La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana


Maggio 2011, prima settimana: 1-7 maggio
1. Vangelo della domenica 1 maggio – Domenica 2 di Pasqua – Anno A –  Mio Signore e mio Dio!
2. Aspetti della vita – La Divina Misericordia.
3. Un incontro con S. Alfonso –  La sua povertà.
4. Vivere la settimana con la liturgia = 2-7 maggio 2011.
5. Curiosità calabresi del passato = 3 maggio – La festa della Croce in Tropea.

1. Vangelo della domenica –   (Gv 20,19-31)
Mio Signore e mio Dio!
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Questa seconda Domenica di Pasqua è denominata  della Divina Misericordia. – Benediciamo Dio, perché nella sua grande misericordia ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo. Nella preghiera di Colletta si prega «Dio di eterna misericordia», che nella ricorrenza pasquale ci ha purificati, rigenerati e redenti. Nel Vangelo il Signore, pur proclamando beati quelli che credono senza aver visto, accetta di dare un’ulteriore prova all’apostolo Tommaso, esitante sulla sua risurrezione. E noi che cosa possiamo fare per superare i nostri ricorrenti dubbi e gustare la misericordia divina? Vengono suggeriti quattro impegni: 1) l’ascolto docile della Parola che dà la vita; 2) la partecipazione alla “Frazione del pane”, cioè l’Eucaristia, che nutre la nostra fame di Dio e ci fa crescere come figli; 3) la preghiera personale e comunitaria; 4) l’amore fraterno che si manifesta nella condivisione dei beni.  (Sergio Gaspari, in “La Domenica”).

Dopo la morte di Cristo, gli apostoli rimasero soli. Ebbero paura al punto di rinchiudersi per il timore delle persone malevoli. Avevano vissuto tre lunghi anni con il Maestro, ma non l’avevano capito, al punto che Cristo dovette rimproverarli seriamente (Lc 24,25). Non l’avevano capito perché il loro modo di pensare restava troppo terra terra. Vedendo Cristo impotente e senza coscienza sulla sua croce, essi avevano gettato tutt’intorno sguardi impauriti, dimenticando ciò che era stato detto loro: “Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,22). Ed ancora: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
Dio non impone il suo amore agli uomini. Egli attende che l’uomo stesso faccia un passo in avanti. Dio salva chi si apre a lui per mezzo della fede, della speranza e dell’amore. Dio si avvicina, e anche l’uomo deve avvicinarsi a lui. Allora Dio e l’uomo si incontrano sullo stesso cammino, in Cristo, nella sua Chiesa.
Cristo non è solo uomo, né solo Dio. È Dio e uomo allo stesso tempo; grazie a questa duplice natura, egli è come un ponte teso tra l’umanità e Dio. Questo ponte sarebbe rimasto deserto – né gli uomini né Dio vi avrebbero messo piede – se la causa della discordia e della separazione – il peccato – non fosse stata soppressa. Il sacrificio offerto a Dio da Cristo ha cancellato le colpe passate, presenti e future. “Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso” (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono “per mezzo di lui accostarsi a Dio” fiduciosi del fatto che “egli resta sempre” (Eb 7,25). Così, per la sua natura prodigiosa e il suo sacrificio completo, Cristo è il solo Intercessore e Sacerdote Supremo. In Cristo, gli uomini ritornano al Padre. In Cristo il Padre rivela agli uomini l’amore che egli porta loro.
È sempre più facile avvicinarsi a Dio prendendo la mano caritatevole che il Padre tende all’uomo per aiutarlo a seguire Cristo, nostro Redentore. Tale è il senso del salmo che evoca l’uomo miserabile il cui grido giunse fino agli orecchi del Signore, e che fu liberato dai suoi mali. (La Chiesa.it)

2. Aspetti della vita
La Divina Misericordia – La festa di Giovanni Paolo II, dichiarato Beato oggi 1° maggio 2011!

La festa della Divina Misericordia, voluta dal nuovo Beato Giovanni Paolo II, occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina Kowalska. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell’istituzione di questa festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all’immagine: « Io desidero che vi sia una festa della Misericordia : voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua ; questa domenica deve essere la festa della Misericordia » (Diario, p. 75).

  • La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina. La festa non è soltanto un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini.
  • «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori » (Diario, p. 440).
    « Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre » (Diario, p. 561).
  • L’importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. « In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita – ha detto Cristo – questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene » (Diario, p. 235).
  • « In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. (…) Nessun’anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto » (Diario, p. 441).
  • Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni del Culto alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione.
  • « Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia » (Diario, p.378).

3. Un incontro con S. Alfonso
La sua povertà
S. Alfonso era figlio primogenito di una nobile famiglia di Napoli e conobbe il lusso dell’alta società napoletana. Diventato sacerdote, come San Francesco volle sposare Madonna Povertà. Testimonia il P. Andrea Villani, amico e successore del Santo alla guida dell’Istituto: «Ritornato in Napoli dopo fatta la Missione nella Terra di Casale Novo, Diocesi di Napoli, lo accompagnai io, andando io e lui a cavallo di un somaro fino al Palazzo Arcivescovile, ci fermammo nell’anticamera del Cardinale Spinelli Arcivescovo di Napoli di felice memoria. Il Servo di Dio portava vesti assai vecchie secondo il suo solito, non ostante che ivi stavano molti soggetti di distinzione e il detto Cardinale, essendosi accorto che in detta anticamera stava il Servo di Dio ed io, ci chiamò e ci introdusse nella sua Camera e ci fece sedere, trattenendoci in vari discorsi. Mi ricordo ancora, che essendo io andato a visitare Monsignore Caracciolo, Vescovo di Nola, nel vedermi non così lacero come in altre occasioni aveva veduto detto Don Alfonso, proruppe nelle seguenti parole: “Voi in qualche maniera potete passare, ma il Padre Don Alfonso porta un rotolo di filo sopra, e pezze sopra pezze”. – Ancora per il suo grande amore alla Povertà mai fece uso delle vesti di seta, ma di Lana e vecchie, e rappezzate le portò sempre.Quindi vidd’Io, e tutti li nostri Confratelli, che così poveramente vestito voleva andare in Roma, a consacrarsi Vescovo, ma noi ci opposimo così fortemente, che lo fecimo vestire con vesti meno povere, ma di lana» (dai Processi).

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (2-7 maggio) Liturgia delle Ore: II settimana di Pasqua

2 maggio (lunedì) – Colore liturgico: bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Beato chi si rifugia in te, Signore. – Nel regno dello Spirito non si entra allo steso modo che nel regno della carne. Bisogna nascere “dall’Alto”, evento che richiede un particolare intervento della grazia divina.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti 4,23-31; Salmo 2,1-9; Giovanni 3,1-8
Santi di oggi  =  Sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa; Sant’Antonino di Firenze.
 
3 maggio (martedì) – Colore liturgico: rosso
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio. – Alla domanda di Tommaso, quale sia la via per raggiungerlo presso il Padre, Gesù risponde: «Io sono la via, la verità e la vita». Bisogna credere che Gesù è nel Padre e che il Padre è in Gesù.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = 1Corinti 15,1-8a; Salmo 18,2-5; Giovanni 14,6-14.
Santi di oggi  =  Santi Filippo e Giacomo, apostoli; B. Edoardo Rosaz.

4 maggio (mercoledì) – Colore liturgico: bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il povero grida e il Signore lo ascolta. – Gesù è l’espressione dell’amore di Dio per il mondo, perché Dio lo ha mandato per salvarlo. L’autocondanna del mondo gli proviene dal suo odio verso la luce, che non gli consente di “vedere”.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Atti 5,17-26; Salmo 33,2-9; Giovanni 3,16-21..
Santi di oggi  =  Santa Antonina; San Floriano; Santi Silvano e c.

5 maggio (giovedì) – Colore liturgico: bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Ascolta, Signore, il grido del povero. – Gesù è il Figlio che il Padre ama; egli ha ricevuto lo Spirito senza misura e tutto è posto nelle sue mani. Non credere nel Figlio, ossia rifiutarlo, significa esporsi all'”ira” di Dio.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti 5,27-33; Salmo 33,2.9.17-20; Giovanni 3,31-36.
Santi di oggi  =  Santa Irene; San Gottardo. 
 
6 maggio (venerdì) – Primo Venerdì. – Colore liturgico: bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa. – Molti sono coloro che seguono Gesù, perché ne condividono l’insegnamento o ne attendono i favori. Gesù non li rifiuta e si cura anche di loro, ma lascia loro capire che un altro è il motivo della sua presenza.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti 5,34-42; Salmo 26,1.4.13-14; Giovanni 6,1-15.
Santi di oggi  =  San Domenico Savio; San Pietro Nolasco.

7 maggio (sabato) – Colore liturgico: bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Su di noi sia il tuo amore, Signore. – Gesù sa che i discepoli hanno sempre bisogno di lui. Nel mare agitato, la loro paura cessa solo quando prendono Gesù sulla loro barca; anche la sponda è “subito” raggiunta.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti  6,1-7; Salmo 32,1-2.4-5.18-19; Giovanni 6,16-21.
Santi di oggi  =  Santa Flavia Domitilla; Santa Rosa Venerini
5. Curiosità calabresi del passato
3 maggio – La festa della Croce in Tropea
Preparazione
Nel piccolo sobborgo della città di Tropea esisteva nei tempi andati un’umile chiesetta di forma cilindrica, che, a vederla, dava l’idea d’una piccola torre. Essa aveva tre porte e sull’unico altare vi erano disposte tre croci in legno: una in mezzo e due piccole ai lati.
A questi simboli della nostra religione i borghigiani, da tempo immemorabile, prestano un fervido culto ed ogn’anno, in ricorrenza dell’invenzione della Croce, celebrano con modesta pompa una festicciola, la quale per i suoi spettacoli tradizionali e caratteristici, che a divertimento del pubblico si danno, merita di essere segnalata agli studiosi.
Stando alla testimonianza resaci da uno dei più autorevoli borghigiani, il Rev. Canonico D. Domenico Raffaele, la su detta chiesetta, già scossa e lesionata dai terremoti, crollò in seguito ad un violento uragano, avvenuto nel 1875. I borghigiani allora, rimosse le macerie, recuperarono le Croci e le portarono presso la Chiesa del Purgatorio a Porta Nova. In seguito, sul muro d’una casa, prospiciente alla diruta chiesetta, fecero costruire un’edicola (localmente detta Conula) in cui vi posero un quadretto ad olio, raffigurante la Pietà e continuarono a celebrare annualmente la tradizionale festa, la quale si svolge sempre nel modo seguente:
I borghigiani a ciò preposti, mattina del 3 Maggio, parano l’edicola con drappi di vario colore e sotto di essa eriggono un altare in legno, su cui vi pongono dei vasi con fiori freschi, mentre le borghigiane espongono le loro più belle coperte ai balconi ed alle finestre, che curano ornare con palloncini a tipo veneziano, i quali, quando a sera sono tutti accesi, danno al sobborgo un aspetto gaio. A pochi passi dall’edicola un pirotecnico pianta i pali per le girandole e situa fra due balconi di rimpetto la funicella, su cui dovrà scorrere una colombina (detta ‘a palumba). Poco più in là appende a metà d’un canapetto, pur esso teso fra due balconi, una galera dal corbame di canna e dal fasciame di carta velina variamente colorata, armata di artiglierie, consistenti in razzi e bombe. Nel pomeriggio i ragazzi, cantando a squarciagola il seguente ritornello d’una canzoncina spirituale:
Viva la Cruci.
La Cruci viva.
Viva la Cruci
E cui l’esaltò.
fanno a gara a chi più riesce a procurarsi negli orti vicini sterpi e fusti secchi di cavoli cappucci (da loro detti “piruni di cavuli “) e poi vanno a deporli accanto alle fascine di fusti secchi di lupini (comunemente detti saracuni), offerti dai tintori, e formano così una catasta, che al momento opportuno verrà accesa.
(Giuseppe Chiapparo, in Etnografia di Tropea – Scritti demologici e storici, M.G.E. 2009, p. 91-92).

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