti della vita: Stranieri
Vederci di tanto in tanto con occhi stranieri è una grazia.

Vedere l’acqua che esce facile dai rubinetti, acqua benedetta e la buttiamo la santa domenica a lavare i nostri pneumatici insieme alle coscienze sciatte che ci comandano.
E vedere le case che sono nostre, e se la cupidigia non ci divora, sono sicure e non ci schiantano al primo rabbrividire della terra.
Poter poi camminare nelle città, a fronte alta se vogliamo e con un nome pronto da dichiarare. Lo pronunciamo una sola volta, e viene riconosciuto.
E i figli. I nostri figli, che facciamo studiare, come deve essere, e hanno zaini e vestiti, e li portiamo in corsa al conservatorio o in piscina, quanta acqua!, e ci preoccupiamo che scelgano, economia, medicina o archeologia, come deve essere, e non sappiamo lo sgomento e insieme l’orrore di stringerli in braccio leggeri leggeri, quasi stritolati dalla pena di chi non può nulla per loro, che almeno dormano e non sentano la fame, perché non si sa dove cercare il pane.
E poi l’assurdo nostro ridicolo correre strizzati in un tempo che intanto va con il suo bel passo regolare, pronto al ritmo del nostro piacere se solo lo volessimo, e invece dannato al nostro scappare, da tutti, da noi, dalla vita.
Sì, è una grazia essere stranieri per quel che serve a vederci.
Mariapia Veladiano in Avvenire del 16/06/2012.

Una preghiera per restare vigili
Gesù disse alla donna: «Figlia, la tua fede ti ha salvata». Ella è degna di essere chiamata figlia, perché ha creduto; mentre la gente che lo stringe da ogni parte urtandolo non può essere chiamata figlia. Questa donna invece si è gettata ai suoi piedi ed ha confessato; perciò merita di ricevere il nome di figlia… In sostanza il Signore le dice: Prima credevi in Salomone, che pure è detto il pacifico, ma tu non avevi la pace; ora invece va’ in pace. (San Girolamo, Commento a Marco, a cura di Luigi Gambero). 

3. Un incontro con S. Alfonso
S. Alfonso e l’umiltà

Quale umiltà. –  «Quanto cresce l’unione con Dio, tanto cresce l’umiltà. La quale non consiste certo in dire: io sono una scellerata, io merito peggio di questo; ma consiste nel basso concetto di se stesso, ed in saperti più umiliare a chi più ti disprezza.
Questa umiltà io t’avrei desiderata, benché avessi avuto ragione per l’altre cose; questa non vedo sinora, e questa è la spina che mi tormenta; ed ora intendi che questa è la causa secreta che mi affliggeva, e che io non sapeva approvarti…»

L’umiltà si chiede nella preghiera – «Io ti prometto ogni mattina, sin tanto che non mi quieto, di fare una preghiera speciale per te alla Messa; come già l’ho cominciata questa mattina, in cui ho tanto, tanto pregato per te, che il Signore ti conceda una perfetta umiltà. E tu cerca a Gesù Cristo specialmente l’istesso per me, che io non possa resistere più alle spinte di Dio, che mi vuole tutto suo. Basta quanto ho resistito per lo passato; non è tempo di resistere più; voglio veramente darmi tutto, tutto, tutto a Gesù Cristo, e l’ intesso ti cerco e voglio per te; ma senza umiltà né tu, né io arriveremo mai a niente».

L’umiltà attira lo sguardo di Dio – «Quando Dio ti vedrà veramente umile, quanto più ti vedrà umiliata, tanto più egli s’impegnerà a difendere te e l’ opera sua…. Umiliati: perché se ti umili il Signore certamente t’illuminerà…»
(S. Alfonso a Sr. Maria Celeste Crostarosa, Lettere, Vol. 1, pag.18).

4. Vivere la settimana con la liturgia = XIII Settimana Tempo Ordinario
2-7-luglio  –  Liturgia delle Ore: I settimana. 

2  luglio  (lunedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo. Il giorno del Signore avrà esiti di salvezza per l’uomo che onora Dio camminando per la retta via.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Am 2,6-10.13-16; Sal 49,16-23; Mt 8,18-22.
  • – Santi di oggi  =  San Bernardino Realino; Beata Eugenia Joubert. 

3  luglio  (martedì) – Colore liturgico rosso.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo. – È il Martirologio geronimiano del VI secolo a indicarci tale data per la traslazione del corpo del Santo a Edessa in Siria (ora in Turchia). L’incredulità di Tommaso e la sua fede non ci lasci indifferenti.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ef 2,19-22; Sal 116,1-2; Gv 20,24-29.
  • – Santi di oggi  =  San Tommaso, apostolo. Sant’Eliodoro; San Leone II.

4  luglio  (mercoledì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio. – L’alleanza con Dio richiede una risposta e un comportamento adeguati e responsabili.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Am 5,14-15.21-24; Sal 49,7-13.16-17; Mt 8,28-34.
  • – Santi di oggi  =  Santa Elisabetta di Portogallo; Beato Piergiorgio Frassati.

5  luglio  (giovedì)  –  Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = I giudizi del Signore sono fedeli e giusti. – Per accogliere la parola di Dio è indispensabile essere umili e non credere di possedere la verità.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Am 7,10-17; Sal 18,8-11; Mt 9,1-8.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Antonio M. Zaccaria; Beati Matteo Lambert e compagni.

6  luglio  (venerdì) – Colore liturgico verde.

  • – Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. – Oltre alla fame di pane il credente è affamato di parola di Dio, la sola che gli può dare la vita eterna.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Am 8,4-6.9-12; Sal 118,2.10.20.30.40.131; Mt 9,9-13.
  • – Santi di oggi  =  Santa Maria Goretti; Beata Maria Teresa Ledochowska.

7  luglio  (sabato) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il Signore annuncia la pace per il suo popolo. – Nonostante tutto il male presente nel mondo Dio prepara un giorno in cui regnerà la riconciliazione, la pace vera e una profonda armonia.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Am 9,11-15; Sal 84,9.11-14; Mt 9,14-17.
  • – Santi di oggi  = San Panteno di Alessandria; Sant’Odone; Beato Carlo Liviero.

5. Curiosità calabresi del passato
Don Vincenzo Idà: la passione del vangelo

Ad Oaxaca in Messico, il 22 settembre 1984, moriva il sacerdote calabrese D. Vincenzo Idà, fondatore degli Istituti dei Missionari dell’Evangelizzazione e delle Missionarie del Catechismo.
Nel 1994, nel decennale della morte, anche per rilanciare la spiritualità e l’opera del sacerdote, che senz’altro merita un’attenzione ed una risonanza più ampie, a Terranova Sappo Minulio (Rc), sede della Casa Generalizia dei Missionari, è stato organizzato un Convegno di studio sul tema “Padre Vincenzo Idà: la passione dell’Evangelizzazione”.
Nato a Gerocarne, oggi in provincia di Vibo Valentia, il 27 aprile 1909, ordinato sacerdote dal vescovo di Mileto Paolo Albera il 28 maggio 1935 e subito mandato in parrocchia prima a Vazzano (1935) e poi ad Anoia Superiore (1937), don Vincenzo Idà intuì che il suo carisma era altro, per cui, col beneplacito del vescovo, dal giugno 1947 si dedicò totalmente alle Missionarie del Catechismo Rurale, da lui fondate ne11939 (l’approvazione diocesana arriverà in due tempi nel 1943 e 1948), e dal 1950 anche ai Missionari, le cui prime Costituzioni saranno approvate nel 1951 dal vescovo Enrico Nicodemo.
La sua spiritualità è caratterizzata da grande semplicità ed essenzialità che si esprime in una volontà cordiale e tenace di amore al Signore e in una operosità apostolica secondo forme umili e ordinarie, tradizionali e nuove, rispondenti alle concrete esigenze della pastorale delle Chiese diocesane”. Un cammino spirituale, cioè, senza rotture e scosse profonde, animato e supportato dall’intimo nesso tra “contemplazione e azione”.
Ignorato finora dai più don Vincenzo Idà dovrà recuperare il suo posto, collocandosi degnamente accanto a figure sacerdotali di calabresi quali San Gaetano Catanoso, don Mottola, don Mauro, don Caruso, don Miceli, che hanno saputo tenere alto il tono della santità pastorale nella nostra Regione.
Cf. Luigi Renzo – In Calabria tra storia e costume, Ferrari Editore 2003, pp. 113-114.

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