La bisaccia del pellegrino 47-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

 

Novembre 2012, terza settimana: 18-24 novembre.

1. Vangelo della domenica 18 novembre –   Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti”.
2. Aspetti della vita  – Incredulità e perversione.
3. Un incontro con S. Alfonso –  La preghiera in S. Alfonso/3.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  19-24 novembre 2012.
5. Santità calabrese del passato  =  San Simone abate e San Cipriano abate.

1. Vangelo della domenica –  (Mc 13,24-32)
“Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti”.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

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Quando si chiede ad un bambino della seconda metà del ventesimo secolo che cosa sia per lui la fine del mondo, risponde in termini di catastrofe e di annientamento, così come suggeriscono la bomba atomica e l’inquinamento.
Ma quando si interroga Gesù sulla fine dei tempi, risponde in termini di pienezza e di ritorno. Egli afferma con forza che il Figlio dell’uomo ritornerà; non, come è già venuto, per annunciare il regno e il tempo della misericordia, ma perché tutto si compia. Allora ognuno troverà il proprio posto  e otterrà la sua ricompensa in funzione delle proprie opere.
La predicazione di Gesù è carica di questa preoccupazione: aprire gli occhi agli uomini sui segni premonitori di questa fine del mondo che non sarà una caduta nel nulla, ma un ingresso nella gloria. Ma ciò che resta e resterà nascosto, è la data di questo istante. Questo è un segreto del Padre. Egli non l’ha ancora svelato. Ecco perché il Figlio non lo sa.
Il Padre non ha ancora espresso questo pensiero, per via della sua pazienza infinita e della sua bontà illimitata. Inutile insistere e chiedere: “Perché?”. Per il momento, questo non ci riguarda e non è nemmeno utile per noi saperlo. La sola cosa che conta è sapere che questo ritorno di Cristo ci sarà e che bisogna prepararsi ad esso, altrimenti ci si ritroverà irrimediabilmente esclusi dal Regno. (La Chiesa.it). 

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Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi  – Con immagini ed espressioni misteriose Gesù annuncia il suo ritorno alla fine dei tempi, ma non spiega “la fine” del mondo, quanto “il fine” delle realtà ultime della storia. Il discorso inizia con l’avvertimento: «Badate che nessuno v’inganni!», e termina con l’esortazione: «Vegliate!»: disporsi ad accogliere con operosità il Signore che verrà per il giudizio finale.
Allora come regolarsi nel tempo della sua attesa? Prendere coscienza che egli viene «qui-oggi-per noi» nella celebrazione dei santi misteri, e allorché il fedele «si offre al Signore per donarlo agli altri».
Comportarsi da discepoli attenti e vigili fino alla fine dei giorni, quando egli nel suo Libro svelerà le opere buone dei giusti e quelle malvagie degli ingiusti.
«Tu ci doni, Signore, il tempo che passa perché sappiamo meritare l’eternità che rimane; Tu hai offerto il tuo sacrificio al Padre per eliminare il peccato e offrire il perdono a quanti vogliono santificarsi».
(Sergio Gaspari, ssm, in “La Domenica”). 

 

 2. Aspetti della vita
Incredulità e perversione
La domanda: “Allo luce del passo del Vangelo dove Gesù parla di generazione «incredula perversa» (Lc 9,41), che rapporto c’è tra incredulità e perversione? (Clara A.)

Una risposta – L’episodio in cui viene citata quell’affermazione di Gesù è quello in cui il padre di un ragazzo indemoniato si era inutilmente rivolto ai discepoli perché lo liberassero (cfr. anche Mt 17,14-21).  Il rimprovero così severo di Gesù sembra andare oltre quella situazione concreta per lasciar riecheggiare il rimprovero che Dio rivolgeva agli israeliti recalcitranti nel deserto (cfr. Dt 32,5).
Questo linguaggio tipico dei profeti che si fanno portavoce dell’esasperazione di Dio per l’ostinazione del suo popolo, sulla bocca di Gesù diviene allora un biasimo – e implicitamente un invito alla conversione – allargato a tutto il popolo per la sua mancanza di fede (cioè il non avere più il Signore come riferimento), che ha come conseguenza l’essere sviati, distolti dalla verità e, in questo senso, “pervertiti”.
E tuttavia, nonostante l’incredulità della gente, a prevalere è la misericordia: Gesù interviene a liberare il ragazzo e lo restituisce a suo padre. (Giuseppe Pulcinelli su Famiglia Cristiana del 11/11/2012)

Una preghiera per restare vigili
Signore, nostro Salvatore, fa’ che non perdiamo mai di vista le ultime realtà della nostra breve esistenza; insegnaci a meditare sulla caducità delle ricchezze di questo mondo e sulle tue parole che non passeranno; ricorda alla nostra smemoratezza che tu solo hai parole di vita eterna, le quali ci guidano alla ricerca dei beni eterni, ma nel contempo ci spingono ad impegnarci per cooperare alla promozione umana e spirituale del nostro prossimo. (d. Mariano Grosso, osb.).

 

3. Un incontro con S. Alfonso
La preghiera in S. Alfonso/3
I pulcini delle rondini non fanno altro che gridare, cercando con ciò l’aiuto e l’alimento dalle loro madri. Così dobbiamo fare tutti, se vogliamo conservarci la vita della grazia: dobbiamo sempre gridare, chiedendo a Dio soccorso per evitare la morte del peccato e per avanzarci nel suo santo amore. (S. Alfonso)

L’orazione mentale era talmente per Alfonso il gran mezzo di salvezza che tra i frutti della meditazione, il primo gli pareva essere quello di disporre il cuore alla preghiera. La preghiera è necessaria per far bene la meditazione e questa a sua volta è necessaria per ben pregare. Perciò grande era lo zelo di Alfonso nello stabilire nelle missioni la pratica dell’orazione mentale.
Il Beato Gennaro Sarnelli, vero discepolo di Alfonso, cooperò col Santo in questa santa impresa. Intraprese una crociata in favore dell’orazione mentale e concepì il grandioso disegno di stabilirne la pratica per tutto il mondo. Scrisse a tal fine il celebre libro: «Il Mondo Santificato dall’orazione mentale», che molto facilitò l’esercizio di questa orazione.

 

4. Vivere la settimana con la liturgia = XXXIII Settimana Tempo Ordinario
19-24 novembre  –  Liturgia delle Ore: I settimana. 

19  novembre  (lunedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita. – Per la gente, che vedeva “fisicamente”, stava passando solo «Gesù, il Nazareno»; per il cieco, invece, che vedeva tuttavia nella “fede”, passava «Gesù, figlio di Davide», che gli ridona la vista.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ap 1,1-5a; 2,1-5a; Sal 1,1-4.6; Lc 18,35-43.
  • – Santi di oggi  =  Santa Mectilde; San Barlaam; B. Giacomo Benfatti. 

20  novembre  (martedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono. – Zaccheo «cercava di vedere chi era Gesù», forse solo per curiosità; da parte sua, Gesù, che «è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto», alza lo sguardo verso di lui e gli annuncia la salvezza.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  Ap 3,1-6.14-22; Sal 14,2-5; Lc 19,1-10.
  • – Santi di oggi  =  San Teonesto; San Edmondo; B. Maria Fortunata Viti.

21  novembre  (mercoledì) – Colore liturgico bianco.Giornata per le Monache di Clausura.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Il Signore si è ricordato della sua misericordia. –  Per gli Orientali Maria è il vero tempio in cui si offre l’unico culto gradito a Dio. Per gli occidentali Maria è l’adolescente radiosa che realizza la sua consacrazione al Signore.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Zc 2,14-17; Cant. da Lc 1,46-55; Mt 12,46-50.
  • – Santi di oggi  =  Presentazione della B. Vergine Maria. Memoria. San Agapio.

22  novembre  (giovedì) –  Colore liturgico rosso.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Hai fatto di noi, per il nostro Dio, un regno di sacerdoti. – Quanto è grave quella cecità che non ci consente di vedere “quello che porta alla pace” e la sua coincidenza con il tempo in cui il Signore “ci visita”. Quale perdita e quanta colpa!
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ap 5,1-10; Sal 149,1-6.9; Lc 19, 41-44.
  • – Santi di oggi  =  Santa Cecilia, vergine e martire.

23  novembre  (venerdì) – Colore liturgico verde.

  • – Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse! – Gesù richiama con l’azione “simbolica” della scacciata dei venditori la sacralità del tempio, «casa di Dio e del nostro incontro con lui nella preghiera».
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Ap 10,8-11; Sal 118,14.24.72.103.111.131; Lc 19,45-48.
  • – Santi di oggi  = San Clemente I; San Colombano.

 

24  novembre  (sabato) – Colore liturgico rosso.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Benedetto il Signore, mia roccia. – La risurrezione dei morti è parte della professione della fede nel “Credo” e strettamente collegata al “mistero” della risurrezione di Gesù.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ap 11,4-12; Sal 143,1-2.9-10; Lc 20,27- 40.
  • – Santi di oggi  = Santi Andrea Dung Lac, sacerdote e compagni martiri. Santa Firmina; Sante Flora e Maria.

 

5. Santità calabrese del passato
San Simone abate (19 novembre)
 Santo calabrese, dimenticato nella nostra regione, ma venerato in Oriente. Da un abate di un non precisato monastero della nostra regione, venne mandato in Africa per ottenere la liberazione di alcuni monaci, catturati dagli Arabi e portati in Africa. Da uno degli ostaggi, Simone seppe che a tutti i costi si voleva far loro rinnegare la fede cristiana; al loro rifiuto, i Saraceni volevano percuoterli, ma improvvisamente il loro braccio si paralizzò.Impietosito, il Santo li guarì ottenendo, in seguito a questo miracolo, dal capo degli Arabi, la liberazione di tutti i monaci. Ritornato in Calabria, Simone condusse vita eremitica.

San Cipriano abate (20 novembre)
 Alcuni km sopra Pavigliana, località situata sulle colline a Sud-Est di Reggio, vi sono una serie di grotte, testimonianze di una presenza attiva di eremiti che qui conducevano vita ascetica in penitenza ed in preghiera.
Proprio in queste grotte trascorse parte della sua vita un santo tra i più importanti di Reggio, cioè San Cipriano.
Nacque verso il 1110-1120 da una nobile e ricca famiglia; il padre era medico ed anche Cipriano divenne ben presto, come attestano i biografi, “esperto della scienza medica”. Tuttavia alla salute fisica, preferì quella spirituale: a 25 anni chiese di far parte dei monaci del monastero del SS.mo Salvatore di Calanna.
La austera vita monacale caratterizzata da veglie, lavoro e penitenze, non lo convinse completamente; pertanto chiese ed ottenne dal Superiore di praticare vita eremitica. Si ritirò nei possedimenti paterni a Pavigliana, dove vi era una Chiesa dedicata a Santa Veneranda martire.Qui trascorse venti anni nella più totale solitudine, lavorando attivamente per guadagnarsi da vivere, pregando, meditando e facendo penitenza.
La notizia della sua presenza si diffuse ben presto nella vallata, conseguentemente tutti gli abitanti dei centri vicini, si recavano da lui per ottenere aiuti di ogni tipo, particolarmente per le loro infermità; alcuni chiedevano anche di poter restare con lui. In questo stesso tempo moriva l’abate del monastero di San Nicola di Calamizzi, Paolo, ed i monaci si recarono da Cipriano che aveva sessant’anni, per chiedergli di essere loro nuovo abate.
L’eremita, pensando che questa fosse volontà di Dio, accettò. Durante questo periodo, Cipriano incitò con ogni modo la vita spirituale e culturale di tutti i monaci, fece restaurare la Chiesa, costruire il campanile, le celle per i confratelli, il refettorio, acquistò arredi e libri.
Ormai la sua attività non conosceva sosta: di giorno lavorava e curava gli ammalati, di notte pregava. Mangiava e dormiva quanto era appena sufficiente per sopravvivere.
Non mancarono purtroppo per lui le sofferenze; soprattutto perché cadde dal carro che utilizzava per spostarsi, procurandosi la frattura di una gamba che lo rese claudicante per tutta la vita.
Cipriano morì il 20 novembre 1190 dopo aver chiesto perdono a tutti; venne seppellito nella Chiesa del monastero, distrutta dal terremoto del 1783. I monaci che popolavano l’edificio, restarono prodigiosamente illesi.
L’Arcidiocesi di Reggio Calabria- Bova ricorda San Cipriano abate il 20 novembre con memoria obbligatoria.
(da Calabriaecclesia2000.it).

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