La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale

a cura di P. Salvatore Brugnano

Agosto 2010, quinta settimana: 29 agosto-4 settembre 2010

1. Vangelo della domenica –  «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
2. Aspetti della vita Incompetenza.
3. Un insegnamento di S. Alfonso – L‘umiltà del Santo salva una difficile vocazione.
4. La settimana con la liturgia = 29 agosto-4 settembre
5. Saggezza calabrese  = Sul denaro.
 
1. Vangelo della domenica –    Lc 14,1.7-14
«Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
 
La gente guarda Gesù curiosa di vedere quel che farà e che cosa dirà, m anche Gesù guarda la gente invitata a questo banchetto e dall’osservazione del semplice gesto di occupare i posti a tavola svela un atteggiamento di vita da correggere…
Gesù sicuramente anche ora osserva il nostro modo di occupare i posti della vita. Chissà cosa direbbe a me personalmente osservando il mio modo di cercare e occupare il posto nella Chiesa, tra gli amici, in famiglia, nel lavoro, nella società…
Solo in chiesa a messa cerchiamo di occupare fisicamente l’ultimo posto, con la scusa del “davanti c’è caldo” oppure perché arriviamo in ritardo… ma anche perché stare davanti forse ci stimolerebbe di più a coinvolgerci di più nella vita comunitaria e nel servizio, ma non abbiamo tempo e…c’è sempre qualcun altro.
Poi nella vita fuori dalla messa è tutto un correre a ottenere il primo posto. Vogliamo il primo posto nel lavoro, nella retribuzione, nei privilegi. Ci rode l’invidia verso chi è più avanti di noi e siamo sempre in ansia di vederci rubare il posto raggiunto magari da chi è dietro di noi e non ha diritto di passarci avanti perché c’eravamo prima noi! Ovviamente non parlo della fila alla posta o alla biglietteria del cinema. Ma penso alla vita che conduciamo nella nostra società ricca e benestante.
Gesù ci fa riscoprire la bellezza dell’umiltà come atteggiamento profondo che ci libera e porta pace in noi e attorno a noi.
Per umiltà cristiana non penso a volti tristi e a gare di bassa autostima autolesionistica. Per umiltà vera penso alla capacità di ridimensionare bisogni e ansie. Per umiltà penso alla capacità di esser liberi di occupare anche l’ultimo posto perché abbiamo la certezza nel cuore che “gli ultimi saranno i primi” per Dio. Per umiltà penso alla pace di scoprire che non tutti i difetti ci rendono detestabili ma al contrario possono essere lo spazio di incontro per chi ci può aiutare, e i pregi che scopriamo in noi ci spingono a soccorrere chi non li ha. L’umiltà genera fraternità vera.
L’umiltà quindi non è un sentimento negativo, ma al contrario nasce da un sentimento libero e felice che porta a scelte concrete e materiali di liberazione.
Gesù nel Vangelo ci dice di imparare da lui che è “mite e umile di cuore”. Ma Gesù non era certamente un triste e un sottomesso. Al contrario era libero da tutto e tutti e non si faceva problemi ad incontrare gli ultimi del suo tempo, quelli cacciati fuori dalla società (poveri, malati, peccatori…).
Una Chiesa umile è quindi una Chiesa che non si lamenta continuamente di essere attaccata e non teme di perdere privilegi antichi. Al contrario è una comunità di credenti in Cristo che nella nostra società diventa esempio e stimolo di attenzione agli ultimi, di libertà dall’ansia di ricchezza, di capacità di dialogo sempre(don Giovanni Berti).

 
2. Aspetti della vita
Incompetenza
La politica è forse l’unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica.
 
Robert L. Stevenson lo conosciamo tutti per la sua celebre Isola del tesoro (1883) o per Il dottor Jekyll e mister Hyde (1886). Egli, però, ha pubblicato anche saggi e articoli socio-filosofici ed è da uno di essi (Familiar studies of men and books) che estraggo questa battuta folgorante sui politici.
E’ talmente ovvia che non ha bisogno di commenti e l’attuale politica si impegna con ottima lena a dimostrarne la veridicità. Vorremmo, però, allargare il discorso a una variante che pervade un po’ tutte le classi e le istituzioni. E’ quella dell’incompetenza, dell’approssimazione e, se si vuole essere più schietti, dell’ignoranza.
Questo difetto è equamente distribuito in tutti gli ambiti e ha una caratteristica sconcertante: anziché essere quieto e procedere come una talpa, ama distinguersi, farsi notare, emergere come un pavone. L’impreparazione non ha pudore e si ostenta con grande serenità e sicurezza. Aveva ragione Giordano Bruno quando affermava che «l’ignoranza è madre della felicità e beatitudine sensuale». Due sono, perciò le virtù sulle quali ci si deve esercitare così da ottenere un antidoto al rischio dell’arroganza ignorante. Bisogna innanzitutto imboccare la via faticosa dello studio, della conoscenza e della riflessione. E’ necessario, poi, praticare l’umiltà di colui che – avendo visto quanto è complessa la realtà – sa sempre di non sapere perché infinito è l’orizzonte della verità. Altrimenti risuona il monito del Virgilio dantesco: «Oh creature sciocche, quanta ignoranza è quella che v’offende!» (Inferno VII, 70- 71). (Mons. Gianfranco Ravasi).

3. Un insegnamento di S. Alfonso
L’umiltà del Santo salva una difficile vocazione
La grande umiltà di S. Alfonso la si può rilevare già dal seguente episodio che coinvolse la vocazione di fratel Vito Curzio. Quando questi incontrò Alfonso aveva ventisei anni, letterato e calligrafo, gentiluomo, un passato di spadaccino irascibile e pericoloso: “In mano, invece del Crocifisso e del rosario, tenevo la pistola e il pugnale” dirà in seguito; fuggito dalla sua patria, Acquaviva vicino a Bari, per non finire in prigione e forse sulla forca, in Campania era diventato amministratore dei possedimenti del marchese del Vasto nell’isola di Procida… Ma Iddio lo chiamava. “Aveva avuto un sogno troppo curioso, ed era di aver veduto tanti Sacerdoti che rampicavansi per salire un Monte molto aspero, e scosceso, e che essendo venuta anche a lui voglia di salirci, per quanto ci si fosse rampicato, sempre sdrucciolava, e se ne cadeva abbasso, e che uno di que’ Sacerdoti avendoli dato la mano, ci era salito anch’esso in unione degli altri”. . Quando a Napoli incrociò Alfonso, grande fu la sua sorpresa di riconoscere in lui “quel Sacerdote che sta notte mi ha dato la mano, e che mi ha ajutato a salire la Montagna cogli altri Preti”. – Ecco dove Dio mi chiama, fu la conclusione di Vito.
Il tempo di regolare le sue cose e fu a Scala (SA) dove Alfonso il 9 novembre 1732 aveva fondato la Congregazione, con le mani vuote e disponibili e con il cuore pronto all’ascesa della santità, in qualità di fratello laico per tutta la vita, di “fratello servente”, come si diceva.
Era l’ora del pranzo e il superiore ordinò al bel gentiluomo di servire a tavola. Il sangue gli montò alla testa: “Come, tu hai da servire a tavola! eh che sei fatto servitore?”; ma mentre pensava a come rispondere a quell’insolente di un prete, che lo aveva trattato da servo, vide Don Alfonso, cavaliere napoletano, alzarsi e servire insieme con lui.
– Miserabile, disse Vito a se stesso, questi può servire a tavola e tu no! – e cominciò il suo cammino di santità. (cf. Théodule Rey-Mermet, Il Santo del secolo dei lumi, Città nuova 1982, p.331
 
4. La settimana con la liturgia =  30 agosto-4 settembre 2010 – Liturgia delle Ore: II settimana
 
30  agosto  (lunedì) Quanto amo la tua legge, Signore!  – Gesù vuole onorare i suoi compaesani dando a loro per primi il lieto annunzio della salvezza, ma a loro non piace l’annunciatore. Come è possibile separare la “buona Novella” da Gesù?
Letture di oggi =  1Cor 2,1-5; Sal 118,97-102; Lc 4,16-30.
Santi di oggi =  B. Ildefonso Schuster; Santa Margheria Ward.
 
31  agosto  (martedì) Giusto è il Signore in tutte le sue vie. –  Gesù manifesta la sua autorità attraverso la sua dottrina, e la sua potenza attraverso la sottomissione degli spiriti malvagi, che obbediscono alla sua minaccia.
Letture di oggi  = 1Cor 2,10b-16; Sal 144,8-14; Lc 4,31-37.
Santi di oggi =  San Raimondo Nonnato; Sant’Aristide.
 
1  settembre  (mercoledì)Beato il popolo scelto dal Signore. – Tutti traggono beneficio da Gesù, familiari ed estranei. Nulla è sottratto dalla sua potenza, che si esprime nella guarigione dei malati e nello scacciare i demòni.
Letture di oggi  =  1Cor 3,1-9; Sal 32,12-15.20-21; Lc 4,38-44.
Santi di oggi =  Sant’Egidio; San Sisto; B. Giovanna da Collalto.
 
2 settembre  (giovedì) –  Del Signore è la terra e quanto contiene. – Per farsi ascoltare dalla folla, Gesù sceglie la barca di Pietro. Dopo il miracolo, sarà Pietro a scegliere Gesù e a seguirlo insieme con i suoi compagni.
Letture di oggi =   1Cor 3,18-23; Sal 23,1-6; Lc 5,1-11.
Santi di oggi =  Sant’Elpidio; Santi Alberto e Vito
 
3 settembre  (venerdì) –  La salvezza dei giusti viene dal Signore. – I discepoli di Gesù non seguono le tradizionali pratiche giudaiche del digiuno e della preghiera. La sua presenza comporta un cambiamento, tanto necessario quanto difficile.
Letture di oggi =  1Cor 4,1-5; Sal 36,3-6.27-28.39-40; Lc 5,33-39.
Santi di oggi =  San Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa
 
4 settembre  (sabato)Il Signore è vicino a chiunque lo invoca. – La legge di Dio non è contro il bene dell’uomo, ma a sua tutela. Gesù giustifica l’operato dei suoi discepoli soprattutto rivendicando la sua dignità divina di “Signore del sabato”.
Letture di oggi =   1Cor 4,6b-15; Sal 144,17-21; Lc 6,1-5.
Santi di oggi = San Mosè; Santa Rosalia; B. Caterina Mattei.
 
5. Saggezza calabrese
Sul denaro
Dinaru fa dinaru.
Dinaru è santità
Cridi mità di la mità.
Dammi e dau, dici ‘a campana.  (Corrisponde al latino: Do ut des).
I dinari hannu l’ali. (Si ha facilità di spendere quando si ha denaro).
I dinari fannu veniri a vista all’orbi.
I dinari fannu cantari l’orbi.
I dinari su’ ‘nta vucca di tutti, e nta burza di nuju.
(cf Giuseppe Chiapparo, Etnografia di Tropea, Scritti demologici e storici, M.G.E. 2009, pag. 268).

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