La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana


Giugno 2011, quarta settimana: 19-25

1. Vangelo della domenica 19 giugno – SS. Trinità – Anno A –  Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
2. Aspetti della vita – SS. Trinità. Un mistero da prendere… con le molle.
3. Un incontro con S. Alfonso – Il cappello di un morto per l’ingresso in diocesi.
4. Vivere la settimana con la liturgia = 20-25 giugno 2011.
5. Curiosità calabresi del passato = Storie di briganti.

1. Vangelo della domenica – (Gv 3,16-18)
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

SS. Trinità. –  La solennità odierna ci provoca in vari modi: la prima provocazione riguarda la conoscenza stessa di Dio. Approfondire il mistero di Dio è impegno inderogabile del credente. C’è poi una seconda provocazione: dare la propria risposta a Dio amandolo con tutto il cuore, la mente, la volontà, le forze. La terza provocazione riguarda l’apertura alla dimensione ecumenica del nostro credere: l’odierna celebrazione è l’occasione per unirci nella stessa lode a ebrei e musulmani che nel monoteismo proclamano la grandezza di Dio.
La nostra conoscenza di Dio è progressiva e mai esaustiva. Il brano dell’Esodo, proposto in questa liturgia, ci rivela un Dio che cede alle suppliche di Mosè e si mostra come è veramente: un Dio di bontà e tenerezza infinita. Si tratta di un incontro previo con la divina misericordia che traboccherà nel dono del Figlio. – Infatti durante il colloquio con Nicodemo, riportato nel vangelo,  Gesù rivela che l’amore di Dio raggiunge l’umanità peccatrice nel dono che il Padre ci ha fatto del Figlio unigenito. – Infine San Paolo conclude la sua lettera ai cristiani di Corinto con una benedizione ricolma di gioia, poiché dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo ci giungono la salvezza e ogni altro dono.   (Domenico Brandolino, in “La Domenica”).

Spesso ci si immagina un “Dio” lontano, astratto, ridotto quasi a un sistema di idee contorte o semplicissime, ma inesplicabili.
Soprattutto quando ci si accosta alla dottrina della Trinità, si ha l’impressione di essere di fronte a una sciarada beffarda.
E invece. E invece, l’essere concretissimo di Dio è comunione che liberamente si effonde. Anzi, ci chiama a varcare la soglia della sua vita intima e beatificante.
Non riusciamo a capire perché Dio si sia interessato di noi: più di quanto, forse, noi ci interessiamo a noi stessi.
Proprio mentre eravamo peccatori, il Padre ha mandato il suo Figlio per offrirci la vita nuova nello Spirito. Liberamente. Per amore. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.
Cristo non si impone. Non costringe ad accettarlo. Si consegna alla nostra decisione.
È questa la vertigine della vita umana. Possiamo passare accanto al Signore Gesù che muore e risorge, senza degnarlo di uno sguardo nemmeno distratto.
E, tuttavia, non possiamo fare in modo che egli non esista come il Dio fatto uomo che perdona e salva. “Chi non crede è già stato condannato”.
Ma se ci apriamo alla sua dilezione…
Allora Cristo si rivela come colui che ha suscitato in noi tutte le attese più radicali. E colma a dismisura queste attese.
È la redenzione. È la grazia. È lo Spirito che abita in noi e ci conforma al Signore Gesù.
La vita nuova, che ci viene donata, apparirà in tutta la sua gloria oltre il tempo. Inizia qui, ed è la “vita eterna”.   (La Chiesa.it).

2. Aspetti della vita – Il mistero della SS. Trinità
Un mistero da prendere… con le molle.

  • La solennità della Santissima Trinità è la festa del “Dio unico in Tre Persone”. Con questo è già detto tutto, ma tutto resta ancora da capire, accogliere con amore, adorare nella contemplazione. – Rivolgendosi alla Trinità, S. Caterina da Siena esclama: “Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna”.
  • Personalmente sono rimasto colpito da un aneddoto (una parabola?) letto tempo addietro. Un vescovo decise di fare un giro pastorale per visitare le sue comunità. Tra tante ce n’era una che viveva in una isoletta “davvero isolata”. Il vescovo arrivò con un battello e fu accolto con gioia. Si accorse subito che quei fedeli non pregavano correttamente il Padre nostro ed erano a digiuno delle nozioni catechistiche fondamentali. Il vescovo cercò di porvi riparo… ma quando si trattò di spiegare il mistero della SS. Trinità, constatando la reale difficoltà di comprendere, raccomandò loro: “Quando pregate dite così: O voi che siete tre e siete uno abbiate pietà di noi!“. Soddisfatto di aver raggiunto un minimo di intesa, il vescovo partì. Di lì a sei mesi il suo battello passò a largo di quell’isola diretto ad altri fronti e il vescovo pensava a quei fedeli dalla fede semplice… Ed ecco delle persone avanzare sul mare, camminare in fretta sulle onde e avvicinarsi al battello. Abbastanza intimorito il vesco aguzzò lo sguardo e riconobbe alcuni dei fedeli di quell’isola che gli gridano: “O vescovo, noi stiamo pregando come ci hai insegnato… Cosa possiamo fare di più?” – E il vescovo, riconoscendo che era la loro fede ad ottenere il prodigio di camminare sulle acque, rispose: “Niente, niente. Continuate a pregare come state facendo ‘O voi che siete tre e siete uno abbiate pietà di noi!’ e che Dio vi benedica!”
  • Un pensiero di E. Efrem il Siro. – Per te la fede è meglio che una nave sul mare, la quale è sostenuta dai remi, ma le onde possono affondarla. La tua fede invece non andrà mai a fondo se la tua volontà non lo vuole… Ama la bontà del Padre, ma non indagare la sua essenza. Ama la mitezza del Figlio, ma non investigare la sua generazione. Ama il soffio dello Spirito Santo, ma non tentare di scandagliarlo.

3. Un incontro con S. Alfonso
Il cappello di un morto per l’ingresso in diocesi
S. Alfonso consacrato vescovo, fece il suo ingresso nella diocesi di S. Agata dei Goti domenica 11 luglio 1762. Giunti all’episcopio di S. Agata, Monsignore e data un’occhiaia sommaria all’edificio, calò per recarsi processionalmente nel duomo, a capo scoperto. I canonici sul più bello si avvidero che mancava qualcosa: “E il galero dove sta? (il cappello di cerimonia). I fiocchetti verdi sono i distintivi vescovili… Come si fa?…” Sant’Alfonso, accortosi dell’imbarazzo in cui nuotava il capitolo della cattedrale, sorrise bonario e per cacciarlo dall’impaccio soggiunse: “Se ci tenete tanto, prendete quello del mio antecessore, e tutto è rimediato“. – I canonici si guardarono in faccia trasecolati interrogandosi a vicenda: “Quello di Mons. Danza?” “Appunto”. – Il cerimoniere contro voglia allungò il passo e andò a staccare il cappello con il fiocco verde, che stava sospeso sul sepolcro marmoreo con un dito di polvere. Il Santo se lo calò sulla fronte spaziosa a dispetto del culto della persona, a cui i vescovi settecenteschi badavano parecchio, e passò benedicente tra due fitte ali di santagatesi stupefatti.
Terminato il Te Deum, salutò dalla balaustra gli astanti con benevolenza intrisa di umiltà e amore. Nella foga ebbe un accesso di tosse. Uno dei canonici in cappa magna disse ai vicini: “Apparecchiamoci, signori miei, per l’altro Vicario capitolare; perché se viene a Monsignore altra tosse simile a questa, di certo lo perdiamo“.
Allo scherzo spiritoso sant’Alfonso rispose con una battuta profetica: “Ma non sa che cascano più volentieri le pere acerbe che le mature?”. – Quel reverendo piuttosto robusto fu il primo dei preti, e ce n’erano d’incanutiti, chè andò all’altro mondo. (Cf. Oreste Gregorio, Monsignore si diverte, Valsele Tip. 1987, pp. 33-34)

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (20-25 giugno) Liturgia delle Ore: IV Settimana

20 giugno (lunedì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Beato il popolo che Dio ha scelto come sua eredità. – Due comandi ci impartisce la parola di Dio di oggi: uno ci invita ad aver speranza in Dio contro ogni possibilità umana, l’altro ci fa approfondire il comandamento dell’amore.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Genesi 12,1-9; Salmo 32,12-13.18-20.22; Matteo 7,1-5.  
Santi di oggi  =  Madonna della Consolata di Torino; Santi Godano; Beati Tommaso Whitbread e c.
 
21 giugno (martedì) – Colore liturgico bianco.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Signore, chi sarà ospite nella tua tenda? – Nella vita ci siamo spesso trovati a fare delle scelte, a due vie che portano alla vita o alla morte: l’invito del Signore è saper scegliere quella stretta.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 13,2.5-18; Salmo 14,1-5; Matteo 7,6.12-14.
Santi di oggi  =  San Luigi Gonzaga, San Rodolfo.

22 giugno (mercoledì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. –  L’alleanza che ognuno di noi ha stretto con il Signore il giorno del proprio Battesimo ci chiede di diventare come alberi che producono buoni frutti.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 15,1-12.17-18; Salmo 104,1-9; Matteo 7,15-20.
Santi di oggi  =  San Paolino da Nola; Santi Giovanni Fisher e Tommaso More.

23 giugno (giovedì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Rendete grazie al Signore perché è buono. – Ogni cristiano è chiamato a fare la volontà di Dio, volontà che ci è dato di conoscere nella parola del suo Figlio Gesù.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Genesi 16,1-12.15-16; Salmo 105,1-5; Matteo 7,21-29.
Santi di oggi  =  San Giuseppe Cafasso; San Lanfranco; Beata Maria Raffaella Cimatti.
 
24 giugno (venerdì) – Colore liturgico bianco
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda. – Il compito di Giovanni Battista è condurre ogni essere umano a scoprire il vangelo, così da riconoscere Cristo come il vero Re e il Signore.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Isaia 49,1-6; Salmo 138,1-3.13-15; Atti 13,22-26; Luca 1,57-66.80..
Santi di oggi  =  Natività di san Giovanni Battista. Solennità

25 giugno  (sabato) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Il Signore si è ricordato della sua misericordia. – Nulla è impossibile a Dio, però solo con gli occhi della fede possiamo essere resi capaci di scorgere attorno a noi i prodigi che egli sempre compie.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Genesi 18,1-15; Cantico. Luca 1,46-55; Matteo 8,5-17.
Santi di oggi  =  San Massimo di Torino; San Guglielmo di Montevergine; San Prospero.

5. Curiosità calabresi del passato – Storie di briganti.
La fine del brigante Cicino
Nelle storie dei briganti si incontrano atrocità senza fine, ma anche per loro giungeva la fine… Ad atrocità si rispondeva con altre atrocità: eppure si trattava pur sempre di cristiani.  Ecco la fine del brigante Cicino.
“Tutti i briganti di Savelli erano periti, rimanea Cicino e Silivizzo con altri due di Verzino, quali posti dentro una spelonca nel fondo Solleria, tiravano innanzi col rubare pecore e là ci le bollivano. Di là un giorno vennero a passare alcuni cacciatori di Verzino coi loro cani da caccia, quali all’odore della carne cotta’ si avvicinarono alla bocca della spelonca latrando. I cacciatori scorsero sia dell’orme in terra sia al fumo che uscia, esservi dei briganti. All’uopo spediscono per tutti i paesi circonvicini delle notizie e tra il termine di poche ore vi si unirono quattrocento guardie urbane. Si tagliavano alberi intieri e si posero alla bocca della spelonca. Dopo vi si dà fuoco.
I briganti cominciano da dentro a sparare, uccidono tre guardie urbane. L’assedio durò quattro giorni. Il brigante Cicino considerando che non potea scansare il pericolo, si vendica dei tre compagni che l’avevano condotto là con l’uccidergli. Poscia col cortello in mano pensa salvarsi. Comincia a scavare dalla parte opposta il terreno per sortire fuori. Avea fatto un gran tratto. Quando era per partire trova una selce che gli tolse tutto il raziocinio e disegna. Non vedendo più scampo chiese presentarsi a patto che l’avessero permesso per un’ora la sua moglie. Il fine era additargli il suo tesoro. Si annuì. Poscia sentossi chiedendo altra grazia che l’avessero saziato di pane e di poi giocassero la sua sorte. Ancora si annuì mangiandosi sei pani, e più non fù.
Dopo fucilato gli si taglia la testa e braccia e per infausta memoria si appiccano agli alberi circonvicini. Così fini la vita un uomo assai coraggioso, crudele e scaltro. Così la fine del marinaio: morire sulle onde ». (riportato in G.B. Maone, Cronache di briganti, contadini e baroni, Edizioni EFFE EMME 1978, pp.87-88).

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