La bisaccia del pellegrino 51-2012

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

 

 

Dicembre 2012, terza settimana: 16-22 dicembre.

1. Vangelo della domenica 16 dicembre –   E noi che cosa dobbiamo fare?”
2. Aspetti della vita  – Le Antifone maggiori cantano l’attesa del Natale.
3. Un incontro con S. Alfonso –  S. Alfonso cantore del Natale.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  17-22 dic. 2012.
5. Santità calabrese del passato  = Santi Cristoforo, Calì, Saba e Macario (17 dicembre).

1. Vangelo della domenica –  (Lc 3,10-18)
“E noi che cosa dobbiamo fare?”.
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

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L’annuncio profetico di Giovanni Battista trova un’eco in quelli che lo ascoltano. Vanno da lui per domandargli: “Cosa dobbiamo fare?”. Giovanni si rifà alla tradizione dei profeti e risponde che la condizione necessaria è il compimento del comandamento dell’amore del proprio prossimo, espressione reale dell’amore di Dio.
Giovanni non esige la durezza della vita che egli conduce, non disapprova neanche le attività proprie ai laici che vanno verso di lui. Tuttavia, egli sa indicare a ognuno quello che deve convertire in se stesso, e come realizzare i propri doveri verso il prossimo, e nello stesso tempo indicare loro chiaramente dove risiedono l’ingiustizia e l’errore che devono essere superati.
Quando gli si domanda se egli è il Messia, Giovanni Battista risponde di no, e non accetta alcun legame alla sua persona, nessuna adesione personale qualunque essa sia. Con umiltà proclama che il Messia si trova sulla terra, che lui solo possiede il battesimo vero. Questo non si farà con l’acqua, ma con lo Spirito Santo e il fuoco, per tutti coloro che vorranno vivere la conversione completa.
Solo il Messia potrà riunire il frumento e bruciare la paglia in un rogo, dettare il giudizio della misericordia. Giovanni non è neanche degno di slegare i suoi sandali; a lui, Giovanni, è stato solo chiesto di preparare il cammino del Signore. (La Chiesa.it). 

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Anche alcuni soldati interrogavano Giovanni – La III Domenica di Avvento è chiamata del Gaudete, della gioia. «Il Signore è vicino!». La gioia cristiana non è semplice spensieratezza, divertimento o assenza di preoccupazioni, ma è consapevolezza che, nelle angustie dell’esistenza, non siamo abbandonati, ma abbiamo in mezzo a noi un Salvatore potente, capace di soccorrerci dalle sventure della vita
Ad ogni uomo è chiesto di riconoscerlo nei segni semplici e quotidiani che egli propone: la sua presenza non si impone come un fulmine che devasta e sovverte l’ordine naturale degli eventi, ma è una Parola che suscita la conversione, perché, come una spada a doppio taglio (Cfr. Eb 4,12), è capace di trafiggere il cuore, di ripulirlo dalla “pula”, cioè dal peccato che si annida nella coscienza di ognuno, invitando a vivere nella sobrietà e nell’onestà .
Cristo è la Buona Notizia di salvezza: a lui possiamo consegnare le nostre necessità e trovare luce e forza per il cammino. Egli dona la pace del cuore e la felicità di avere accanto un compagno di viaggio, una guida, un maestro che indica la via verso la santità.
(Tiberio Cantaboni, in “La Domenica”). 

 

 2. Aspetti della vita
Le Antifone maggiori cantano l’attesa del Natale
Le Antifone Maggiori (oppure “Antifone O”, perché cominciano con O) sono sette antifone  che precedono il canto del Magnificat dal 17 al 23 dicembre.
In esse, attraverso rievocazioni bibliche,  è condensata l’attesa del Messia. Sono espresse in cantano gregoriano e sono molto suggestive.
Alle sette antifone qui ne viene aggiunta un’altra per il 16 dicembre, giorno di inizio della Novena di Natale.

  • 16 dicembre – Ecco verrà il Re, il Signore della terra, che toglierà il giogo della nostra schiavitù.
  • 17 dicembre – O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo, ti estendi ai confini del mondo e tutto disponi con soavità e forza, vieni, insegnaci la via della saggezza.
  • 18 dicembre – O Signore guida della casa d’Israele, che sei apparso a Mosè nel fuoco del roveto, e sul monte Sinai gli hai dato la legge, vieni a liberarci con braccio potente.
  • 19 dicembre – O Radice di Iesse, che ti innalzi come segno per i popoli: tacciono davanti a te i re della terra, e le nazioni ti invocano: vieni a liberarci, non tardare.
  • 20 dicembre – O Chiave di Davide, scettro della casa d’Israele, che apri, e nessuno può chiudere, chiudi, e nessuno può aprire: vieni, libera l’uomo prigioniero che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.
  • 21 dicembre – O Astro che sorgi, splendore della luce eterna, sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.
  • 22 dicembre – O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni, pietra angolare che riunisci i popoli in uno, vieni, e salva l’uomo che hai formato dalla terra.
  • 23 dicembre – O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio.

Una preghiera per restare vigili
Signore Gesù, ti ringraziamo per Giovanni Battista, precursore della tua venuta fra noi. Per spianarti la strada, ha avuto una parola schietta e diretta verso ogni categoria sociale.
Non era lui il Cristo, ma il suo battesimo con acqua anticipava il tuo, con lo Spirito Santo e il fuoco, mediante il quale tutti siamo liberati dal male. Signore, si rinnovi ogni giorno in noi quel dono per vivere sempre in te. Amen.  (o.z).

3. Un incontro con S. Alfonso
S. Alfonso cantore del Natale
S. Alfonso nel 1758 una bella opera “Novena del Santo Natale colle meditazioni per tutti i giorni dell’Avvento sino all’ottava della Epifania “.  Nella introduzione rilevava: “Molti cristiani sogliono per lungo tempo avanti preparare nelle loro case il presepe per rappresentare la nascita di Gesù Cristo; ma pochi sono quelli che pensano a preparare i loro cuori, affinché possa nascere in essi e riposarsi Gesù Cristo. Tra questi pochi però vogliamo essere ancora noi, acciocché siamo fatti degni di restare accesi di questo felice fuoco, che rende le anime contente in questa terra e beate nel cielo “.

Nel 1758 il presepio raggiungeva nella terra del Vesuvio la sua piena espressione con i classici pastori modellati da autentici artisti, che stupirono l’Europa. La rappresentazione plastica della Natività di Cristo era divenuta la più tipica manifestazione del religioso spirito partenopeo e si propagava benefico e travolgente dai quartieri popolari alla sfarzosa corte borbonica di Carlo III, il quale non sdegnava di rivestire di muschio la grotta di Betlem costruita con le proprie mani. Predicatori umili, poeti e musici più o meno raffinati concorrevano ad alimentare il mistico movimento, anche se non l’approfondivano sotto l’aspetto teologico con argomenti densi e luminosi.

Della produzione natalizia di S. Alfonso ricordiamo canzoncine che resistono ancora sulla bocca del popolo come pochissime canzoni italiane antiche.

  • 1. Fermarono i cieli. – Dom Guéranger si deliziava nel leggerla: introdusse le strofette tradotte nell’Année liturgique, al “Temps de Noèl” accanto a un ritmo di Prudenzio. Né la gradì meno Hoppenot: anch’egli fece una versione della “ravissante berceuse” e l’inserì in La sainte Vierge (Paris 1904, p. 324).
  • 2. Tu scendi dalle stelle. Sant’Alfonso la compose e musicò nel 1754 a Nola (Napoli) e la diede alle stampe nel 1755. L’originale Pastorale, che incantava il filosofo Card. Mercier, e ormai cantata dappertutto. Recentemente, il prof. Mario Rinaldi, critico musicale del “Messaggero”, ha scambiato erroneamente “Tu scendi dalle stelle” per una canzone pugliese”! E i redattori di “Sorrisi e Canzoni TV” nel dicembre del 1962 la presentarono al pubblico addirittura siccome un canto adèspoto (senza padrone)! (cfr. an. XI, n. 51, p. 4)
  • 3. Quanno nascette Ninno a Bettalemme, in vernacolo. I suoi meriti indiscutibili vennero sottolineati, oltre che da Ferdinando Russo, Salvatore Di Giacomo e Francesco Flora, da Norrembergh e Baumgartner (cfr. Geschichte der Weltliteratur, vol. VI, 1. 3, c. 3, p. 566-68). – Ettore De Mura in Poeti napoletani dal Seicento ad oggi (Napoli 1963, ed. II, p. 67-69) ne ha riportato i brani più salienti. È  entrata nella “Antologia della Canzone napoletana”, e il microsolco l’ha maggiormente diffusa. – Sant’Alfonso scrisse i versi e li pubblicò la prima volta, come pare, nel 1779 in un’operetta di Mattia del Piano: “Laudi spirituali nell’idioma toscano e napoletano“.
    (cf Oreste Gregorio, in S. Alfonso de Liguori Natale: Meditazioni – Letture – Poesie, Edizioni Paoline 1965, pp. 7-14)

 

4. Vivere la settimana con la liturgia = III settimana di Avvento
(17-22 dicembre) Liturgia delle Ore: III Settimana. 

17  dicembre  (lunedì) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Venga il tuo regno di giustizia e di pace. – La preparazione al Natale parte da una genealogia: Abramo, il padre dei credenti; Davide, il re secondo il cuore di Dio; e tanti altri nomi, conosciuti e sconosciuti… fino a Gesù Cristo. Tutta la storia trova in lui pienezza di senso.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Gen 49,2.8-10; Sal 71,1-4ab.7-8.17; Mt 1,1-17.
  • – Santi di oggi  =  San Modesto; San Giovanni de Matha. 

18  dicembre  (martedì) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Nei suoi giorni fioriranno giustizia e pace. – L’azione dello Spirito Santo nel concepimento di Gesù ci rivela che egli è, sì, figlio della nostra storia, ma infinitamente la supera. E per questo può redimerla.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Ger 23,5-8; Sal 71,2.12-13.18-19; Mt 1,18-24.
  • – Santi di oggi  =  San Graziano; Beata Nemesia Valle.

19  dicembre  (mercoledì) – Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Canterò senza fine la tua gloria, Signore. – Il giusto Zaccaria viene esaudito ma non riesce a credere all’annuncio. Il suo silenzio non è una punizione, ma la maturazione della parola di lode che scaturirà alla nascita del figlio Giovanni.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Gdc 13,2-7.24-25a; Sal 70,2-6.16-17; Lc 1,5-25.
  • – Santi di oggi  =  Sant’Anastasio I; Beato Urbano V.

20  dicembre  (giovedì) –   Colore liturgico viola.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi = Ecco, viene il Signore, re della gloria. – Nell’umile casa di Maria avviene ciò che Dio aveva preannunciato tramite i profeti. Ella accoglie senza riserve una Parola più grande di lei e si mette al servizio di Dio.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = Is 7,10-14; Sal 23,1-6; Lc 1,26-38.
  • – Santi di oggi  =  San Liberale di Roma; Beato Vincenzo Romano.

21  dicembre  (venerdì) – Colore liturgico viola.

  • – Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Esultate, o giusti, nel Signore; cantate a lui un canto nuovo. – Anche oggi la Madre del Signore viene a “far visita”. Come Elisabetta, anche noi diciamo a Maria: «Beata te che hai creduto!». Beati anche noi se accogliamo con gioia Colui che la Vergine porta in sé!
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi =  Ct 2,8-14 Opp. Sof 3,14-17; Sal 32,2-3.11-12.20-21; Lc 1,39-45.
  • – Santi di oggi  = San Pietro Canisio; San Temistocle.

22  dicembre  (sabato) – Colore liturgico viola

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il mio cuore esulta nel Signore, mio Salvatore.-  Il Magnificat è l’esempio più fulgido della lode pura a Dio, il più bel canto di gioia che esprime la gratitudine della creatura verso il Creatore, l’esultanza degli umili verso Colui che li guarda con predilezione.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  = 1Sam 1,24-28; Cant. 1Sam 2,1.4-8; Lc 1,46-55.13.
  • – Santi di oggi  = Santa Francesca Saverio Cabrini.

 

5. Santità calabrese del passato
Santi Cristoforo, Calì, Saba e Macario (17 dicembre)

Erano originari di Collegano, in Sicilia. Sin dalla tenera età, Cristoforo era attratto dallo studio della Sacra Scrittura; si unì in matrimonio con Calì da cui ebbe Saba e Macario. Ricevette alcune apparizioni di San Michele Arcangelo che lo consigliò di intraprendere la vita eremitica in località Crisma dove in seguito gli avrebbe edificato una cappella.
Cristoforo, dopo aver trascorso il noviziato ed essere stato rivestito dell’abito monastico dall’abate Niceforo del monastero di San Filippo di Agira (Sicilia), si trasferì a Crisma, innalzando la chiesetta a San Michele.
Dopo qualche tempo venne raggiunto dal resto della famiglia; i figli vennero nominati monaci dallo stesso Niceforo, ma tanta era la gente desiderosa di condividere la loro vita; gli uomini imitavano Cristoforo e i figli, le donne erano guidate da Calì.
Dopo l’invasione degli arabi del 941, Cristoforo e la famiglia si trasferirono in località Mercurion dove costruirono un’altra chiesetta dedicata a San Michele con attorno le celle per i monaci che si popolarono rapidamente di giovani desiderosi di vita monastica.
Dopo aver compiuto un pellegrinaggio a Roma, Cristoforo restaurò il monastero di Santo Stefano a Laino con annesse celle per i monaci e fondò anche il monastero di San Lorenzo in Latinianon ove morì, raggiunto poco tempo dopo dalla moglie.
I figli Saba e Macario diedero onorevole sepoltura succedendo al padre nella guida dei monasteri maschili; il primo diffuse il monachesimo fino alla Lucania, imitando perfettamente il padre. Di ritorno da un viaggio in Terrasanta, Saba morì a Roma il 5 febbraio 995.
Macario viene ricordato particolarmente per essere stato egumeno dei monasteri fondati dal padre che guidò con carità, penitenza e dedizione verso i poveri. Morì il 16 dicembre 1005.
(da Calabriaecclesia2000.it)

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