La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

Marzo 2011, Quinta settimana: 27 marzo – 2 aprile
1. Vangelo della domenica 27 marzo – Terza domenica di Quaresima – Anno A –  Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.  
2. Aspetti della vita – La memoria.
3. Un incontro con S. Alfonso –  Penitenza ad oltranza.
4. Vivere la settimana con la liturgia = 28 marzo – 2 aprile.
5. Curiosità calabresi del passato = San Francesco di Paola a Tropea.

1. Vangelo della domenica –   Gv 4,5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’“acqua viva”. Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale.
Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: “È in te la sorgente della vita” (Sal 036,10). Ecco la sua professione di fede: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 042,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. “Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).   (cf LaChiesa.it).

Nel cammino della Quaresima la parola di Dio sottolinea il simbolo dell’acqua. E’ opportuno che la comunità e il singolo credente lo comprendano alla luce del sacramento del Battesimo e del dono dello Spirito Santo.
L’acqua è un bene indispensabile, amato e desiderato! Se viene a mancare, si rischia la vita. Nella Scrittura essa diventa il simbolo di un’ulteriore, altissima realtà: Dio. Stando alla liturgia odierna, l’acqua viva” offerta da Cristo alla Samaritana non è attinta al pur celebre pozzo di Giacobbe, ma sgorga dal costato del Salvatore ed è segno del Battesimo e della Parola che libera e salva.
Quella odierna è una delle pagine più belle del Vangelo: Gesù incontra una donna samaritana alla quale, attraverso il simbolismo dell’acqua, rivela il mistero della sua persona e della sua missione. Anche noi avvertiamo la presenza di Gesù Cristo nella nostra vita quotidiana, ma non sempre riconosciamo la straordinarietà del dono che ci viene fatto. Abbiamo bisogno di un colloquio lungo e confidenziale con lui. ,  (Domenico Brandolino in “La Domenica”).

2. Aspetti della vita
La memoria
Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato, si spegne. Si diventa creatori anche noi quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia. (Cesare Pavesi)

Cesare Pavese appuntava questa parole nel suo diario, Il mestiere di vivere, il 6 luglio 1939, in un periodo storico in cui il passato era celebrato dal fascismo in modo magniloquente e retorico. È per questo che l’aggettivo fondamentale è quel «vitale» che egli assegna al ricordo collettivo. Anni prima – era il 1920 – nel libro Filologia e storia il critico Giorgio Pasquali ammoniva che «chi non ricorda, non vive».
Pavese commenta idealmente quell’asserto attribuendo alla memoria una forza «vitale» e creatrice ed è per questo che giunge fino al paradosso (ma lo è veramente?) finale: il futuro di un popolo non è tanto in una massa di giovani frementi ma scarsamente dotati di valori, di conoscenza, di eredità culturale, bensì in una vecchiaia ricca di quel mirabile patrimonio che essi e i loro padri e antenati hanno prodotto e custodito.
Un pensatore illustre come Montaigne nei suoi Saggi era convinto che la memoria fosse «lo scrigno della scienza», perché non si può cominciare mai da zero, pena la dissoluzione della civiltà.
La memoria è capitale anche per la cultura in genere: noi – per usare la famosa immagine di Bernardo di Chartres – siamo nani sulle spalle di giganti, e solo per questo vediamo più lontano di loro.
La memoria è alla base della fede, tant’è vero che l’appello biblico per eccellenza è: «Ascolta!… Ricorda!», e «memoriale» è chiamata la Pasqua, un evento del passato che opera ancora oggi in noi.
Ed è per questo che Cristo nella cena eucaristica ripete: «Fate questo in memoria di me!».
Il passato è come una sorgente che alimenta il fiume del presente e ci spinge verso il futuro. (Card. Gianfranco Ravasi in Avvenire del 03/03/2011)

3. Un incontro con S. Alfonso
Penitenza ad oltranza (e arrivò a 91 anni di vita!)
P. Domenico Corsano, confessore del Santo, ai Processi testimoniò quanto segue. “Prima d’esser Vescovo per lo più mangiava nel nostro refettorio disteso in terra, e non seduto a tavola per sua umiliazione, per disprezzo, e maggior mortificazione, e tutto il suo cibo altro non era, che una minestra, e qualche altra cosa, ovvero qualche frutto, o verde, o secco. In tutti li Sabbati, e Mercoldì si privava de frutti in onore della Vergine Santissima, e fu cosa di altissimo stupore il vedere, che dentro la minestra, o altra vivanda grossolana, avendo sempre rifiutate vivande delicate, e saporose, vi poneva l’assenzio rendendole così amare e disgustose, che restandone porzione ne piatti, li gatti, che li stavano d’intorno, alli quali egli la porgeva, non la gustavano. Anzi dispensandosi alla nostra Portineria il mangiare alli Poveri, occorse che la porzione del mangiare suddetto rimasta dal Servo di Dio, avendola assaggiata un mendico, a cui toccò in sorte, si pose a gridare, dicendo: mi avete attossicato.”  (dai Processi).

4. Vivere la settimana con la liturgia 28 marzo – 2 aprile – Terza settimana di Quaresima – Liturgia delle Ore: III settimana

28 marzo  (lunedì) – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. – Per sapere veramente accogliere Gesù bisogna mettere da parte i pregiudizi, culturali come anche religiosi, che sono di ostacolo per accogliere la rivelazione di Dio.
– Letture bibliche alla Messa di oggi  =   2Re 5,1-15a; Salmo 41,2-3 e 42,3-4; Luca 4,24-30.
– Santi di oggi  =  Santo Stefano Harding; Beata Giovanna M. de Maillé.
 
29 marzo  (martedì)  – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Ricòrdati, Signore, della tua misericordia. –  Il perdono, come dono incondizionato ai fratelli e come richiesta a Dio, sono due facce della stessa medaglia: non vi può essere il secondo senza il primo.
– Letture bibliche alla Messa di oggi  = Daniele 3,25.34-43; Salmo 24,4-9a; Matteo 18,21-35.
– Santi di oggi  =  San Guglielmo Tempier; San Ludolfo.

30 marzo  (mercoledì) – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Celebra il Signore, Gerusalemme. –  Gesù è raffigurato come il nuovo Mosè che dona la nuova legge di Dio: le beatitudini, che sintetizzano e portano a compimento la legge antica.
– Letture bibliche alla Messa di oggi  = Deuteronomio 4,1.5-9; Salmo 147,12-13.15-16.19-20; Matteo 5,17-19.
– Santi di oggi  =  San Secondo; San Leonardo Murialdo; Beato Amedeo IX.
 
31 marzo  (giovedì )   – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore. – Ogni tempo ha i suoi veri e falsi profeti, sta a noi saperli discernere gli uni dagli altri ascoltando le lo¬ro parole e osservando le loro azioni.
– Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Geremia 7,23-28; Salmo 94,1-2.6-9; Luca 11,14-23.
– Santi di oggi  =  San Beniamino; San Bonaventura da Forti.
 
1 aprile (venerdì) – Primo Venerdì del mese  – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce. – All’amore a Dio deve corrispondere l’amore verso il prossimo, solo così Dio si rivelerà a noi come «un cipresso sempre verde».
– Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Osea 14,2-10; Salmo 80,6-9.10-11.14.17; Marco 12,28b-34.
– Santi di oggi  =  Santa Maria Egiziaca; Beato Ludovico Pavoni; Beato Ugo.
 
2 aprile  (sabato)  – Colore liturgico viola
– Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Voglio l’amore e non il sacrificio. – Solo chi riconosce sinceramente di fronte a Dio di essere malato, di essere peccatore riceve il vero perdono.
– Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Osea 6,1-6; Salmo 50,3-4.18-21; Luca 18,9-14.
– Santi di oggi  =  San Francesco da Paola; SantAbbondio; Beata Elisabetta Vendramini.

2 aprile  (sabato) – In Calabria Festa di San Francesco di Paola – Colore liturgico bianco
Preghiera di colletta
O Dio, grandezza degli umili, che hai scelto san Francesco di Paola, minimo tra i fratelli, per innalzarlo ai vertici della santità e lo hai proposto al tuo popolo come modello e protettore, concedi anche a noi di seguire il suo esempio, per condividere con lui l’eredità promessa ai miti e umili di cuore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Dal vangelo secondo Matteo 11, 25-30
In quel tempo, Gesù disse: « Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Dal Prefazio
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Tu che, nell’eternità della gloria, con il Figlio e lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, nel tempo ti degni stabilire la tua dimora presso coloro che ti amano. Ammiriamo questo disegno d’amore nel nostro santo Padre Francesco: egli, da vero minimo, vivendo la tua vita sull’esempio del Verbo incarnato, infiammato dal tuo Spirito, conobbe le verità divine riservate ai piccoli, e svelò agli uomini la divina potenza con la moltitudine dei suoi prodigi.

5. Curiosità calabresi del passato
San Francesco di Paola a Tropea
San Francesco di Paola è il santo calabrese per eccellenza e la nostra città, che gli è particolarmente devota e lo ritiene per uno dei santi avvocati, teneva esposta la di lui immagine, accanto a quella della Madonna di Romania, sulla ora distrutta porta Vaticana.
Il nostro cronista P. Sergio racconta che quando, nel 1464, dovette recarsi, seguito dai discepoli Paolo e Giovanni di San Lucido, dai suoi congiunti a Milazzo, percorse a piedi il litorale da Paola a Tropea. Quivi giunto verso il tramonto avrebbe potuto soffermarsi a passare la notte. “Ma questa nobile città, per imperscrutabili decreti della Provvidenza divina, al dire dell’ex nostro Vescovo D. Taccone Gallucci – non ebbe la sorte di accoglierlo fra le sue mura, poiché Francesco evitava per precarissima umiltà, ogni onore mondano. Però predisse nel suo passaggio che presso Tropea vi sarebbe stato un convento del suo istituto”. Infatti il convento sorse nel 1535, con le generose elargizioni di alcuni nobili tropeani, in una località solatia, di fronte al mare, donata dal nobile signore Alfonso Adesi, dopo che sua moglie diede alla luce un bambino per intercessione del Santo.
Distaccatosi dal litorale tropeano, Francesco prese la via dei monti salendo pel torrente burmarìa. A ricordare questo avvenimento il Can. Parroco Francesco Godano fece erigere un monumento del Santo al principio della contrada ora denominata Paola.
Giunto a Zaccanopoli, San Francesco fu ospitato dal parroco del luogo, Minico Gatto. Secondo la tradizione locale, avvalorata da un documento scritto dal notaio tropeano Filippo Staropoli nel 1518, e rinvenuto or non è molto nell’archivio parrocchiale del su detto villaggio da Rev. Parroco D. Pietro Lojacono, mentre da un inserviente veniva in presenza del Taumaturgo preparata la cena, consistente in alcuni pesci pescati nel mare di Tropea, questi divennero vivi non appena Egli nel vederli esclamò: “Sia benedetto Dio di aver fatto trovare pesci qui!”.
In questa casetta, oggi di proprietà di un tal Mazzeo Pasqualino, si conserva ancora la scodella in cui il Santo prese il frugale pasto.
Intorno a San Francesco fiorirono tante leggende e nella nostra Tropea è ancor fresca nella memoria del popolo la seguente, che togliamo dal nostro opuscolo dal titolo La marineria Tropeana nelle sue tradizioni e consuetudini:
“I pescatori tropeani raccontano che una volta un laico del convento dei minimi, sovrastante la marina, si recò a chiedere, come al solito, in elemosina qualche tunnacchiu (piccolo tonno). Il Rais quella volta, chi sa perché, non volle darglielo; ma ecco che la notte seguente S. Francesco di Paola entrò nella tonnara e con una verga in mano cacciò fuori tutti i tonni ch’erano entrati nella camera della morte. Da quel tempo in poi si vuole che la tonnara non abbia catturato più tonni”.
(Giuseppe Chiapparo, in Etnografia di Tropea – Scritti demologici e storici, M.G.E. 2009, pp. 117-118).

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