La minoranza non cede il passo

Conferenza stampa indetta da Roberto Scalfari

Il capogruppo: «Tentativo illegittimo di killeraggio politico»

I componenti del gruppo UplR in un'immagine d'archivio - foto Barritta

Stamane si è tenuta una Riunione dei Capi gruppo in seno al Consiglio Comunale, nella quale si è discusso in merito alla delibera n° 31 del 13 agosto 2010 circa la decadenza della carica dei cinque consiglieri comunali del gruppo Uniti per la Rinascita (UplR): Gaetano Vallone, Roberto Scalfari, Massimo L’Andolina, Giuseppe De Vita e Mario Sammartino. Questi, rappresentanti dal loro capogruppo Roberto Scalfari, hanno indetto nel pomeriggio una conferenza stampa per manifestare contrarietà all’adozione di tale provvedimento. Secondo i consiglieri di UplR «mancavano le condizione per attivare la procedura di decadenza» poiché, nello specifico, «delle tre sedute sola la prima (quella del 10 aprile, ndr.) poteva definirsi “ordinaria” nonostante non sia stata classificata come tale». Scalfari ha spiegato che le motivazioni trasmesse al consiglio nella seduta del 10 aprile con le quali «si manifestava l’intendimento del gruppo di non partecipare alle sedute per protesta politica», già di per sé sono «da ritenersi validissima giustificazione», spiegando che su tal punto la giurisprudenza amministrativa è unanime. La decadenza dalla carica di consigliere comunale «costituisce una limitazione all’esercizio di un munus publicum», ha aggiunto il capogruppo, e perciò «il carattere sanzionatorio del provvedimento, destinato ad incidere su una carica elettiva, impone la massima attenzione agli aspetti garantistici della procedura, anche per evitare un uso distorto dell’istituto come strumento di discriminazione nei confronti delle minoranze». Per quanto riguarda poi la possibilità di giustificare le assenze, Scalfari ha spiegato come le stesse «possono dar luogo a revoca quando mostrano con ragionevole deduzione un atteggiamento di disinteresse» a quelli che sono gli «impegni con l’incarico pubblico elettivo», senza contare che «la giustificazione di ordine medico fondata su formale certificazione non è in alcun caso sindacabile», e su ciò ha citato il pronunciamento a riguardo del Consiglio di Stato. «Anche dal punto di vista della tempistica – ha concluso l’avvocato – è evidente come l’operazione di killeraggio politico nasconda, oltre alla volontà di zittire un’opposizione fortemente scomoda, strategie prettamente giudiziarie sul fronte dell’incombente decisone del TAR che, quanto prima, metterà la parola fine su quello che per la nostra città e per la maggioranza dei nostri concittadini è divenuto un vero incubo».
Per rendere più chiare le posizioni dell’opposizione su tale provvedimento della maggioranza, è comunque necessario ripercorrere la vicenda in varie tappe, riassumendo i documenti presentati al sindaco, al Consiglio comunale, al segretario e, per conoscenza, al prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella.

Il documento di aprile
Già il 9 aprile il gruppo consiliare UplR, con una lettera resa poi pubblica con l’affissione in città di alcuni manifesti,  manifestava apertamente l’intenzione di non partecipare al Consiglio comunale del giorno seguente. Nel documento, i componenti di UplR contestavano innanzitutto «Le gravi irregolarità riscontrate nelle operazioni di scrutinio», di per sé bastevoli a delegittimare il Consiglio comunale. Per quel motivo, veniva deciso «unanimemente di non partecipare alle sedute di Consiglio comunale fintanto che il Tribunale Amministrativo Regionale» non avrebbe dipanato «ogni dubbio in merito alle operazioni di scrutinio». Nel documento, il capogruppo Scalfari e gli altri componenti affermavano che gli «aspetti specifici» della questione condurranno «ad un ribaltamento del dato elettorale» e segnalavano come «l’illegittima esclusione dei rappresentanti di lista dalle operazioni di scrutinio abbia minato alla trasparenza e regolarità dello spoglio». Queste, dunque, sono state le cause politiche addotte, sin dall’inizio, per giustificare l’intenzione di non prendere parte ai successivi Consigli. Il documento, però, proseguiva con alcune affermazioni che rendevano esplicita la volontà dei firmatari di partecipare alla politica attiva della città: «Intendiamo rassicurare la città, e in particolare la metà dei concittadini che ci hanno dato fiducia, sullo svolgimento dell’attività politica propria dell’opposizione. L’astensione dalle sedute di un Consiglio che consideriamo allo stato abusivo, non significherà abdicare dal nostro ruolo di controllo». E scrivevano ancora: «Vigileremo sull’attività amministrativa senza fare sconti passando al setaccio ogni singolo atto».

Killeraggio politico
Del 13 agosto è invece una seconda missiva in cui si invita il Consiglio comunale «a non trattare affatto il punto numero 2 dell’Ordine del Giorno», riguardante la “Decadenza dalla carica di consiglieri comunali per mancata partecipazione a sedute consiliari”. Secondo i consiglieri di minoranza, infatti, «le pretese assenze ingiustificate non riguardino sessioni “ordinarie” di consiglio comunale», poiché il citato articolo 23 del “Regolamento funzionamento Consiglio Comunale” «è stato approvato solo nella seduta consiliare del 29 giugno», quindi «non può che applicarsi per le sessioni successive a tale data». Inoltre il gruppo di Vallone spiega che la nuova versione dello Statuto comunale, approvata il 4 giugno, recita al II comma dell’art. 42: “I Consiglieri comunali che, senza giustificato motivo, non intervengono a tre intere sedute di sessione ordinaria, sono dichiarati decaduti”. Le giustificazioni dei singoli consiglieri basterebbero dunque da sole per manifestare la volontà degli stessi a proseguire nell’attività consiliare. Inoltre, nel documento, viene contestato il termine di “Sessioni ordinarie”, che sono in realtà quelle «in cui si discute – scrivono – di oggetti che annualmente debbono essere sottoposti all’esame del consiglio in apposite sedute che assumono, appunto, la denominazione di “ordinarie”, in contrapposizione a tutte le altre adunanze, che sono denominate “straordinarie” o “d’urgenza”». Le sedute ordinarie sono cioè quelle in cui si discute il Bilancio o il Consuntivo, e secondo l’art. 5 del Regolamento per le adunanze – in vigore sino alla data di approvazione del sopracitato “Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale” – le sessioni ordinarie previste in un anno sono due: a primavera e in autunno.
Il documento ricordava inoltre che la missiva del 9 aprile (prot. 9064) in cui i consiglieri di minoranza comunicavano «la propria determinazione di non partecipare alle sedute di consiglio comunale giustificando la scelta con motivi di ordine politico» è stata «regolarmente recepita dal Consiglio comunale», che l’ha «ritenuta legittima» non avendo ricevuto «alcuna formale contestazione». Infine, quanto alla seduta consiliare del 4 maggio, tenutasi presso l’area di parcheggio di Santa Maria dell’Isola, i consiglieri di UplR giustificano la loro assenza per «l’impossibilità di raggiungere in sicurezza il sito» per via dei pericoli di crollo che interessano la rupe lungo il tratto stradale interessato, «quindi con l’esigenza di tutelare la propria incolumità nonché quella degli astanti».
A margine di tali dichiarazioni, i consiglieri di minoranza si riservavano comunque la possibilità di produrre le dovute giustificazioni nel caso in cui il Consiglio comunale avesse tirato dritto sul secondo punto all’ordine del giorno.

Le giustificazioni
Il 19 agosto, infine, il capogruppo di UplR Scalfari depositava le giustificazioni, corredate da ampia documentazione, per ciascuno dei cinque consiglieri del Gruppo, dichiarando che «nella denegata ipotesi in cui il Consiglio comunale, col bene placido del segretario, dovesse determinarsi per la dichiarazione di decadenza, fermi i rimedi per contestare la legittimità amministrativa della deliberazione, si agirà in tutte le sedi, direttamente contro i responsabili dell’atto, per ottenere tutela giudiziaria». Contestualmente, il consigliere L’Andolina inoltrava una missiva in cui esponeva alcune puntualizzazioni tecniche. «La denominazione che il Presidente del Consiglio Comunale attribuisce alle convocate sedute di consiglio – spiega – non assume alcun rilievo autonomo», e aggiunge che «la decadenza dalla carica di Consigliere comunale deve essere sostenuta da un insieme di circostanze che lasciano ragionevolmente dedurre la sussistenza di un disinteresse del soggetto all’attività per cui è stato eletto». Ma questa eventualità è stata ampiamente confutata dall’«attività politica svolta dall’intero gruppo», per cui «appare evidente come l’attivata procedura di decadenza nasconda un intendimento discriminatorio e ritorsivo nei confronti della minoranza colpevole di aver denunciato in varie sedi fatti e misfatti di cui si è macchiata l’amministrazione in carica, da ultimo l’affidamento – in violazione dell’art. 140, 2° comma, D.Lgs. 163/2006 – dei servizi di igiene urbana». Dopo aver stoccato l’affondo finale, L’Andolina giustifica la sua assenza al Consiglio comunale del 29 giugno con una motivazione di ordine personale e allega un certificato medico.

La conferenza di oggi
Il resto è storia recente. Nel pomeriggio di oggi, in una conferenza stampa indetta dal gruppo Uplr, è stato tra l’altro detto che «vista la gravità del fatto in sé considerato», qualora il Consiglio dovesse assecondare nella propria autonomia decisionale «tale illegittimo ed illecito proposito avvallato dal parere di legittimità del Segretario Comunale, si agirà in tutte le sedi giudiziarie competenti direttamente e personalmente contro i responsabili di tale vergognoso atto, per il risarcimento di tutti danni subiti».

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Francesco Barritta
Francesco Barritta
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.