La bisaccia del pellegrino 7-2014

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimanapellegrino1

 

 

16-22 febbraio 2014
1.Vangelo della domenica 16 febbraio = “Ma io vi dico…”.
2. Aspetti della vita = “Un anno con due Papi”.
3. Le Opere di S. Alfonso = – “L’amore per i nemici”.
4. Vivere la settimana con la liturgia = 17-22 febbraio 2014.

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1. Vangelo della domenica – (Mt 5,17-37).
“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico”.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

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L’ideale religioso degli Ebrei devoti consisteva nell’osservare la legge, attraverso la quale si realizzava la volontà di Dio. Meditare, adempiere la legge, era per l’Israelita la sua “eredità”, “una lampada per i suoi passi”, suo “rifugio”, la sua “pace” (cf. Sal 119).
Gesù è la pienezza della legge perché egli è la parola definitiva del Padre (Eb 1,1). Paolo ci dice che “chi ama il suo simile ha adempiuto la legge… Pieno compimento della legge è l’amore” (Rm 13,8-10).
Ed è anche in questo senso che Gesù è la pienezza di ogni parola che esce dalla bocca di Dio: “Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito… perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3,16-17).
Il cristiano è prima di tutto il discepolo di Gesù, non colui che adempie la legge. I farisei erano ossessionati dalla realizzazione letterale e minuziosa della legge; ma ne avevano completamente perso lo spirito. Di qui la parola di Gesù: “Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei…”.
L’amore non è prima di tutto un sentimento diffuso per fare sempre quello di cui abbiamo voglia, ma al contrario il motore del servizio del prossimo, secondo i disegni divini. Ed è per questo che Gesù enumera casi della vita quotidiana in cui si manifesta questo amore concreto: la riconciliazione con il prossimo, non adirarsi, non insultare nessuno, non commettere adulterio neanche nel desiderio, evitare il peccato anche se vi si è affezionati come al proprio occhio o alla propria mano destra, non divorziare da un matrimonio valido…
Il contrasto con i criteri che reggono il mondo attuale non potrebbe essere maggiore. Per quali valori i cristiani scommetterebbero? Ancora una volta siamo confortati dalla affermazione di Cristo: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35).  
(da Chiesa.it).

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«Così fu detto agli antichi, ma io vi dico…» – Lo Spirito conosce le profondità di Dio e ce le rivela, consentendoci di contemplare qualche barlume della sua Sapienza e di lasciarci guidare dai suoi criteri. Ecco la condizione per giungere alla vita, poiché davanti a noi Dio ha posto la via della vita e della morte. La nostra libertà è chiamata a scegliere: deve farlo con sapienza, perché «a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».
Nello Spirito Dio ci dona la sua stessa sapienza per consentirci di scegliere la vita e non la morte. Questo è il senso della ‘giustizia superiore’ che Gesù annuncia nel Vangelo, portando a compimento la Legge e i Profeti.
Gesù compie la Parola di Dio anzitutto perché ci mostra dove sia la radice di ogni comandamento. La radice è nel nostro cuore: il bene e il male, prima che la sfera delle azioni, riguardano quella delle intenzioni.
Poi Gesù compie la Legge perché ci ricorda il giusto criterio per interpretarla: l’amore. Tutta la Legge si unifica attorno al duplice precetto dell’amore per Dio e per il prossimo.
(Fr Luca Fallica in  La Domenica).

 Una preghiera per restare vigili.
Seduti sulla santa montagna, ascoltiamo te, Maestro, che ci sveli in pienezza il volere di Dio. Tu ci insegni le vie del rispetto al fratello, che passano per il non giudizio, la pazienza, la comprensione, il perdono. Ci fai comprendere in quale purezza dobbiamo vivere l’amore, immenso dono insidiato dalla nostra sensualità. Ci ammonisci che il nostro linguaggio, per essere specchio della divina verità, deve essere alieno da ogni ambiguità.
Fa’ che rimaniamo sempre fedeli, Signore, al tuo sublime insegnamento. (A. G.)

2. Aspetti della vita
Un anno con due Papi: flash dai giornali.
Da un anno il mondo ha due Papi, due vescovi vestiti di bianco. Dal 2 maggio 2013 predecessore e successore convivono in Vaticano, nel “recinto di San Pietro”: Ratzinger ha rinnovato più volte a Bergoglio la sua incondizionata “reverenza e obbedienza”.  Sulla “strana” situazione è lo stesso Papa Francesco a rompere il ghiaccio: “Due Papi in Vaticano! Mi chiedono: “Non ti ingombra lui? Non ti fa la rivoluzione contro?” … Io ho trovato una frase per dire questo: è come avere il nonno a casa, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno è a casa, è venerato, è amato, è ascoltato. Lui è un uomo di prudenza! Non si immischia. Io gli ho detto tante volte: Santità, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi…”.
Secondo Giovanna Chirri, giornalista e scrittrice, la rinuncia di Papa Ratzinger, a un anno di distanza, risulta con chiarezza ciò che già fu appena pubblicata: un atto coraggioso, una riforma nel solco del Concilio che ha reso possibile un cambiamento nella Chiesa che non si sarebbe verificato se il pontificato si fosse concluso con la morte. Benedetto XVI, con la sua decisione presa per il bene della Chiesa, ha mostrato di vivere e intendere il pontificato come servizio e non come potere e ha innescato un processo di rinnovamento altrimenti impensabile”.
Un anno dopo la rinuncia di Benedetto XVI rimangono alcuni problemi gravi della Chiesa cattolica: pedofilia e Ior, ovvero sesso e soldi. E in questa direzione vanno le prime decisioni di governo prese da Papa Francesco che hanno messo in luce (soprattutto per quanto riguarda la pedofilia) la lotta portata avanti da Ratzinger nei suoi otto anni di pontificato per contrastare alla radice gli abusi sui minori. C’è ancora molto da fare e Bergoglio sta toccando con mano la forte opposizione, spesso sotterranea, di cui è vittima anche un Papa. “La conversione del papato” e la volontà di avere una “Chiesa che valorizzi le periferie” si dovranno scontrare con la Curia ancora troppo “accentratrice”. (da “Il Fatto quotidiano”)

Il portavoce vaticano padre Lombardi ha sintetizzato così la situazione: “Due Papi insieme, il Papa attuale e il Papa emerito: un segno molto bello e incoraggiante, della continuità del ministero petrino nel servizio della Chiesa”. La coabitazione dei due Papi è solidale… Ratzinger ha conservato il suo sorriso, vive appartato ma non isolato: «La sua rinuncia oggi appare con chiarezza che fu «un atto di governo» e Benedetto XVI si era preparato a questo gesto con chiarezza».
Padre Lombardi confida: «Sento la presenza di Papa Benedetto XVI come una presenza spirituale forte che accompagna, che rasserena: e penso alle grandi figure degli anziani della Storia della Chiesa e della Storia sacra… Tutti sappiamo il grandissimo valore di avere con noi gli anziani, anziani ricchi di saggezza, ricchi di fede, sereni: sono un grandissimo aiuto per chi è più giovane, per andare avanti, guardando con fiducia e con speranza al futuro. Secondo me, oggi per la Chiesa, Benedetto XVI è il “Grande Anziano”, saggio, santo, che ci invita con serenità, Infatti il solo vederlo dà un’impressione di grande serenità spirituale; ha conservato il suo sorriso che ci era abituale, nei momenti belli in cui lo incontravamo, e che ci invita quindi ad andare avanti nel cammino, con fiducia e con speranza». (dalle conferenze stampa).
Quello che la gente percepisce con chiarezza è che la Chiesa oggi ha voltato decisamente pagina con Papa Francesco, grazie anche al gesto coraggioso e alla presenza discreta e orante di Benedetto XVI.

3. Le Opere di S. Alfonso
L’amore per i nemici
Nel quinto comandamento si comanda di non uccidere né percuotere ingiustamente il Prossimo, né di offenderlo con ingiurie o con desiderargli male. Ed all’incontro ci comanda di perdonare, e d’amare i nostri nemici.
(Dal “Compendio della Dottrina cristiana”).

Dobbiamo amare i nemici internamente ed esternamente, con dimostrar loro almeno i segni comuni d’amicizia, soliti fra gli amici o parenti: come rispondere alle loro lettere: non fuggire la loro conversazione quando stanno in compagnia d’altri: non escluderli dalle comuni limosine, e cose simili. Siamo ancora obbligati a salutare i nemici… anzi, se senza grave incomodo con salutare il nemico potessimo liberarlo dall’odio grave che ci porta, siamo ancora tenuti a prevenirlo, perché la carità ci obbliga anche con qualche incomodo a liberare il prossimo dal peccato mortale.
(Dal “Confessore diretto…campagna. Capo IV, Punto II. n.8”.)

Per amor di Gesù Cristo dobbiamo amare i nostri prossimi; anche coloro che ci hanno offesi… Per poter essere figli del Padre celeste, Gesù stesso ci ammonì che dobbiamo amare i nostri nemici, e far bene a chi ci fa male: (cf Mt 5, 44-45). E di ciò egli medesimo ce ne diede l’esempio sulla croce, pregando l’Eterno Padre a perdonare coloro che lo crocifiggevano. Chi perdona il nemico, dice S. Giovan Crisostomo, non può restare non perdonato da Dio. E ne abbiamo la promessa anche divina: Perdonate e sarete perdonati (Lc. 4, 37).
(Da “Novena del Santo Natale”, Discorso II).

4. Vivere la settimana con la liturgia = VI settimana del Tempo Ordinario
(17-22 febbraio) Liturgia delle Ore: II settimana 

17 febbraio lunedì – Colore liturgico verde.

  • Venga a me la tua misericordia e avrò vita. Gesù non ha segni da fornire a chi non crede in lui, non ha discorsi da sostenere con chi è ostinatamente chiuso alla grazia.
  • Gc 1,1-11; Sal 118,67-68.71-72.75-76; Mc 8,11-13.
  • Santi Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria; San Flaviano; San Silvino.

18 febbraio martedì – Colore liturgico verde.

  • Beato l’uomo a cui insegni la tua legge, Signore. Quante volte, noi discepoli di Gesù, facciamo fatica a capire e fraintendiamo il Vangelo! Perdona, Signore, la nostra durezza di cuore e apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture.
  • Gc 1,12-18; Sal 93,12-15.18-19; Mc 8,14-21.
  • Santa Geltrude Comensoli; Beato Giovanni da Fiesole (Beato Angelico).

19 febbraio mercoledì – Colore liturgico verde.

  • Signore, chi abiterà sulla tua santa montagna? Il percorso del cieco è una metafora della vita cristiana: siamo chiamati a passare dalle tenebre, attraverso la visione ancora imperfetta di questo mondo, alla luce chiara del cielo.
  • Gc 1,19-27; Sal 14,2-5; Mc 8,22-26.
  • San Mansueto; San Proclo; San Corrado Confalonieri.

20 febbraio giovedì – Colore liturgico verde.

  • Il Signore ascolta il grido del povero. Che serve confessare la fede nel Signore e poi rifiutarsi di percorrere il cammino che ci ha indicato? Andiamo anche noi, come Pietro, dietro a Gesù per far nostra la logica di Dio.
  • Gc 2,1-9; Sal 33,2-7; Mc 8,27-33
  • Sant’Eucherio; Beata Giacinta Marto; San Leone di Catania.

21 febbraio venerdì – Colore liturgico verde.

  • La tua legge, Signore, è fonte di gioia. L’insaziabile sete di guadagno porta la rovina di se stessi. La via della croce proposta da Gesù, apparentemente in perdita, porta invece salvezza.
  • Gc 2,14-24.26; Sal 111,1-6; Mc 8,34 – 9,1.
  • San Pier Damiani;Beata Maria Enrica Dominici; Beato Natale Pinot. 

22 febbraio sabato – Colore liturgico bianco.

  • Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. La Chiesa è fondata sulla roccia, che è Cristo, nella professione della vera fede, che l’apostolo Pietro ha proclamato. Il suo insegnamento continua nel ministero dei suoi successori.
  • 1Pt 5,1-4; Sal 22,2-6; Mt 16,13-19.
  • Cattedra di San Pietro, apostolo. San Pascasio; Santa Margherita da Cortona.
È trascorso un anno vissuto con due Papi: Papa Francesco dimostra grande affetto e riconoscenza verso Benedetto XVI e questi spesso, quando è apparso in pubblico, ha manifestato chiaramente la sua incondizionata “reverenza e obbedienza” a Papa Francesco. L’immensa popolarità, raggiunta in breve tempo dal nuovo Papa per le sue coraggiose aperture, sembra far storcere il naso a molti che vorrebbero una più Chiesa statica e ancorata ai privilegi. Fosche nubi sulla Chiesa sembrano poi alzarsi da alcuni organismi, anche internazionali,  ma la profonda comunione che unisce i due Papi assicurerà una sicura traversata
È trascorso un anno vissuto con due Papi: Papa Francesco dimostra grande affetto e riconoscenza verso Benedetto XVI e questi spesso, quando è apparso in pubblico, ha manifestato chiaramente la sua incondizionata “reverenza e obbedienza” a Papa Francesco. L’immensa popolarità, raggiunta in breve tempo dal nuovo Papa per le sue coraggiose aperture, sembra far storcere il naso a molti che vorrebbero una più Chiesa statica e ancorata ai privilegi. Fosche nubi sulla Chiesa sembrano poi alzarsi da alcuni organismi, anche internazionali, ma la profonda comunione che unisce i due Papi assicurerà una sicura traversata
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