La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale

a cura di P. Salvatore Brugnano

Novembre 2010, seconda settimana: 7-13 novembre 2010
1. Vangelo della domenica –  «Il Dio dei viventi: tutti vivono per lui».
2. Aspetti della vita – Senza scarpe
3. Un insegnamento di S. Alfonso – 9 novembre 1732: Alfonso fonda l’Istituto redentorista… ma che sacrificio staccarsi dal padre!
4. La settimana con la liturgia = 8-13 novembre
5. Saggezza calabrese  = A San Giuseppe

1. Vangelo della domenica –   Lc 20,27-38
«Il Dio dei viventi: tutti vivono per lui».

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dopo i farisei e gli scribi ecco nuovi avversari per Gesù: i sadducei. Essi negavano la risurrezione e hanno adottato contro Gesù una diversa strategia di lotta. I sadducei temevano che l’affluenza delle folle verso Gesù potesse trasformarsi in agitazione politica che i Romani avrebbero soffocato brutalmente. Perciò miravano a limitare l’influenza di Gesù sulla vita pubblica. A questo scopo, hanno raccontato una storia di loro invenzione sui sette fratelli e la moglie del maggiore fra loro, ripromettendosi così di mettere in ridicolo Gesù e la credenza nella risurrezione. In realtà, la derisione si è rivolta contro gli avversari di Gesù. Egli dimostra infatti che il mondo futuro non è il prolungamento di questo, afferma che la morte sarà vinta e che coloro che risusciteranno avranno parte alla vita di Dio e non saranno più sottomessi alle leggi biologiche di questo mondo. Nel seguito del discorso, fondandosi sull’ Esodo (Es 3,6), libro che i sadducei consideravano sacro, Gesù presenta un argomento biblico sulla vita eterna: “Dio non è Dio dei morti”, e lo sarebbe se Abramo, Isacco e Giacobbe non vivessero più. Ma essi vivono e rendono gloria a Dio. Ciò significa anche che solo chi vive per Dio, vive davvero. Dio invita tutti gli uomini alla sua casa paterna, perché desidera che noi tutti beneficiamo con lui della pienezza della vita nell’immortalità.  (cf. la Chiesa.it)
Il legame di Dio con noi è il punto decisivo, la nostra vita parte della sua. Dio stesso è la nostra vita, «tutti vivono per lui» e lui vive di noi. E vive di me, poiché l’amato è la vita di chi ama. Il cammino dell’uomo che sembra vada dalla vita verso la morte in Cristo Gesù, invece, si capovolge: dalla morte alla vita va il pellegrinaggio dell’uomo. La nostra morte sta dietro, sta alle spalle, non in faccia. In faccia a me c’è il Dio dei viventi. Da questo santuario di Dio che è la terra, le porte della morte si aprono verso l’esterno: ma su che cosa si aprono? Sulla vita! Là dove Dio è Padre. Egli è il «Dio dei viventi».
Certo che è veramente difficile e rischioso parlare dell’aldilà. si rischia di dire sciocchezze di ogni genere, come purtroppo, a volte, accade di sentire. Una cosa è certa e la crediamo per fede: la nostra risurrezione, che, tuttavia non vuole essere un alibi per il presente. “Credere nella resurrezione non è guardare ad un futuro lontano ignorando il presente, ma è esattamente il contrario. E’ credere nella vita e impegnarsi che questa vita non venga uccisa dai tanti strumenti di morte che abbiamo in mano. Credere nella resurrezione è impegnarsi nella carità concreta con la certezza che quello che si fa’, anche se piccolo, non è perduto. Credere nella resurrezione è credere in Colui che l’ha sperimentata per primo ma che non l’ha tenuta per se, ma l’ha portata nel mondo.
Se il nostro Dio fosse solo un Dio onnipotente e creatore e nell’alto dei cieli, che cosa mi importerebbe per la mia vita di ora? Ma, come dice Gesù, il nostro Dio è un Dio dei vivi che ha resuscitato Gesù veramente morto. Questa è la nostra fede.  (Giovanni Berti).

2. Aspetti della vita
Senza scarpe
“Mi lamentavo di non avere scarpe. Passando davanti alla porta della moschea di Damasco, vidi un uomo senza gambe. Cessai di lamentarmi e di mormorare contro la cattiva sorte”. (Sa’di).
Anch’io la prima volta che passai davanti alla splendida Moschea degli Omeyyadi di Damasco, nella folla variopinta della piazza, m’incontrai con la tradizionale “scorta” dei templi, fatta di gente povera e sventurata. Ricordo anche di aver pensato a questo episodio narrato da uno dei massimi poeti persiani, Sa’di (XIII sec.), del quale avevo letto quel capolavoro che è il Roseto (ed. San Paolo) e il Canzoniere. Ripropongo ora quell’aneddoto e la lezione che lo scrittore aveva voluto ricamarvi (dei suoi scritti si diceva che erano di una “facilità inaccessibile”!).
Pensiamo alla litania delle nostre recriminazioni e lamentele, alle pretese che spesso i nostri giovani avanzano su banalità (scarpe alla moda, ad esempio, tanto per stare in tema); pensiamo alle false necessità che la società contemporanea ci crea attraverso la pubblicità, all’insoddisfazione ben illustrata da s. Giacomo: «Bramate e non riuscite a possedere, invidiate e non riuscite a ottenere» (4,2). Basterebbe solo mettersi davanti a un vero sofferente, muoversi per le lande desolate del nostro pianeta ove milioni di affamati e assetati trascinano una vita di stenti, entrare in un ospedale o in un ricovero per anziani: tante esigenze e proteste troverebbero la loro soluzione, scomparirebbero tanti malanni esasperati ad arte, cesserebbero lamenti vani ed egoistici, cadrebbero le pretese incontentabili. (mons. Gianfranco Ravasi, neo cardinale)

3. Un insegnamento di S. Alfonso
9 novembre 1732: Alfonso fonda l’Istituto redentorista… ma che sacrificio staccarsi dal padre!
L’Anno da Dio preordinato al nascimento felice di nostra Congregazione, fu l’anno 1732. Sedeva sul Vaticano Papa Clemente XII, e reggeva coll’Impero questo Regno di Napoli Carlo Augusto, Sesto di questo nome. Alfonso, ottenuta la benedizione dal Ven. P. Fiorillo, e dal P. D. Tommaso Pagano suo Direttore, cavalca alla peggio, l’ottavo giorno di novembre, un giumento da soma, e celandolo a’ suoi parenti, ed a’ suoi più cari amici, lascia Napoli, e portasi nella Città di Scala. Monsig. Santoro, che con ansia l’attendeva, lo accolse come un Angelo del Cielo, e benedisse Iddio, che tal giorno avea veduto.
Il nove di Novembre, essendosi tutti radunati nel Duomo, premessa una lunga meditazione, si cantò la Messa dello Spirito Santo, e resi a Dio i dovuti ringraziamenti, diedesi principio alla tanto bramata Congregazione, sotto il titolo del Salvadore, cioè sotto la protezione del Capo di tutt’ i Missionarj.
Ma… Prima che Alfonso dato avesse l’ultimo addio alla Casa paterna, esigette Iddio dal suo cuore un perfetto olocausto, in compimento de’ tanti suoi Sacrificj. Se a tutti era nota la risoluzione già fatta, maggiormente lo era a D. Giuseppe suo Padre. Viveva questi nella più sensibile amarezza, sul riflesso di dover perdere, e forse più non vedere un figlio, ch’egli amava, non più come figlio, ma come Padre, che tuttogiorno co’ suoi detti, ed esempj lo rigenerava alla Grazia. Sin dal mese di Agosto erasi Alfonso ritirato in Casa da sopra i Cinesi, per dar sesto a’ suoi affari.
Un giorno, riposando sul letto, entra D. Giuseppe addolorato, vi si butta anch’esso, e strettamente abbracciandolo,  se li fe’ a dire piangendo: “Figlio, perché mi lasci, e volermi abbandonare: Figlio non merito io, nè aspettava da te questo dolore”.  – Fu questa una battaglia troppo amara per Alfonso: nè fu conflitto di momenti. Per tre ore continue D. Giuseppe tenne strettamente abbracciato Alfonso, ripetendo sempre: Figlio non mi abbandonare: e per tre ore Alfonso si vide in un continuo contrasto tra la Natura, e la Grazia: fu dolorosa la pugna; ma non vi fu guadagno per l’uno, nè vi fu perdita per l’altro. Alfonso confortato da Dio, resistette a tutto. Le preghiere, e le lagrime non fecero impressione nel suo cuore, nè punto si smosse dalla fatta risoluzione. (cf. Tannoia, I, p. 82)

4. La settimana con la liturgia =  8-13 novembre – Liturgia delle Ore: IV settimana

8  novembre  (lunedì) Ecco la generazione che cerca il tuo volto Signore. – Rimproverare chi fa il male, ma anche perdonarlo se si è pentito e ha promesso di riparare: ecco lo stile della comunità cristiana.
Letture di oggi =  Tt 1,1-9; Sal 23,1-6; Lc 17,1-6.
Santi di oggi =  San Goffredo; B. Giovanni Duns Scoto.

9  novembre  (martedì) –  Un fiume rallegra la città di Dio. – Nella casa di Dio non si fa mercato, ma si adora il Padre facendo memoria della morte e risurrezione del Signore Gesù.
Letture di oggi  = Ez 47,1-2.8-9.12; Sal 45,2-3.5.6-9; opp. 1Cor 3,9b-11.16-17; Gv 2,13-22.
Santi di oggi =  Dedicazione della Basilica Lateranense.- Sant’Agrippino di Napoli; B. Luigi Beltrame Quattrocchi.

10 novembre  (mercoledì) Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. – Bisogna trovare sempre la forza di ringraziare Dio per i benefici immeritatamente ricevuti, come il lebbroso samaritano guarito da Gesù.
Letture di oggi  =  Tt 3,1-7; Sal 22,1-6; Lc 17,11-19.
Santi di oggi =   San Leone Magno, papa e dottore. – Sant’Oreste; Sant’Andrea Avellino.

11 novembre  (giovedì) –  Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe. – Il regno di Dio non viene in modo spettacolare. Bisogna saperlo riconoscere anche nel Figlio di Dio che soffre molto e viene rifiutato dal mondo.
Letture di oggi =  Fm 7-20; Sal 145,7-10; Lc 17,20-25.
Santi di oggi =   San Martino di Tours, vescovo. – San Teodoro Studita; Santa Marina.

12 novembre  (venerdì) –  Beato chi cammina nella legge del Signore. – In un giorno qualunque, il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi si prepara a quel giorno sacrificando la propria vita, sarà salvo.
Letture di oggi =  2Gv 1a.3-9; Sal 118,1-2.10-11.17-18; Lc 17,26-37.
Santi di oggi =  San Giosafat, vescovo e martire. – San Macario; San Diego; San Cuniberto di Colonia.

13 novembre  (sabato) Beato l’uomo che teme il Signore. –  Pregare sempre senza stancarsi mai, per ottenere da Dio la giustizia.
Letture di oggi =   3Gv 5-8; Sal 111,1-6; Lc 18,1-8.
Santi di oggi = Sant’Imerio; Sant’Agostina (Livia) Pietrantoni; Santo Stanislao Kostka.

5. Saggezza calabrese
A San Giuseppe
San Giuseppi, Vui siti lu Patri,
Virgini siti comu la Matri
E di li Santi Vui siti ‘u maggiuri,
Ca siti lu patri di nostru Signuri.
(cf Giuseppe Chiapparo, Etnografia di Tropea, Scritti demologici e storici, M.G.E. 2009, pag. 139).

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