La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale

a cura di P. Salvatore Brugnano

Settembre 2010, seconda settimana: 12-18 settembre 2010
1. Vangelo della domenica –  «Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte».
2. Aspetti della vita – In ospedale.
3. Un insegnamento di S. Alfonso – Avere a cuore chi manca.
4. La settimana con la liturgia = 13-18 settembre
5. Saggezza calabrese = Buona sera alla Madonna.

1. Vangelo della domenica – Lc 15,1-32
«Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte».
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»..

Ad un uditorio di mormoratori Gesù racconta le tre parabole dei perduti ritrovati. Quale nuova idea di Dio ci rivelano? Tra tutte le parabole sono indubbiamente le più sconvolgenti perché ci insegnano anzitutto che Dio si interessa di ciò che è perduto e che prova grande gioia per il ritrovamento di ciò che è perduto. Inoltre, Dio affronta le critiche per stare dalla parte del perduto: il padre affronta l’ira del figlio maggiore con amore, con pace, senza scusarsi. Gesù affronta le critiche fino a farsi calunniare, critiche che si riproducono continuamente e quasi infallibilmente. Perché tutte le volte che la Chiesa si ripropone l’immagine di Dio che cerca i perduti, nasce il disagio. E ancora, Dio si interessa anche di un solo perduto. Le parabole della pecorella perduta e della donna che fatica tanto per una sola dramma perduta, hanno del paradossale per indicare il mistero di Dio che si interessa anche di uno solo perduto, insignificante, privo di valore, da cui non c’è niente di buono da ricavare. Ciò non significa evidentemente che dobbiamo trascurare i tanti, però è un’immagine iperbolica dell’incomprensibile amore del Signore. Per questo l’etica cristiana arriva a vertici molto esigenti, che non sempre comprendiamo perché non riusciamo a farci un’idea precisa della dignità assoluta dell’uomo in ogni fase e condizione della sua vita.

2. Aspetti della vita
In ospedale
Avedere il modo con cui sono trattati i malati negli ospedali, si direbbe che gli uomini abbiano inventato questi tristi asili non per curare gli ammalati ma per sottrarli agli occhi delle persone felici perché non turbino le loro gioie.
Chi faceva quest’amara considerazione viveva nel Settecento ed era lo scrittore moralista Nicolas de Chamfort, autore di una raccolta di Massime e pensieri. Tuttavia capita a tutti, ancora oggi nel terzo millennio, di varcare la soglia di ospedali trasandati, dal funzionamento approssimativo, ove l’attenzione al malato è sbrigativa, nonostante i tanti discorsi sulle riforme della sanità. Ma quello che vorrei sottolineare nella frase di Chamfort riguarda un atteggiamento comune a tutti. E’ indubbio che il malato sia “pesante”: non si stanca mai di raccontarci i suoi malanni, è lamentoso, la sua situazione non genera certo allegria.
E’ per questo che noi sani siamo spesso tentati di fare come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano: essi, vedendo il disgraziato ferito sui bordi della strada, «passarono oltre, dall’altra parte». Il guardare altrove e l’evitare ogni sofferenza ci protegge dal rischio di turbare la nostra tranquillità. Ho visto molte persone durante i servizi televisivi sulla fame nel mondo distogliere lo sguardo dallo schermo perché quelle creature deformi e rinsecchite facevano loro troppa impressione. Quante volte in quei “tristi asili” che sono le case di riposo per anziani accade che i vecchi genitori siano lasciati là per mesi e mesi senza che un figlio li visiti. Non si vuole sporcare la propria quiete e serenità. E’ per questo che il profeta Isaia ammonisce a «non distogliere gli occhi da quelli della tua carne» (58, 7). (Mons. Gianfranco Ravasi).
3. Un insegnamento di S. Alfonso
Avere a cuore chi manca
Alfonso vescovo, quale buon pastore della chiesa affidatagli, era come come un padre, e mostrava grande cura nel correggere i manchevoli per indurli al ravvedimento, Alfonso prima di tutto chiamavasi i colpevoli, e si sforzava con mille industrie e sante ammonizioni di ritirarli dal peccato ed operare la conversione. Che se questi o non arrendevansi alle sue paterne caritatevoli rimostranze, ovvero fingendo conversione eludevano di soppiatto le promesse fatte al santo prelato, allora metteva in opera i mezzi del rigore, ed in tal guisa procurava almeno di cancellare lo scandalo, per impedire che la peste del vizio non avesse infettate le altre sue pecorelle.
Discorreva un giorno con un canonico sopra l’incorrispondenza di tanti, pe’ quali si affaticava inutilmente, e questi gli disse: Quando si veggono alcuni ostinati, mi pare, che bisognerebbe abbandonarli, come il medico abbandona l’infermo, il quale non cura i suoi rimedi. Ma il santo accendendosi nel volto, e drizzandosi in piedi gli troncò la parola in bocca: Che dite? Questi non debbono perdersi di mira, né dar loro riposo: ma bisogna impedire il peccato quanto si può, anche con ogni nostro incomodo e sofferenza.  (cf. C. Berruti, Lo spirito di S. Alfonso M.de Liguori, cap.22, p.204-205)

4. La settimana con la liturgia = 13-18 settembre 2010 – Liturgia delle Ore: IV settimana

13 settembre (lunedì)Annunciate la morte del Signore, finché egli venga. – Anche un centurione pagano può diventare nostro modello: per la sua umiltà (“Io non son degno…”), per l’amore verso il suo servitore e verso il popolo d’Israele, per la grande fede nell’efficacia della parola di Gesù..
Letture di oggi =  1Cor 11,17-26.33; Sal 39,7-10.17; Lc 7,1-10.
Santi di oggi =  San Giovanni Crisostomo, San Maurilio; Beato Claudio Dumonet..

14 settembre (martedì) –  Non dimenticate le opere del Signore! –  Nelle insidie di questo mondo, la croce di Cristo è per noi rimedio di vita, offerta gratuita di salvezza, segno permanente dell’amore di Dio.
Letture di oggi  = Nm 21,4b-9 oppure Fil 2,6-11; Sal 77,1-2.34-38; Gv 3,13-17.
Santi di oggi =  Esaltazione della Santa Croce, San Gabriele Taurino Dufresse.

15 settembre (mercoledì)Salvami, Signore, per la tua misericordia. – La Vergine Maria, «data a noi come madre dolcissima presso la croce di Cristo», ci insegna ad essere partecipi all’opera della redenzione.
Letture di oggi  =  Eb 5,7-9; Sal 30,2-6.15-16.20; Gv 19,25-27 oppure Lc 2,33-35.
Santi di oggi =  Beata Vergine Maria Addolorata. Memoria, Santa Caterina da Genova; Beato Paolo Manna.

16 settembre (giovedì) –  Rendete grazie al Signore perché è buono. – Gesù è profondamente toccato dall’amore audace della peccatrice che bagna di lacrime, bacia e profuma i suoi piedi: come pubblicamente ha peccato, ora alla vista di tutti esprime il suo pentimento.
Letture di oggi =  1Cor 15,1-11; Sal 117,1-2.16-17.28; Lc 7,36-50..
Santi di oggi =  Santi Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, martiri, Sant’Eufemia; Santa Ludmilla; Beato Vittore III..

17 settembre (venerdì) –  Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto. –  Non solo i Dodici, ma molte donne seguivano Gesù nella sua opera evangelizzatrice. Dobbiamo essere grati all’apporto prezioso, anche se spesso misconosciuto, del “genio femminile” nella Chiesa..
Letture di oggi =  1Cor 15,12-20; Sal 16,1.6-8.15; Lc 8,1-3..
Santi di oggi =  San Roberto Bellarmino (m.f.); Santa Colomba; San Satiro.

18 settembre (sabato) Camminerò davanti a Dio nella luce dei viventi. –  Solo in chi custodisce la Parola “con cuore buono e perfetto” essa produce frutto abbondante..
Letture di oggi =   1Cor 15,35-37.42-49; Sal 55,10-14; Lc 8,4-15.
Santi di oggi =  Sant’Eustorgio; San Giuseppe da Copertino; Sant’Arianna.

5. Saggezza calabrese
Buona sera alla Madonna

Bona sira, Madonna mia,
Vi saluta la serva vostra,
sette voti e settecentu
salutamu lu Sacramentu.
Salutamulu in tutti l`uri,
ca n`e` natu nostru Signuri
dalla Vergina Maria.
Bona sira, Madonna mia..

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