La bisaccia del pellegrino 31-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

Luglio-Agosto 2012, prima settimana:  29 luglio – 4 agosto

1. Vangelo della domenica 29 luglio –    “Il pane… perché abbiano da mangiare”.
2. Aspetti della vita  – Quanto cibo sprecato. Urge la condivisione.
3. Un incontro con S. Alfonso –  Un Santo che condivise il pane.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  30 luglio-4 agosto 2012.
5. Curiosità calabresi del passato  =  La carestia del 1764 in Calabria.

1. Vangelo della domenica –  (Gv 6,1-15)
“Il pane… perché abbiano da mangiare”.

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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Tutti gli evangelisti ci riportano il racconto del miracolo della moltiplicazione dei pani. Si tratta di nutrire una grande folla di persone e di seguaci di Gesù, radunati sulla riva nord-est del lago di Tiberiade. Come dimostra l’atteggiamento dei partecipanti, essi interpretano questo pasto come un segno messianico.
La tradizione ebraica voleva che il Messia rinnovasse i miracoli compiuti da Mosè durante la traversata del deserto. Ecco perché, secondo questa attesa messianica, si chiamava “profeta” il futuro Salvatore, cioè “l’ultimo Mosè”.
Infatti, secondo il Deuteronomio, Dio aveva promesso a Mosè prima della sua morte: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (Dt 18,18).
Ecco perché le persone che sono presenti durante la moltiplicazione dei pani cercano di proclamare re Gesù. Ma Gesù si rifiuta, perché la sua missione non è politica, ma religiosa.
Se la Chiesa riporta questo episodio nella celebrazione liturgica è perché essa ha la convinzione che Gesù Cristo risuscitato nutre con il suo miracolo, durante l’Eucaristia, il nuovo popolo di Dio. E che gli dà le forze per continuare la sua strada lungo la storia. Egli precede il suo popolo per mostrargli la via grazie alla sua parola. Coloro che attraversano la storia in compagnia della Chiesa raggiungeranno la meta di tutte le vie, l’eredità eterna di Dio (cf. Gv 14,1-7).
(La Chiesa.it). 

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Un pane condiviso da distribuire alla gente – La preoccupazione dell’apostolo Filippo è risolta in modo strepitoso: cinque pani e due pesci sfamano 5.000 uomini e ne avanzano 12 canestri.
Siamo condotti a riconoscere la necessità che sia saziata la fame del corpo e dello spirito e ci è rivolto un invito perché incominciamo con lo spezzare il pane terreno nel nome di Cristo. Allora avrà senso condividere il pane disceso dal cielo. Il primo passo è distribuire il pane terreno.
È il messaggio di forte impatto e di estrema urgenza in un mondo che, accanto a chi ha in abbondanza e sperpera, annovera chi muore di fame. Il nostro impegno è la condivisione nella carità di Cristo. E questo, dice san Paolo, perché «formiamo un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siamo chiamati».
(Bartolomeo Stellino, liturgista in “La Domenica”).

 

 2. Aspetti della vita: Le cifre del cibo.
Quanto cibo sprecato. Urge la condivisione.
Oltre il 30 per cento della produzione totale di cibo destinato al consumo umano viene sprecata.
Nei Paesi industrializzati vengono gettati 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, quantità sufficiente a sfamare l’intera popolazione sub sahariana (230 milioni di persone).
In Italia i numeri dello spreco alimentare sono impressionanti: ogni anno finiscono nella spazzatura 1.500 milioni di euro di sostanze alimentari: 250 milioni di euro è il valore del solo pane: 500.000 panini al giorno vengono gettati in ogni grande città. E Gesù dice: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”.

Davvero, come dice qualcuno, il vero miracolo non è la moltiplicazione dei pani, ma la condivisione (cfr. Ermes Ronchi). «Credo sia più facile moltiplicare il pane, che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti (Davide Maria Turoldo)». Ma ci vuole una buona dose di fede.
Urge la condivisione di quello che si ha. Impariamo a donare e condividere, e allora anche la nostra fede sarà più vera e convinta.
(cf Leonardo Sapienza in L’Osservatore Romano del 17/07/2012)

Una preghiera per restare vigili
Signore, moltiplica secondo il tuo volere i doni che possediamo. Aiutaci a non essere disattenti ai segni della tua bontà, ma riconoscenti per i prodigi d’Amore che compi anche nella nostra vita. Abbiamo fame della Parola e del Pane che alimentano il nostro cammino di grazia per essere anche noi segni luminosi di comunione. (Lucia Giallorenzo).

 

3. Un incontro con S. Alfonso – Un Santo che condivise il pane
La carestia del 1763-64.

La carestia aveva colpito duramente Napoli e dintorni, estendendosi nella provincia.
A S. Agata dei Goti, dove era vescovo S. Alfonso la situazione cominciò a farsi drammatica. Dal novembre 1763, non vendendosi più pane, la gente povera e agiata cominciò a rivolgersi al suo vescovo, tanto che nel salone dell’episcopio si videro sfilare fino a 500 persone al giorno, imploranti in ginocchio e con le lacrime agli occhi.
– Date, diceva Alfonso ai suoi, non fate, che taluno se ne vada scontento, quello che cercano, è roba loro!
Aveva scritto nelle sue Riflessioni utili ai Vescovi: Deve considerare il vescovo che la chiesa non lo provvede di rendite per ispenderle a quel che gli piace, ma per soccorrere i poveri ” e nella Istruzione e pratica: “ In estrema necessità… i beni son comuni ” e il povero ha “ il diritto di potersi servire ” di quelli del ricco.

Desiderando riservare i soccorsi ai veri bisognosi, organizzò un sistema di informazione, di distribuzione e di controllo degno di una moderna agenzia: catalogate per ordine alfabetico, le famiglie veramente sprovviste ricevevano legumi secchi e un po’ di denaro con regolarità annotata sulla tabella dei “ clienti ”.
S. Alfonso fu sempre pieno di delicatezza per i decaduti poveri, ai quali la vergogna impediva di tendere la mano, ordinando ai parroci di farglieli conoscere.
Se in tempi ordinari li provvedeva con discrezione e regolarità di cibo, vesti e denaro in misura dei loro bisogni, secondo una “ contabilità ” tenuta dal fratello laico Romito, continuò a fare lo stesso, con delicatezza e segretezza, anche nel corso della carestia.

Allora vendette senza esitazioni i tre gioielli di gran valore ricevuti in dono per la sua consacrazione (un anello del defunto cugino Francesco Cavalieri, l’anello vescovile dello zio vescovo di Troia, una croce pettorale in oro), le posate d’argento della tavola episcopale, rimpiazzate con altre di ottone comprate dal fratello Tartaglione per un carlino e mezzo in una bottega di Napoli…
I canonici, che gli stavano attorno, corsero ai ripari… e cominciarono a nascondere gli oggetti “preziosi” che servivano al culto, perché il vescovo aveva intenzione di vendere anche quelli, pur di dare da mangiare ai poveri.

 

4. Vivere la settimana con la liturgia = XVII Settimana Tdel empo Ordinario
30 luglio-4 agosto  –  Liturgia delle Ore: I settimana. 

30  luglio  (lunedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Hai dimenticato Dio che ti ha generato.- Il più piccolo di tutti i semi diventerà il più grande albero dell’orto; un pugno di lievito farà crescere tanta farina: parabole che, per immagini, illustrano l’azione svolta da Dio in ognuno di noi e l’opera da compiere da parte nostra.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = . Ger 13,1-11; Cant. Dt 32,18-21; Mt 13,31-35. 31.
  • – Santi di oggi  =  San Pietro Crisologo; San Leopoldo Mandic´; Santa Donatella e cc. 

31  luglio  (martedì) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome. – Il senso della parabola del grano e della zizzania viene svelato: chi dà scandalo e commette iniquità, sarà un giorno smascherato e condannato al pianto, mentre i giusti splenderanno come il sole di fronte al Padre celeste.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ger 14,17b-22; Sal 78,8-9.11.13; Mt 13,36-43.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Ignazio di Loyola, sacerdote. San Fabio; San Calimero.

1  agosto  (mercoledì) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = O Dio, tu sei il mio rifugio nel giorno della mia angoscia. – Le immagini economiche del tesoro e del mercante alludono all’operosità, ai traffici, agli investimenti, non soltanto in senso commerciale, ma esistenziale: c’è da guadagnare il massimo possibile, cioè il regno dei cieli.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ger 15,10.16-21; Sal 58,2-5a.10-11.17-18; Mt 13,44-46.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Alfonso Maria de Liguori, vescovo e dottore della Chiesa. Beato Pietro Favre.

2  agosto  (giovedì)  –  Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe. – Chi sarà mai il giusto custode della verità e il corretto padrone di casa? Colui che, dalla ricchezza del passato, sa estrarre cose antiche (la verità di sempre) e cose nuove (l’adattamento del vero ai nuovi contesti).
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ger 18,1-6; Sal 145,1-6b; Mt 13,47-53.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Eusebio di Vercelli; San Pier Giuliano Eymard.

3  agosto  (venerdì) – Colore liturgico verde.

  • – Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio. – Nella sua patria e nella sua sinagoga, Gesù diviene motivo di scandalo. Chi si fermasse alle sole origini umane e alla parentela, non saprebbe mai andare oltre, fino a riconoscere nei suoi insegnamenti la voce dell’Altissimo.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Ger 26,1-9; Sal 68,5.8-10.14; Mt 13,54-58.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Asprenato; Sant’Eufronio; Beato Agostino Katozic.

4  agosto  (sabato) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Nel tempo della benevolenza, rispondimi, Signore. – Il tetrarca Erode porta indelebile in sé il rimorso per aver fatto decapitare il Battista, soltanto per mantenere una promessa. Il rimprovero giusto di quel profeta sembra adesso più potente attraverso Gesù, la cui fama è giunta fino a corte.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Ger 26,11-16.24; Sal 68,15-16.30-31.33-34; Mt 14,1-12.
  • – Santi di oggi  = San Giovanni Maria Vianney, sacerdote. San Raniero; Beato Federico Janssoone.

5. Curiosità calabresi del passato
La carestia del 1764 in Calabria

La carestia del 1764  interessò tutto il Regno e costituì un ostacolo all’incremento demografico delle province, poiché l’azione del governo fu protesa a fronteggiare la penuria di generi alimentari nella sola Napoli, onde evitare che nella città risorgesse lo spirito di Masaniello, sacrificando così le terre periferiche al bene della capitale.
A Cosenza oro e argento venivano venduti per acquistare generi di prima necessità, ed ovunque i prezzi salivano vertiginosamente. Nelle campagne imperversavano i ladri di vettovaglie. Nei Casali della città bruzia gli abitanti rimasero senza pane e si nutrirono di erbe selvagge, e quando con la successiva annata agricola la situazione alimentare sembrò migliorare, un’epidemia di peste colpì le terre dei casali e si diffuse rapidamente nei paesi del Vallo, causando la morte di migliaia di persone. Umberto Caldora scrive che in quel periodo il popolo, per via della carestia, per fare il pane ricorse ai lupini, alle cicorie, al finocchio selvatico e ad altre erbe, e quegli espedienti rimasero in auge in ogni tempo, presso tutti coloro che non avrebbero potuto altrimenti sfamarsi.
In occasione della carestia il popolo affamato insorse in Amantea. Il sindaco fu rinchiuso nel castello, e solo gli interventi del governatore e del predicatore quaresimale riuscirono ad evitare il diffondersi della rivolta.
Gli assalti ai magazzini ed ai forni si susseguirono con frequenza ed in molte zone della Calabria rifiorì il brigantaggio, con le bande di Pietro Capello di Malito e di Trincheo di Conflenti.
A Scigliano e Crotone i cittadini difesero con le armi le scorte di grano che i governanti avevano destinato altrove. A Cosenza i reclusi nel carcere furono lasciati morire per mancanza di pane. Ed il Tanucci, in un dispaccio dell’aprile del 1764, segnalò al Re di Spagna la presenza di tumulti a Nola, Taranto, Crotone e Rossano, aggiungendo che “ogni popolazione sta al passo per attrappare li grani che passino o per Napoli o per altri paesi del Regno”..

(da La Calabria nella seconda metà del settecento di Armando Orlando sul sito www.sanmangomia.it)

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