La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana


Luglio 2011, prima settimana: 3-9 luglio

1. Vangelo della domenica 3 luglio – XIV Domenica T.O. – Anno A –  Io sono mite e umile di cuore.
2. Aspetti della vita –  Amo la vita.
3. Un incontro con S. Alfonso –  L’annona della carità.
4. Vivere la settimana con la liturgia =  4-9 luglio 2011.
5. Curiosità calabresi del passato  =  Lavurari…

1. Vangelo della domenica – (Mt 11,25-30)
Io sono mite e umile di cuore. 
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell’incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C’è di più. Coloro che pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi. 
(La Chiesa.it).

 
La liturgia ci fa oggi contemplare un tratto del volto di Gesù, caro a Matteo: la sua mitezza. Già il profeta Zaccaria aveva presentato il Messia atteso come umile e mite, a cavallo di un asino e non di un cavallo, animale da guerra. Viene infatti ad annunciare la pace.
Soltanto Matteo, citando questo testo profetico nell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, precisa che viene come re mite (21,5). E nel Vangelo che ascoltiamo oggi è Gesù stesso a rivelarsi come mite e umile di cuore, compassionevole: non viene a imporre un giogo pesante sulle nostre spalle, ma a condividere con noi i nostri pesi, assumendoli su di sé.
La relazione che Gesù vive con noi dipende dal suo modo di stare davanti al Padre. Egli stesso si colloca tra quei piccoli a cui Dio rivela i suoi misteri. Poiché riceve tutto, può dire: venite a me, voi tutti. Noi siamo un dono che egli accoglie dalle mani del Padre, per custodirlo con la mitezza e l’umiltà di un povero. Con l’apostolo Paolo chiediamo che lo Spirito di Cristo abiti in noi, e ci faccia condividere i suoi stessi sentimenti, tra noi e davanti a Dio. (Fr Luca Fallica, in “La Domenica”).

2. Aspetti della vita
Amo la vita
Amo la vita. Tutto il mio tormento consiste nella paura di non poterne godere abbastanza a lungo e appieno. Le giornate mi sembrano troppo brevi. Il sole tramonta troppo presto. Le estati finiscono così in fretta. La morte arriva così presto. (Irène Némirovsky)

I suoi romanzi rimasero chiusi per mezzo secolo nel baule che le due figlie non avevano mai osato aprire, dopo che il nazismo aveva eliminato la loro madre ebrea a Auschwitz nel 1942. Dobbiamo essere grati all’editore Adelphi che ha fatto conoscere anche a noi le opere di Irène Némirovsky, uscite finalmente da quel baule, rivelando una delle più geniali scrittrici del Novecento che visse meno di quarant’anni (era nata a Kiev nel 1903).
Acquista, quindi, un valore particolare questa sua confessione autobiografica che sarebbe da meditare soprattutto da parte di chi vive immerso nella noia e nell’inerzia, di colui che tira a campare, giovane o anziano che sia, ripetendo idealmente – quando si trova davanti a un altro mattino – la sconfortante osservazione di Qohelet: «Non ci provo alcun gusto!» (12,1).
Irène usa un’espressione che pochi purtroppo hanno il coraggio di ripetere: «Io amo la vita». E la amo perché ne succhio tutta la linfa, ne colgo i fiori, la colmo di ricerca, di azione e di contemplazione. Impressiona questo gustare l’esistenza a pieni sorsi, soprattutto ai nostri giorni quando si vedono folle di persone che non sanno come sprecare il tempo e bruciarsi la vita.
È un po’ anche per questo che la morte è divenuta semplicemente un dato statistico oppure è rimossa e ignorata.  O peggio, è spesso scelta quasi come una soluzione per le difficoltà, dall’inizio assoluto della vita con l’aborto sino alla fine con l’eutanasia, con una futilità e una leggerezza impressionanti.
(Card. Gianfranco Ravasi in Avvenire del 28/06/2011)

 3. Un incontro con S. Alfonso
L’annona della carità
Nell’avanzato autunno del 1763 la carestia precipitò sul Regno di Napoli repentina come la grandine, e fu un vero flagello. I servizi logistici rudimentali, la scarsezza delle vie di comunicazione, l’incapacità dei governanti resero gli effetti più disastrosi specialmente nei paesi di montagna come a S. Agata dei Goti.
Pietro Colletta nella Storia del Reame narra: “Le inquietudini e i lamenti del popolo, i falli del governo, l’avidità dei commercianti e i guadagni congiunti ad una pubblica sventura produssero danni maggiori e pericoli; si vedevano poveri morir di stento; si udivano vuotati magazzini e forni; poi furti, delitti, rapine innumerevoli. S’ignora quanti ne morissero di fame, e’quanti ne’ tumulti”.
Sant’Alfonso non attese che il soccorso venisse dall’alto, miracolisticamente.
Uscì sulla piazza per organizzare con capacità nuove una complessa azione di assistenza, che ci fa pensare a S. Basilio nei duri giorni di Cesarea. Avendo previsto la malannata, fece acquisti di fagioli, fave ed altri legumi, mentre i familiari con occhi miopi se ne stupivano: A che serve?
Scomparsi i generi alimentari dal mercato, crebbe l’egoismo. La gente bisognosa cominciò a riversarsi dal vescovo per domandare un pezzo di pane. Il Santo mutò l’episcopio in un’Annona della carità con paterna ed intelligente dedizione.
La folla ingrossava; in gennaio con la neve già si numeravano varie centinaia di bocche fameliche che vi affluivano come ad una mensa gratuita. Monsignore raccomandava al segretario e al servitore: “Non fate che taluno se ne vada scontento: quello che cercano è roba loro“. E diceva in altra occasione: “A noi bastano le chichierchie“.
Mandò in giro con muli e traini persone di fiducia per comprare cibarie anche a caro prezzo. Si rivolse al fratello Ercole, che occupava posti importanti nella capitale, ed ebbe una buona quantità di grano a 6 ducati il tomolo.
Nel salone vescovile adunò i canonici, i gentiluomini più probi e i reggimentari e discusse sulla situazione angosciosa, cercando insieme la migliore soluzione. Col suo prestigio prese in mano la direzione dell’approvvigionamento, sollecito innanzi tutto dei meno abbienti e dei poveri vergognosi.
Stabilì una specie di carta annonaria per la distribuzione giornaliera.
Tannoia riferisce: “Avendo fatto formare un tabellone in sala, notato vi aveva per alfabeto le famiglie bisognose con tanti laccetti. Come i poveretti venivano, tirandosi il laccetto, consolavasi rispettivamente ognuno con una porzione di fave o altro legume, corrispondendo alla famiglia con un tanto di denaro”.
(da O.Gregorio, Monsignore si diverte, Valsele Tipografica, Napoli, pp.58-59).

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (4-9 luglio) Liturgia delle Ore: II Settimana
 
4 luglio (lunedì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  -= Mio Dio, in te confido. – È attraverso la fede che siamo resi capaci di toccare il Signore e di riconoscerlo per chi egli veramente è.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Genesi 28,10-22a; Salmo 90,1-4.14-15ab; Matteo 9,18-26..
Santi di oggi  =  Santa Elisabetta del Portogallo; Beato Piergiorgio Frassati.
 
5 luglio (martedì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto. – La lotta notturna di Giacobbe è immagine della nostra lotta interiore che ci permette di incontrare Dio e di vedere la sua gloria.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 32,23-33; Salmo 16,1-3.6-8b.15; Matteo 9,32-38..
Santi di oggi  =  Sant’Antonio M. Zaccaria; Beati Matteo Lambert e c.
 
6 luglio (mercoledì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Su di noi, Signore, sia il tuo volto. – Giuseppe è la figura del sapiente: è un buon consigliere, sa scorgere il progetto di Dio, teme il Signore e vive onestamente.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 41,55-57; 42,5-7a.17-24a; Salmo 32,2-3.10-11.18-19; Matteo 10,1-7.
Santi di oggi  =  Santa Maria Goretti,vergine e martire; Beata Maria Teresa Ledochowska. 
 
7 luglio (giovedì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  Ricordiamo, Signore, le tue meraviglie. – La missione a cui ogni cristiano è inviato deve avere come punto di partenza e fine il Cristo crocifisso da annunciare con le parole e da testimoniare con la vita.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Genesi 44,18-21.23b-29; 45,1-5; Salmo 104,16-21; Matteo 10,7-15.
Santi di oggi  =  San Panteno di Alessandria; Sant’Odone; Beato Carlo Liviero.
 
8 luglio (venerdì) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  La salvezza dei giusti viene dal Signore. – Giacobbe è figura di ogni credente che si affida senza condizioni alla parola di Dio e da essa si fa condurre per vie misteriose.
Letture bibliche alla Messa di oggi  = Genesi 46,1-7.28-30; Salmo 36, 3-4.18-19.27-28.39-40; Matteo 10,16-23.
Santi di oggi  =  Santi Aquila e Priscilla, discepoli di San Paolo; Sant’Adriano III; Beato Pietro Vigne.
 
9 luglio (sabato) – Colore liturgico verde.
Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Voi che cercate Dio, fatevi coraggio. – Il discepolo di Gesù è sempre chiamato a essere come il suo Maestro, a trovare in lui il modello della propria vita e ad abbandonarsi alla volontà del Padre.
Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Genesi 49,29-33; 50,15-26a; Salmo 104,1-4.6-7; Matteo 10,24-33.
Santi di oggi  =  Santi Agostino Zhao Rong e compagni; Santa Veronica Giuliani.
 
5. Curiosità calabresi del passato
Lavurari…
Lavurari pi n’omu esti na cosa bona
e si l’omu travagghia ‘mbivi, mangia e sona.
Ma si a faticari sunnu i figghioli cchiu’ nnucenti
c’hann’agghiri a scola senza pinsari a nenti
allura accà si tratta d’infamità’ pisanti.
e si c’era cacchirunu chi s’interessava mi faci finiri sta schifezza
sti figghioleddi, finalmenti, i stu mundu non aivunu abbiriri cchiu’ la fezza.
E vui, picciriddi cari, ca murtadella na vuliti cchiu’ mangiari,
prima mi bramati cu li vostri matri fermativi nu pocu a ragiunari
chi chiddu chi vui oggi non graditi
è sempri bonu pi ddi criaturi chi morunu di fami, di lavuru e puru i siti.
(dal web La Cultura Calabrese , segnalato da Agostino Croc 07 Aprile 2008)

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