La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana


Giugno 2011, seconda settimana: 5-11 giugno

1. Vangelo della domenica 5 giugno – Ascensione – Anno A –  Io sono con voi tutti i giorni.
2. Aspetti della vita –  Annunciare la Verità nell’era digitale.
3. Un incontro con S. Alfonso – Consacrato vescovo: spera di salvarsi almeno l’anima.
4. Vivere la settimana con la liturgia = 6-11 giugno 2011.
5. Curiosità calabresi del passato = Storie di preti: ci furono anche quelli fucilati.

1. Vangelo della domenica –   ( Mt 14, 28,16-20)
Io sono con voi tutti i giorni.
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Gesù, ascendendo al cielo, inizia con i propri discepoli un tipo di rapporto nuovo, in cui la sua presenza non sarà più da ricercarsi in uno spazio o in un tempo determinati, ma in ogni “dove” il discepolo verrà a trovarsi e vorrà incontrarlo nella sua vita.
Se prima, per poter sperimentare la sua compagnia, i discepoli dovettero «non allontanarsi da Gerusalemme», quando «fu elevato verso il cielo e una nube lo sottrasse al loro sguardo» poterono partire con convinzione ed entusiasmo per andare e ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
E lo Spirito darà ad ogni discepolo sapienza e discernimento del mistero di Dio per poterlo conoscere sempre più in profondità. Non celebriamo con mestizia un “addio”, ma la gioia di un incontro rinnovato: come i discepoli di Emmaus, nel momento in cui Cristo risorto sparì dalla loro vista partirono per raccontare le meraviglie sperimentate, così partiamo anche noi: il Signore è per sempre il Dio-con-noi.   (Tiberio Cantaboni, in “La Domenica”).

Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui, in questo luogo di frontiera, che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). È ritornato sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte.
Egli ha convocato i discepoli – in numero di undici – su una montagna, come all’inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la sua “ekklesia” (cf. Es 19). Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18).
Da questa montagna egli invia i discepoli – e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia – a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).
Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo. (La Chiesa.it).

2. Aspetti della vita – Domenica 5 giugno = 45ª Giornata delle comunicazioni sociali
Annunciare la Verità nell’era digitale
«Parole… soltanto parole, parole tra noi», cantava Mina qualche tempo fa. E sembra proprio che abbia ancora ragione, in quanto spesso la comunicazione viene sminuita a chiacchiera banale o a semplice proclama d’intenti che lascia il tempo che trova.
Cadono in questa trappola molti discorsi politici o di circostanza e persino molte prediche fatte in chiesa o ai figli. Dello stesso tenore sono il diffuso gossip di molti giornali, i talkshow, i realityshow, le notizie spettacolarizzate della televisione, le confidenze ostentate in molti blog, su Youtube e nei social network.
Da qui nasce l’invito di Benedetto XVI agli operatori della comunicazione a basare ogni loro “annuncio” sulla “verità dei fatti” e a rafforzarlo con la propria “autenticità di vita”. Il Papa lo ribadisce da tempo: i media devono essere strumenti di umanizzazione «organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali» (Caritas in veritate n. 73).
Su queste fondamenta umane noi cristiani siamo poi chiamati a innestare i perni dello specifico “annuncio cristiano” che è la parola perenne e reale di Gesù di Nazaret. Una “parola di verità” che ha il suo cuore in un Dio che incontra gli uomini e con essi parla “come ad amici” (Cfr. Gv 15,13-15) e che oggi ci onoriamo di annunciare con gli ultimi ritrovati tecnologici che l’era digitale mette a disposizione. (Tarcisio Cesarato, massmediologo in “La Domenica”).

Conoscere i Movimenti ecclesiali
L’Associazione ACLI
L’Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) nasce in un periodo storico ferito e dilaniato dalla seconda guerra mondiale, nell’agosto 1944 nel convento di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, grazie ad Achille Grandi (1883-1946), suo fondatore. L’ACLI è presente come espressione della corrente cristiana nel mondo del lavoro sul territorio italiano e mondiale nei suoi molteplici servizi e progetti che vanno dal lavoro al tempo libero; dalla tutela dell’ambiente alla promozione della pace, sempre un’attenzione particolare verso le categorie più svantaggiate.

3. Un incontro con S. Alfonso
Consacrato vescovo: spera di salvarsi almeno l’anima.
Appena Papa Clemente XIII rientrò a Roma, Alfonso, che era giunto a Roma per la consacrazione episcopale, si portò senza indugio ad ossequiarlo. Genuflesso, palesò filialmente la propria inettitudine pastorale, aggravata dalla malferma salute. Ascoltatolo per un po’ il Santo Padre lo incoraggiò: “L’ubbidienza sa far miracoli: confidate in Dio, chè Dio vi aiuterà”. Fattolo sedere volle essere informato sulle condizioni religiose e politiche del Regno di Napoli, insidiato dal laicismo giurisdizionalista.
Uno dei presenti si avvicinò ad Alfonso e gli suggerì di testimoniare al Sommo Pontefice la propria riconoscenza per la dignità a cui era stato elevato. Mons. Liguori, dopo una pausa d’incertezza, se la sbrigò velocemente: “Beatissimo Padre, giacché vi siete degnato di farmi vescovo, pregate Iddio che non mi perda l’anima”…
Il 14 giugno 1762, lunedì, nel Concistoro segreto tenuto al Quirinale, il Papa alla presenza di 24 Cardinali preconizzò Alfonso de Liguori vescovo di S. Agata dei Goti.
La solenne liturgia della consacrazione si svolse il 20, domenica, nello splendido tempio di S. Maria alla Minerva, nella cappella del SS. Salvatore per mano dell’Em.mo Ferdinando De Rubeis, Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio, assistito dagli Ecc.mi Mons. Innocenzo Gorgoni, arcivescovo titolare di Emesa e Mons. Domenico Giordani, arcivescovo titolare di Nicomedia.
Qualcuno sollecitò il neo-vescovo a farsi spedire un Breve pontificio per l’uso dello zucchetto durante la Messa; Alfonsose ne liberò con caustica disinvoltura: “Oh bella, ho da pagar denaro per fare una mala creanza a Gesù Cristo!”
Papa Clemente XIII, a conclusione della “vicenda” della consacrazione episcopale di Alfonso, parlando con alcuni Cardinali, disse: “Nella morte di Mons. Liguori avremo un altro santo nella Chiesa di Gesù Cristo”. (Cf. Oreste Gregorio, Monsignore si diverte, Valsele Tip. 1987, pp. 23-26)

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (6-11 giugno) Liturgia delle Ore: III settimana

6 giugno (lunedì) – Colore liturgico bianco.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Regni della terra, cantate a Dio. – I discepoli ormai sanno che Gesù non parla in modo velato, anzi annuncia esplicitamente la solitudine per sé e le tribolazioni per chi lo segue.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti 19,1-8; Salmo 67,2-5ac.6-7ab; Giovanni 16,29-33. .
Santi di oggi  =  San Norberto; San Marcellino Champagnat.
 
7 giugno (martedì) – Colore liturgico bianco.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Regni della terra, cantate a Dio. – L’ora di Gesù segna anche la sua glorificazione per aver compiuto il progetto affidatogli dal Padre: condurci alla piena accoglienza della Parola stessa di Dio fatta carne.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Atti 20,17-27; Salmo  67,10-11.20-21; Giovanni 17,1-11a.
Santi di oggi  =  Sant’Antonio M. Gianelli; Beata Anna di San Bartolomeo.

8 giugno (mercoledì) – Colore liturgico bianco.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Benedetto il Signore, Dio della salvezza. – Essere una cosa sola, così come lo sono il Figlio ed il Padre: ecco la preghiera di Gesù perché chi lo segue sia veramente nella pienezza della gioia su questa terra.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Atti 20,28-38; Salmo 67,29-30.33-36; Giovanni 17,11b-19.
Santi di oggi  =  San Medardo; San Fortunato; Beato Nicola Medda.

9 giugno (giovedì) – Colore liturgico bianco.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  = Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio. – Se i fedeli sono perfettamente uniti, diventano i testimoni concreti e credibili della provenienza divina di Gesù, amato dal Padre prima della creazione del mondo.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Atti 22,30; 23,6-11; Salmo 15,1-2.5.7- 11; Giovanni 17,20-26.
Santi di oggi  =  Sant’Efrem; Beata Anna Maria Taigi; Beato Luigi Boccardo.
 
10 giugno (venerdì) – Colore liturgico bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Il Signore ha posto il suo trono nei cieli. – Amare è più che voler bene. Chi ama Gesù fino in fondo, com’è chiesto a san Pietro, si rende disponibile a tutto, anche a dare la propria vita a vantaggio degli altri.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti 25,13-21; Salmo 102,1-2.11-12.19-20ab; Giovanni 21,15-19.
Santi di oggi  =  San Censurio; Beata Diana d’Andalò; Beato Enrico da Bolzano

11 giugno  (sabato) – Colore liturgico rosso.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore. – Come Barnaba, bisogna predicare a tutti che il Regno di Dio è vicino, operando segni pacifici che indichino l’avvenuta trasformazione spirituale e materiale del mondo.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Atti  11,21b-26; 13,1-3; Salmo 97,1-6; Matteo 10,7-13.
Santi di oggi  =  San Barnaba apostolo; Santa Paola Frassinetti; Beata Maria Schininà.

5. Curiosità calabresi del passato
Storie di preti: ci furono anche quelli fucilati.
«Don Francesco Ferdinando Ferrante Scigliano, nativo di S. Giovanni in Fiore, Arciprete di Savelli da ben 37 anni, era stimato da tutte le persone buone del paese per la sua grande bontà e per la sua straordinaria dottrina – era laureato in « utroque iure » -; a molti, come padrino, aveva tenuto a battesimo i figlioletti.
Egli conosceva bene i bisogni e le aspirazioni del suo popolo e da buon pastore aveva fermamente deciso di contendere le sue pecore al nuovo lupo. D’altra parte le nuove idee lo avevano conquistato, come avevano conquistato tutti gli spiriti illuminati del Regno.
Una memoria scritta esistente nell’Archivio Parrocchiale, anonima e senza data, asserisce che «l’affettuoso curato aveva consigliato la popolazione affinché non pigliasse parte ai disordini del tempo »; il sacerdote Rotondo, al contrario, ci narra che ebbe l’audacia di esortare dal pulpito i Savellesi a mantenersi fedeli ai Francesi. Noi crediamo a quest’ultimo, sia perché ne udì certamente il racconto da testimoni che avevano sentito, e sia perché, contro un avversario borboniano per la pelle e che conosceva i suoi sentimenti, la remissività sarebbe stata uguale ad un suicidio.
I noti banditi decidevano la sua sorte. Da alcuni suoi fidi fu consigliato a cercare rifugio altrove, non lo fece sopratutto perché non era uomo da abbandonare il campo e poi sperava ancora nell’aiuto dei suoi fedeli, sperava probabilmente nell’aiuto dei Francesi, in un possibile, rapido capovolgimento della situazione. Gli eventi non corrisposero alle sue aspettative ed un triste fato si compì. La mattina del 7 settembre, giorno successivo a quello della uccisione del povero Governatore, verso le ore nove, dei forsennati afferrarono l’Arciprete, gli rimproverarono la sua persistenza nel parteggiare pei Francesi, gli comunicano la sua condanna a morte. La vittima tenta scolparsi, tenta giustificare il suo operato, ma quei cuori induriti sono chiusi ormai ad ogni sentimento di pietà. Trascinano crudelmente il povero Arciprete alla solita Cupola, lo fanno inginocchiare e gli consentano di raccomandarsi l’anima da solo; dopo gli scaricano le armi addosso. Cade ma per l’emozione, in quanto nessun proiettile l’aveva attinto: una palla nel petto era stata fermata da un libro che conteneva la preparazione alla Santa Messa che il pio sacerdote era solito portare nella tasca interna della veste. Venne alzato e di nuovo fucilato. Questa volta cadde crivellato da più colpi rese la sua generosa anima al Creatore. Fu seppellito nella Chiesa Parrocchiale, mentre la moltitudine dei Savellesi aveva parole di compianto per la vittima e di esacrazione per gli uccisori ».
(G. B. Maone in Cronache di briganti, contadini e baroni a Savelli e in Sila dal 1796 al 1876, Edizioni EFFE EMME 1978, pp.35-36)

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