La lunga strada del perdono

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

 

La lunga strada del perdono.

La storia di vendetta consumata a Vasto in questi ultimi giorni ha tenuto banco su tutti i media  e i social. Una storia di perdono, durata 72 anni e conclusasi l’altro giorno, non ha ottenuto la stessa risonanza, nonostante qualche riconoscimento. Ma… di che cosa ha bisogno veramente la nostra società? – A Schio (Vicenza) il 7 luglio del 1945  ci fu un terribile l’eccidio in cui morirono 54 persone.  72 anni dopo vittime carnefici hanno firmato la pace: “Il nostro gesto sia d’esempio ai giovani”. La figlia del podestà ucciso nel 1945 abbraccia il partigiano che uccise suo padre.

La pace è paziente, e per affermarsi può aspettare anche 72 anni. Ne è la prova l’atto di riconciliazione che hanno firmato il 3 febbraio davanti al vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol, il partigiano e la figlia del podestà.
♦ A porre le loro firme in calce a una dichiarazione di pace sono stati l’operaio in pensione Valentino Bortoloso, nome di battaglia “Teppa”, classe ‘23, e Anna Vescovi, psicoterapeuta, vent’anni più giovane.
Di comune accordo hanno voluto che fosse la Chiesa, intesa come ente morale, a sancire la riconciliazione.
I protagonisti
♦ “Teppa”, 94 anni, era fra chi comandava i partigiani che, nella notte fra il 6 e il 7 luglio 1945, due mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, fecero irruzione nel carcere di Schio, nell’Alto Vicentino, per compiere l’eccidio in cui morirono 54 persone, uomini e donne tra i 18 e i 74 anni: fascisti, ma anche detenuti comuni.
Arrestato e processato, con altri 4, per questa strage in tempo di pace, fu condannato a morte, pena poi commutata in ergastolo, ed estinta dopo dieci anni di detenzione.
Anna è figlia di una delle vittime, Giulio Vescovi, allora 35enne podestà di Schio, dopo esser stato pluridecorato capitano della divisione corazzata Ariete.
Hanno scritto e firmato un messaggio di poche righe, in cui Teppa si presenta come uno degli esecutori materiali di un eccidio «che oggi possiamo considerare inutile e doloroso», mentre ad Anna è spettato rivelare che «è il momento di pacificare le tragiche contraddizioni della stessa Storia di 70 anni or sono».

Il vescovo di Vicenza Beniamo Pizziol ha così commentato l’evento:
«L’atto che oggi si compie in questo giorno e in questo luogo ha un significato decisivo per la vita di queste due persone, ma anche per i familiari delle vittime dell’eccidio di Schio, per l’Associazione Artigiani e per comunità civile e religiosa e diventa scuola di pace vera e di perdono autentico, per le giovani generazioni…
Anna e Valentino mi hanno chiesto di essere testimone di questo evento, tra i più di difficili e sofferti che si realizzano nella storia, spesso tormentata e inquieta, degli essere umani.
Siamo davanti a una donna che attraverso un percorso spirituale, sostenuto dalla riflessioni biblica e da una grande sensibilità umana, arriva a una tale libertà libera dello spirito, da iniziare la lettera inviata a colui che le ha ucciso il padre, mentre era ancora bambina, con queste parole: “Caro signor Valentino…”
Queste semplici e mirabili parole sono riuscite a far cadere, in un attimo di tempo, le barriere dell’odio e delle rivendicazioni, per lasciar posto a sentimenti di pace e di misericordia, espressi concretamente da un commosso abbraccio di grazia e di perdono».
(fonte: repubblica.it e altri siti).

Gesú dice ai suoi discepoli: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9 ).

A Schio (Vicenza) il 7 luglio del 1945 ci fu un terribile l’eccidio in cui morirono 54 persone. 72 anni dopo vittime carnefici hanno firmato la pace: “Il nostro gesto sia d’esempio ai giovani”. La figlia del podestà ucciso nel 1945 abbraccia il partigiano che uccise suo padre.
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