La bisaccia del pellegrino 27-2013

 

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana10ott

 

 

Luglio 2013, prima settimana:  30 giugno-6 luglio.

1. Vangelo della domenica 30 giugno – «Ti seguirò ovunque tu vada».
2. Aspetti della vita  – Papa Francesco: Anche i preti siano
“padri”.
3. Le Opere di S. Alfonso = Confidenza nella divina misericordia per i meriti di Gesù
Cristo.

4. Vivere la settimana con la liturgia =  1-6 luglio 2013.
5. Santi calabresi del passato  =  Santi Stefano di Nicea,
primo Vescovo di Reggio Calabria, e Suera.

1. Vangelo della XIII domenica del T.O. C- (Lc 9,51-62)
«Ti seguirò ovunque tu vada
».
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»..

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C’è qualcosa di radicale nella vocazione a seguire Gesù (è una caratteristica di ogni cristiano autentico) che ci sconvolge. Si potrebbe essere tentati di invocare una particolarità di modo di pensare, perfino di linguaggio, per addolcire o stemperare gli argomenti del Vangelo. Eppure abbiamo ogni interesse a prendere il Vangelo per ciò che è, ed approfittare della sua freschezza, del suo vigore.
Seguire Cristo non è una cosa come un’altra, che si possa conciliare con esigenze parallele o contrarie. Chi intraprende questo cammino deve sapere fin dall’inizio che sarà il discepolo di un povero che non ha un luogo dove posare il capo, di un uomo che ha saputo non senza pericolo rompere certi legami, e che, una volta impegnatosi in una missione, non si è più guardato alle spalle.
Ci si abitua troppo facilmente a vedere i cristiani prendere e lasciare il messaggio evangelico; ora, questo disturba e deve disturbare il male che non cerca che di radicarsi in noi. Bisogna rinnovare il nostro impegno battesimale ricevendo per oggi le dure parole di Gesù, ed accettare coraggiosamente di essere dei discepoli che camminano sui suoi passi, sicuri di trovare, oltre il cammino pietroso, la felicità della vera vita.  
(da Chiesa.it)

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Radicalità nel seguire Cristo una richiesta anche per noi  – Gesù rispose a un altro discepolo: «Nessuno che mette mano all’aratro e si volta indietro, è adatto per il regno di Dio».
«
Seguimi». Il comando, rivolto da Gesù a uno dei suoi uditori, oggi lo fa sentire anche a ciascuno di noi. Percepiamo l’urgenza della chiamata, ma le nostre resistenze sono ancora tante e ben radicate. Due scene di vocazione occupano la prima e la terza lettura di questa domenica.
Il profeta Elia (I Lettura) si sceglie Eliseo che sarà il continuatore della sua missione. Una chiamata precisa e inderogabile, evidenziata dal mantello che Elia getta sulle spalle del suo discepolo, e che lo spinge ad abbandonare tutto per rispondervi.
San Paolo (II Lettura) ci dice che il vero discepolo è un uomo libero dalla schiavitù del peccato. Docile allo Spirito, può aprirsi all’amore di Dio e del prossimo. Le tre vocazioni del racconto lucano (Vangelo) sottolineano una differenza sostanziale con la vocazione di Eliseo. Il discepolo è invitato da Gesù, che sta attuando la sua vocazione messianica salendo a Gerusalemme dove si compirà il suo destino ultimo, a seguirlo sulla via della croce con prontezza impegnando senza riserve l’intera sua vita. (Domenico Brandolino, ss, in La Domenica).

Una preghiera per restare vigili
Sappiamo che seppellire i morti è un gesto di misericordia… Come allora il Signore proibisce al suo interlocutore di seppellire addirittura suo padre? Non è forse per far capire che il divino è superiore all’umano?… Non proibisce di piangere e seppellire il padre, ma mette al di sopra dei legami familiari il servizio di Dio.  (Sant’Ambrogio, Commento a Luca 7, 34-41 – a cura di L. Gambero).

 2. Aspetti della vita
Papa Francesco: Anche i preti siano “padri”.
Papa Francesco nei giorni scorsi, durante la messa celebrata a Santa Marta, ha esortato i sacerdoti a chiedere la “grazia” di una “paternità spirituale”.  Anche i preti celibi devono essere “padri”. La “paternità” di cui parla Papa Francesco, però, non è la paternità ‘fisica’ comunemente intesa, bensì una paternità spirituale delle persone a loro affidate. Una “speciale grazia” che solo in alcuni casi il Signore concede.
Questo invito si riallaccia a quello di sentirsi “madri feconde” rivolto alle 800 suore ricevute in udienza il 9 maggio scorso, in aula Paolo VI. Perché sentirsi ‘genitori’ di un essere umano significa dare la vita per un altro, ha spiegato Papa Francesco e rende quindi conformi a Gesù Cristo che è morto e risorto per noi, per gli altri. La “voglia di paternità” è iscritta “nelle fibre più profonde di un uomo”. Anche di un sacerdote, che però orienta e vive questo desiderio in una forma particolare di spiritualità. “Quando un uomo non ha questa voglia qualcosa manca in quest’uomo, qualcosa non va”. Tutti noi, infatti, “per diventare pieni, per essere maturi, dobbiamo sentire la gioia della paternità: anche noi celibi”. Perché “la paternità è dare vita agli altri, dare vita, dare vita… Per noi, sarà la paternità pastorale, la paternità spirituale: ma è dare vita, diventare padri”.
Essere padre secondo una paternità “spirituale”, è dunque “una grazia” che ogni prete dovrebbe chiedere, ha affermato il Pontefice. “Peccati ne avremo tanti…  tutti noi abbiamo dei peccati. Ma non avere figli, non diventare padre, è come se la vita non arrivasse alla fine. Si ferma a metà cammino”. Gli stessi fedeli vogliono vedere questo nel sacerdote: “La gente ci dice Padre, padre, padre… Ci vuole così: Padri, con la grazia della paternità pastorale”.
“Ringraziamo” quindi il Signore “per questa grazia della paternità nella Chiesa.”
(da Avvenire 27/6/2013).

3. Le Opere di S. Alfonso
1775 – Confidenza nella divina misericordia per i meriti di Gesù Cristo.
Scrive s. Pietro che il Signore, conoscendo la nostra fragilità, ha pazienza co’ peccatori, perché non vuole che si perdano, ma faccian penitenza de’ lor peccati e si salvino (cf 2. Pt 3. 9). Quel Redentore che ci ha riscattati dalla morte eterna col prezzo del suo medesimo sangue, non vuol veder perdute le nostre anime che tanto gli costano.
In somma Iddio vorrebbe salvar tutti; e quando vede che alcuni lo costringono coi loro peccati a mandarli all’inferno, quasi piangendo per compassione loro dice: Ma figli miei, perché volete perdervi e dannarvi in eterno dopo che io son morto in croce per salvarvi! Se mi avete lasciato ritornate a me pentiti ed io vi restituirò la vita che avete perduta.
Ora da ciò voi argomentate se Dio desidera di vederti salvo; e perciò da ogg’innanzi lascia non farti uscir di bocca: Ma chi sa se Dio non mi vuol salvo? chi sa se egli mi vuole dannato per le offese che gli ho fatte? Allontana da te questi sentimenti, perché Dio ti assiste colla sua grazia e ti chiama con tanti impulsi al suo amore.
Sicché da oggi avanti abbandoniamo tutto il pensiero della nostra salvezza in mano del Signore, poiché egli (dice s. Pietro) ci ha preso sotto la sua cura.
(da Consigli di sollievo ad un’anima desolata)
Leggi tutto il paragrafo  in originale

4. Vivere la settimana con la liturgia = XIII Settimana del Tempo Ordinario
(1-6 luglio) – Liturgia delle Ore: I Settimana. 

1  luglio (lunedì) – Colore liturgico verde

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Misericordioso e pietoso è il Signore. – Abramo nel racconto della Genesi si ferma a dieci giusti. Sarà Cristo l’unico giusto che salverà non solo le città corrotte, ma l’umanità intera.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gen 18,16-33; Sal 102,1-4.8-11; Mt 8,18-22.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Aronne; B. Ignazio Falzon; B. Antonio Rosmini.

2  luglio (martedì) – Colore liturgico verde

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  La tua bontà, Signore, è davanti ai miei occhi. – Le letture possono essere viste come metafora della vita: il cammino verso la salvezza incontra spesso molte difficoltà.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gen 19,15-29; Sal 25,2-3.9-12; Mt 8,23-27.
  • – Santi di oggi  =  San Bernardino Realino; B. Eugenia Joubert.

3  luglio (mercoledì) – Colore liturgico rosso

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo. – Il dubbio di Tommaso cede il posto all’esperienza del Cristo risorto e alla totale adesione al Signore.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Ef 2,19-22; Sal 116,1-2; Gv 20,24-29.
  • – Santi di oggi  =  San Tommaso, apostolo. San Eliodoro; San Leone II.

4  luglio (giovedì) – Colore liturgico verde

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi. – A tutti capitano degli avvenimenti che mettono a dura prova le proprie certezze e che vagliano la fede.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gen 22,1-19; Sal 114,1-6.8-9; Mt 9,1-8.
  • – Santi di oggi  =  Santa Elisabetta del Portogallo; B. Piergiorgio Frassati.

5 luglio (venerdì) – Colore liturgico verde – Primo Venerdì.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Rendete grazie al Signore, perché il Signore è buono. – Il Signore chiama, il suo invito a seguirlo, rivolto a tutti, vuole fare scoprire sempre il suo amore.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gen 23,1-4.19; 24,1-8.62-67; Sal 105,1-5; Mt 9,9-13.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Antonio M. Zaccaria; Beati Matteo Lambert e c.

6  luglio (sabato) – Colore liturgico verde

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Lodate il Signore, perché il Signore è buono. – Dio riesce a far sì che gli intrighi umani diventino strada di salvezza.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Gen 27,1-5.15-29; Sal 134,1-6; Mt 9,14-17.
  • – Santi di oggi  =  Santa Maria Goretti; B. Maria Teresa Ledochowska.

 

5. Santi calabresi del passato o venerati in Calabria
Santi Stefano di Nicea, primo Vescovo di Reggio Calabria, e Suera (I secolo)  3 luglio

San Paolo ordina Santo Stefano da Nicea, primo Vescovo della Diocesi reggina.
San Paolo, quando sostò a Reggio Calabria durante il viaggio verso Roma, fondò la prima cattedra vescovile, nominando pastore di questa sede il discepolo, nonché compagno di viaggio, Stefano di Nicea. A sua volta Stefano nominò preti, diaconi e vescovi al servizio della diocesi. Tra i vescovi si ricorda Suera, destinato alla sede di Gerace.
Entrambi i santi diffondevano ampiamente nei loro territori la Parola di Dio ai fedeli, consigliandoli e difendendoli da ogni pericolo. Questo comportamento fu loro fatale; difatti vennero denunciati al prefetto Eraclio come cristiani, poiché ormai il cristianesimo si stava espandendo a Reggio, Gerace e zone limitrofe. Furono incarcerati e costretti a sacrificare agli idoli, ma fu tutto inutile. Vennero gettati in una fornace ardente da dove uscirono miracolosamente illesi; con questo segno molti presenti si convertirono immediatamente.
Il prefetto, constatato ciò, ordinò di uccidere Stefano e Suera con la spada. Era il 5 luglio del 75.

S. Stefano di Nicea è venerato nell’omonima parrocchia del quartiere Archi di Reggio Calabria ed una sua statua in marmo, opera di Francesco Jerace, si trova all’ esterno della Cattedrale, insieme a quella dell’apostolo e maestro Paolo.
La festa di S. Stefano di Nicea e di S. Suera si celebra il 3 luglio.
(da Calabriaecclesia2000.it).

Papa Francesco libera dalla gabbia una colomba, che gli era stata offerta in dono. La colomba spicca il volo in un lieto auspicio di pace: la gente si augura che sarà lui il Papa della pax mondiale.
Papa Francesco libera dalla gabbia una colomba, che gli era stata offerta in dono. La colomba spicca il volo in un lieto auspicio di pace: la gente si augura che lui sarà  il Papa della pax mondiale.
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